Unione Europea, addio “monosuccessione”: anche in Bergamasca vietato coltivare sempre mais
Coldiretti: “L’impegno degli agricoltori sarà quello di trovare delle soluzioni agronomiche alternative”
Come sarebbe la Bassa Bergamasca senza i campi di mais e le loro pannocchie a fare da cornice? Un quadro impensabile fino a poco tempo fa, ma che presto diventerà realtà. Dal 2024 infatti, un anno sì e uno no, ci si dovrà abituare a questo cambiamento dopo l’addio alla cosiddetta “monosuccessione” stabilito dall’Unione Europea.
Ciò significa che sarà obbligatorio variare le colture secondo la nuova Pac (Politica agricola comune) dell’U.E. nel nome della tutela ambientale e della sostenibilità. Perché produrre sempre le stesse cose minaccia la biodiversità e depaupera il terreno; ma non produrle più, all’improvviso, stravolge i conti delle imprese agricole. E, di conseguenza, di tutta la filiera. Anche perché il grano duro è indispensabile per la pasta e il mais per la zootecnia — e quindi per le carni — che a sua volta restituisce al terreno preziosa sostanza organica.
“Le nuove regole della politica agricola comunitaria 2023 – 2027 – spiega Coldiretti Bergamo – impongono agli agricoltori una gestione più attenta delle coltivazioni con l’obiettivo di ridurre la perdita di sostanza organica nei terreni. Le buone condizioni agronomiche ed ambientali previste dalla nuova programmazione, introducono in particolare la BCAA 7 (rotazione delle colture nei seminativi), che prevede che sullo stesso appezzamento non si possa seminare per due anni consecutivi la stessa coltura, ma che si debba effettuare almeno una volta l’anno una rotazione colturale a livello di parcella agricola”.
Una rivoluzione che inciderà molto in Lombardia e di conseguenza nella nostra provincia. Il mais è la coltura caratterizzante di tutte le regioni del Nord, dal Piemonte (1,2 milioni di tonnellate prodotte nel 2022, pari al 26,6% del totale nazionale, di cui il 10,6% nella sola provincia di Torino) alla Lombardia (1,17 milioni, pari al 24,9%), fino al Veneto (1,04 milioni, pari al 22,1%) e il grano duro del Sud, dalla Puglia (802 mila tonnellate prodotte nel 2022, pari al 21,4% del totale nazionale, di cui il 16% nella sola provincia di Foggia) alla Sicilia (682 mila, pari al 18,2%).
“Le superfici che vengono interessate nella nostra provincia -prosegue Coldiretti Bergamo – , sono quindi quelle utilizzate per la coltivazione di mais, che spesso viene ripetuto costantemente sulla stessa superficie, sulle quali dovrà essere inserita una coltura secondaria che interrompa la monosuccessione, il cambio di coltura è inteso come cambio di genere botanico e, pertanto, non ammette la monosuccessione dei seguenti cereali, in quanto di medesimo genere botanico: frumento duro (Triticum durum), frumento tenero (Triticum aestivum), triticale, spelta (Triticum spelta), farro (Triticum monococcum o Triticum dicoccum). La regola non si applica alle colture in protezione e alle colture permanenti.
L’impegno degli agricoltori sarà quello di trovare delle soluzioni agronomiche alternative che consentano con l’introduzione di colture secondarie di interrompere le monosuccessioni, tutelando nel contempo le produzioni più redditizie e necessarie alla zootecnia soprattutto per gli allevamenti di pianura”.



