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Cento anni di Italo Calvino: dai classici alla letteratura partigiana
Italo Calvino (foto di Ugo Mulas)

Il 15 ottobre 2023 ricorrono i cento anni dalla nascita di Italo Calvino, uno degli autori più poliedrici del Novecento e tra i più studiati a scuola: una vita fantastica tra scrittura e Resistenza

“Il leggere per la prima volta un grande libro in età matura è un piacere straordinario: diverso (ma non si può dire maggiore o minore) rispetto a quello d’averlo letto in gioventù. La gioventù comunica alla lettura come a ogni altra esperienza un particolare sapore e una particolare importanza; mentre in maturità si apprezzano (si dovrebbero apprezzare) molti dettagli e livelli e significati in più”. Era il 1991 quando veniva pubblicata, postuma, “Perché leggere i classici”, una raccolta di scritti di Italo Calvino, uno degli scrittori più poliedrici, amati e studiati del Novecento Italiano, di cui ricorre il centenario il 15 ottobre 2023.

La sua vita ha un qualcosa di romanzesco, a partire dall’inizio: nato a Cuba da genitori italiani, a due anni torna in Italia trasferendosi con la famiglia a Sanremo, che è nei fatti la sua seconda patria: “Mi chiamo Italo Calvino. Sono nato a Sanremo. Sono tanto nato a Sanremo che sono nato in America”, scrisse. Seguendo le orme del padre, Mario Calvino, noto agronomo impegnato, nei primi anni del Novecento, in importanti progetti di ricerca insieme alla moglie biologa Eva Mameli, nel 1941 si iscrive alla facoltà di Agraria dell’università di Torino, dove assume una netta posizione antifascista. Nel 1947 viene pubblicato il suo primo romanzo “Il sentiero dei nidi di ragno”: è l’incipit di una storia segnato da scritti e romanzi indimenticabili nella letteratura.

Italo Calvino è stato l’autore capace di dare la migliore risposta alla domanda: perché leggere i classici? Nella raccolta pubblicata nel 1991 ci ricorda che “ci dovrebbe essere un tempo nella vita adulta dedicato a rivisitare le letture più importanti della gioventù. Se i libri sono rimasti gli stessi (ma anch’essi cambiano, nella luce d’una prospettiva storica mutata) noi siamo certamente cambiati, e l’incontro è un avvenimento tutto nuovo”. Ecco perché i libri andrebbero riletti: ad ogni fase, dalla giovinezza alla maturità, le frasi ci parlano dicendoci cose diverse e regalandoci sempre nuove prospettive.

Ma soprattutto il merito di Calvino sta nel ricordante che il classico è un libro che scuote l’anima e il cuore del lettore, rimando indelebile nella sua memoria. E lui lo ha fatto con un grande classico: “il Barone Rampante”, secondo romanzo della trilogia “I nostri antenati”, e viene pubblicato nel 1957 dalla casa editrice Einaudi. A raccontare la meravigliosa storia è Biagio, fratello minore del protagonista, Cosimo Piovasco di Rondò, il quale all’età di dodici anni, dopo un litigio con i genitori per un piatto di lumache, si arrampica su un albero del giardino di casa dichiarando di non volerne più scendere per il resto della vita. E così sarà: quella del Giovane Cosimo non sarà un futile capriccio, ma una scelta consapevole che porterà avanti fino alla fine dei suoi giorni. Questo libro, che a Calvino fornì l’occasione di riflettere sulla posizione dell’intellettuale e sulle sue relazioni con gli altri. Seguendo il consiglio dello scrittore genovese, “Il barone rampante” è uno dei classici da rileggere da adulti: ci ricorda che non possiamo vivere senza la ricerca e la conquista di un senso nelle cose che facciamo, senza avere il coraggio di non scegliere mai. Ci rammenta che ogni scelta va presa con convinzione accettandone le conseguenze, proprio come fa Cosimo che nei fatti rinuncia a un’esistenza nella società.

Calvino fu un uomo coraggioso, capace di sposare delle idee e combattere per queste. La Resistenza ha costituito una parte importante nella vita dello scrittore ligure che contribuì ad alimentare una letteratura partigiana a volte poco conosciuta. Oltre al primo romanzo “l sentiero dei nidi di ragno”, in cui la lotta antifascista viene raccontata attraverso gli occhi di un bambino di nome Pin, grande rilevanza ha “Ultimo viene il corvo”, una raccolta di scritti pubblicati tra gli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso in riviste e giornali militanti, in cui le storie dei partigiani raccontate attraverso l’inconfondibile stile Calviniano a metà tra fiaba e fantasia. Ed è proprio questa la cifra di Calvino (che lo contraddistingue da tutti gli altri autori partigiani): l’aver raccontato la Resistenza con il cuore dell’animo sognante.

Pochi conoscono la vicinanza di Italo Calvino al mondo musicale: ha collaborato con il collettivo Cantacronache, embrione della musica cantautorale di impatto sociale e di protesta. Per questa collaborazione scrisse una canzone immortale. In questo caso la prospettiva non è quella di un bambino ma un ex-partigiano narrare alla sua giovane figlia le sue avventure in guerra. Una canzone in cui le paure e il desiderio di riscatto si mescolano alle speranze di un ventenne.

“Coprifuoco, la truppa tedesca

la citta` dominava, siam pronti:

chi non vuole chinare la testa

con noi prenda la strada dei monti.

Avevamo vent’anni e oltre il ponte

oltre il ponte ch’e` in mano nemica

vedevam l’altra riva, la vita

tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Tutto il male avevamo di fronte

tutto il bene avevamo nel cuore

a vent’anni la vita e` oltre il ponte

oltre il fuoco comincia l’amore”.

Italo calvino