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Quei ragazzi “invisibili” che di notte tornano dal lavoro in bici e rischiano la vita

Sono i giovani stranieri assunti nei poli logistici, che spesso non possono permettersi un’auto: le parole di due di loro

Calcio. Il fenomeno è relativamente recente, collegato al boom di poli logistici che ha interessato la Bassa negli ultimi anni. Come i tre nel raggio di un chilometro quadrato tra Calcio, Cividate e Cortenuova: Italtrans, Amazon e MD. Lì, dove lavorano ragazzi per lo più stranieri, che per tornare a casa la sera tardi usano spesso bici senza fari, per nulla sicure, o persino monopattini.

Non tutti possono permettersi automobili, ma c’è anche chi sfida la sorte. A bordo dei loro mezzi percorrono strade poco illuminate, quelle che collegano i paesini della Bassa orientale, dove le vetture corrono veloci e ci sono poche piste ciclabili.

A Calcio, alla rotonda Maestri del lavoro, una zona isolata e di campagna fino poco tempo fa, nel 2016 è sorto il grande deposito Italtrans. Uno stabilimento di 150mila metri quadri su una superficie di 350mila. È solo uno dei tanti in Italia della famiglia Bellina, che ha fondato la compagnia di trasporti nel 1985 a Calcinate e conta un fatturato annuo di quasi 300 milioni di euro.

italtrans

Tra dipendenti e assunti tramite agenzie, nella prima sede calcense (sono già iniziati i lavori per la seconda, in viale della Vittoria) ci lavorano circa 700 persone, la maggior parte dei quali sono quei giovani arrivati da lontano. Hanno tra i venti e i trent’anni, sono venuti in Italia senza famiglia e in cerca di fortuna. Provengono da diverse zone: India, Pakistan ma anche Africa.

Come i due ragazzi che incontriamo in una fresca notte di inizio autunno a bordo di piccole biciclette pieghevoli nere, con una sola lucina solo nella parte anteriore, che per cercare di farsi notare dagli automobilisti indossano dei giubbetti catarifrangente.

Accettano di fermarsi e raccontarci qualcosa, ma senza svelare troppi particolari e rivelare la propria identità “per evitare problemi in azienda”.

Hanno entrambi intorno ai 30 anni e sono qui da poco tempo. Nessuno li conosce, escono solo per recarsi a lavorare e non si vedono mai in giro. Invisibili agli occhi della gente, almeno fino a quando non compaiono all’ultimo momento nel buio della notte sulle loro due ruote. La mezzanotte è passata da qualche minuto e hanno appena finito il turno all’Italtrans: “Abbiamo iniziato alle due di pomeriggio – spiegano in un italiano che stanno ancora imparando -, facciamo otto ore al giorno su sei giorni a settimana. Solo la domenica siamo liberi”.

In cosa consiste il lavoro? “Noi prepariamo le scatole per i prodotti, di diverse forme e misure. Tante scatole”.

La paga è buona? “Dipende dai mesi, ma tutto sommato non ci possiamo lamentare”.

“Se ci piace quello che facciamo? Beh, è un lavoro. Ci serve per mandare denaro alle nostre famiglie rimaste in Africa. Ora abitiamo insieme in un paese qui vicino. Stiamo tornando a casa a dormire”.

Ma non temete di essere travolti da qualche auto con queste due biciclette? “No, anche perché questo è quello che abbiamo per muoverci”.

I SINDACATI: “SERVE MAGGIORE SICUREZZA PER QUESTI LAVORATORI”

Eppure di incidenti simili ce ne sono già stati diversi nella zona. Un allarme lanciato anche da Elisa Fornoni del sindacato Usb che segue i lavoratori del polo di Calcio: “È sotto gli occhi di tutti come, i numerosi poli logistici sorti negli ultimi anni, stiano stravolgendo il nostro territorio. Dentro questi capannoni abbiamo una concentrazione altissima di lavoratori migranti che risiedono in paesi limitrofi e difficilmente si permettono il “lusso” di possedere un’auto, trovandosi così costretti a fare il tragitto casa-lavoro con biciclette e monopattini.

Quotidianamente questi ragazzi si ritrovano quindi a percorrere, con mezzi inadatti, strade scarsamente illuminate, ad alta percorrenza, alta velocità e ricche di mezzi pesanti. Come Usb riteniamo prioritario il tema della sicurezza sul lavoro, che non può e non deve limitarsi alla gestione dei carichi e della sicurezza all’interno dei magazzini.

I dati Istat ci dicono che tra gennaio e dicembre 2022 circa il 15% degli infortuni, sia mortali che non, è avvenuto in itinere con un aumento del 21% rispetto all’anno precedente, mentre quelli mortali nello stesso periodo sono aumentati del 24%. Nell’analizzare questo fenomeno non si può non tenere in considerazione il fatto che questi dati hanno il limite di tener conto solo degli infortuni denunciati e, considerando che non è da molto che vengono riconosciuti gli infortuni in itinere avvenuti in bicicletta, potremmo quasi dare per certo che, per quanto si registri un aumento, quest’ultimo sia molto riduttivo rispetto alla portata reale del problema.

È perciò di fondamentale importanza che le modifiche del territorio dovute alla nascita di questi poli non si concentrino esclusivamente sulle esigenze del colosso della logistica di turno, come oggi avviene, ma che tengano conto come primo fattore degli effettivi bisogni di chi in quel territorio ci vive e ci lavora come questi ragazzi”.