Treviglio, il bergamasco Bena nuovo capo della Polizia: “Priorità a baby gang e violenza sulle donne”
Originario di Trescore Balneario, ha una lunga ed emozionante carriera alle spalle: “La parte più bella di questo lavoro è poter aiutare i cittadini anche nelle piccole cose”
Treviglio. È il bergamasco Daniele Bena il nuovo commissario capo del commissariato di Treviglio. Nato a Trescore Balneario 53 anni fa, Bena ha sempre saputo di voler intraprendere la carriera in divisa e a 19 anni non ha perso tempo, iscrivendosi al concorso per entrare in polizia: “Ho deciso di fare questo lavoro – ha spiegato – affascinato da una professione dal così forte significato sociale, ma anche spinto dal sacrificio di tante persone appartenenti alle forze dell’ordine e alla magistratura che negli anni Ottanta si sono impegnate nella lotta al terrorismo e alla mafia. Soprattutto le vittime, testimoni immortali dell’importanza della difesa della Costituzione e delle istituzioni, diventarono per i giovani di allora un esempio da seguire”.
Nel 1988, dopo aver terminato il percorso di formazione alla scuola di polizia di Piacenza, ha iniziato a prestare servizio al commissariato di Lambrate: anni difficili, legati alla tossicodipendenza e allo spaccio di eroina nel Parco Lambro, all’epoca definito come il più grande mercato all’aperto di droga in Europa. Sei anni dopo ha deciso di affrontare il concorso per diventare ispettore, e dopo un corso di nove mesi a Nettuno è stato trasferito al commissariato Barriera Nizza di Torino.
A metà degli anni novanta è tornato a Milano, lavorando nella sezione di polizia giudiziaria alla procura per i minorenni. In seguito, è entrato a far parte della Squadra mobile della Questura di Milano in veste di vicedirigente della neonata sezione che si occupava di violenza sessuale e reati contro i minori. Un’esperienza coinvolgente, in un tempo in cui in città era stato costituito il primo pool di magistrati esperti in materia e la clinica Mangiagalli aveva creato il servizio “SVS soccorso violenze sessuali”, struttura pensata per accogliere le vittime con un’equipe di medici, assistenti sociali e psicologi specializzati diventata esempio in tutta Italia. In quel periodo, Bena ha seguito alcune indagini che ebbero risalto nazionale, come quelle sulla prostituzione minorile in alcune piazze di Milano e i primi episodi di utilizzo della “droga dello stupro”, impiegata per abusare le giovani modelle che frequentavano noti locali della movida milanese.
Dopo 15 anni, nel 2005, Bena è approdato al commissariato di Treviglio, prima come ispettore superiore e oggi, a seguito della vincita di un concorso, con la nomina di commissario capo.
“Tra le nostre maggiori priorità – ha affermato il commissario – c’è quella dei maltrattamenti in famiglia, in particolare della violenza contro le donne e dei soggetti fragili: ogni segnalazione e ogni referto dall’ospedale hanno la massima attenzione da parte nostra. Inoltre, siamo costantemente presenti sul territorio, per prevenire e contrastare la formazione di baby gang – che in tante città hanno creato molti problemi – monitorando le presenze segnalataci dai cittadini nelle zone di ritrovo, ma anche in luoghi notoriamente frequentati da pregiudicati e spacciatori. Finora non si è verificato nessun episodio grave, e questa è una conferma dell’attività scrupolosa dei nostri agenti, che si impegnano ogni giorno per rendere Treviglio una città sempre più sicura”.
Il commissariato è molto attento anche sul tema delle truffe agli anziani, come ha puntualizzato Bena: “Un reato all’apparenza piccolo, per un anziano può rivelarsi molto grande, perché è un soggetto fragile. Il nostro compito è quello di misurare i misfatti sulla base della realtà, e per queste persone anche un furto da poco può essere causa di una forte sofferenza. In questo senso, desidero rassicurare i cittadini, perché il nostro impegno sul territorio è forte. Ci tengo anche a sottolineare che se i trevigliesi ritengono che qualcosa vada verificato, non devono avere paura a chiamare il 112, perché, insieme alle altre forze dell’ordine, siamo sempre a loro disposizione per aiutarli”.
Un lavoro che dà tante soddisfazioni, e che non si conclude a fine turno, perché, ha ricordato il commissario, è anche una vocazione: “Un aspetto che apprezzo molto di questo lavoro è costituito dalla ricchezza dei rapporti che nascono collaborando con le amministrazioni locali, le scuole, i servizi, le comunità religiose, le associazioni e le altre forze dell’ordine. La cosa più bella di questa professione, però, è sapere che le persone che abbiamo aiutato hanno apprezzato quanto abbiamo fatto per loro, con una stretta di mano o un caffè offerto al bar facendo due chiacchiere, con e senza la divisa. Un ringraziamento semplice, anche per piccole cose, che ci illumina la giornata e ci fa credere ancora di più nel valore del nostro lavoro”.



