Arte
Alla Gamec apre “Dreamless Night”, la nuova mostra dell’artista libanese Ali Cherri
Dall’8 ottobre al 14 gennaio, realizzata dal regista vincitore del Leone d’Argento alla Biennale d’Arte di Venezia 2022
Bergamo. Dreamless Night è la nuova mostro dell’artista libanese Ali Cherri alla GaMeC di Bergamo, curata da Alessandro Rabottini e Leonardo Bigazzi.
Dall’8 ottobre al 14 gennaio 2024, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta Dreamless Night, realizzata dall’artista e regista libanese Cherri, vincitore del Leone d’Argento alla Biennale d’Arte di Venezia 2022. Dopo l’inaugurazione del 6 ottobre, la mostra si terrà al FRAC, Fondo Regionale di Arte Contemporanea di Rennes, la maggiore struttura di arte contemporanea della Bretagna, a partire da febbraio 2024.
Dreamless night è il primo progetto espositivo realizzato nell’ambito di Unison, nuova iniziativa biennale promossa da Fondazione in Between Art Film. Come spiegato da Rabottini: “La fondazione è nata nel 2020, su iniziativa di Beatrice Bulgari, con focus molto specifico: quello della commissione e produzione di opere basate sulle immagini in movimento, quindi film, video e video installazioni. È una fondazione che per volontà di Beatrice non ha una sede, ovvero noi non operiamo all’interno di una sede fisica, nonostante sia presente una grande collezione di film e video, ma la nostra specificità è quella di esistere in relazione a un altro soggetto, quindi istituzioni pubbliche, biennali e festival del cinema. Quello che facciamo esiste in relazione a qualcun altro”
La mostra è ricca di sollecitazioni visive e percettive. Dreamless night si apre con un video monocanale dalla durata di 25 minuti, The Watchman, ospitato all’interno dello Spazio Zero. L’ambientazione è l’isola di Cipro, teatro di tensioni politiche e sociali tra la comunità greca e la comunità turca.
“La mostra si genera a partire dal film The Watchman, che parte da Cipro e dalla situazione tesa di confine stabilita dal 1974 quando la Turchia ha preso possesso della parte orientale e non ha riconosciuto la Repubblica della Cipro del Nord, dividendosi dunque dalla parte greca”.
Il film, partendo dalla storia politica di questo territorio e dalle storie di coloro che lo abitano, sviluppa una serie di riflessioni, come le conseguenze che questa guerra porta nell’ambito della pace e dell’identità. “Il confine era un’approvazione dell’apparato e delle ideologie di tensioni politiche. Questa presenza genere di una dimensione di violenza endemica che si ripercuote sia sul paesaggio che sulla storia delle persone. I soggetti del video sono due persone: un soldato e una signora anziana, scelti per lavorare su una storia di fiction. Per Ali, la mera documentazione della realtà non è sufficiente e quindi propone una fiction che si occupa di tematiche che hanno impatto sull’investigare la vita reale”
Analizzando meglio la figura del soldato, si nota che il suo lavoro consiste nel sorvegliare la frontiera della non riconosciuta Repubblica Turca di Cipro del Nord. Questo soldato è costretto a lunghissimi ed estenuanti turni di notte all’interno di una torre di vedetta, per proteggere il confine dal ‘nemico’
Il soldato è una pedina di un grande ingranaggio. Il film ripercorre le sue vicende interiori. Lo vediamo esausto nell’osservare costantemente il confine fino a provocargli un eccesso di immaginazione, la quale prende vita in un gruppo di soldati sonnambuli, simbolo di fantasmi interiori e collettivi.
Il soldato quando è fuori servizio, vaga mezzo addormentato per le strade del villaggio in attesa del turno successivo. In una calda giornata, durante questo suo vagare senza direzione, un’anziana signora lo invita a entrare a casa sua, offrendogli qualcosa da bere e da mangiare.
Nel video è possibile osservare l’inquadratura su una frase molto interessante: ‘Wake up soldiers, open your eyes’ ovvero ‘svegliatevi soldati e aprite i vostri occhi’
Una frase provocatoria, che penetra nell’anima di chi la legge, come a voler dire ‘svegliati soldato, sei solo un’altra vittima dello stato’
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DIVERSE STRATEGIE DI COMUNICAZIONE
Grande importanza è data al paesaggio, poiché la violenza diventa parte anche del paesaggio stesso. È possibile osservare questa concezione nell’opera ‘No Man’s Land’ pittura su tessuto con impalcatura in alluminio. Spiega sempre Rabottini: “Sintesi iconografica di molte cose che si vedono nel film, quindi la torre dove il soldato osserva il confine, ma anche l’idea dei cactus molto ricorrente nel film, situati soprattutto nei paesi mediterranei presso il confine naturale. Questo però è un confine naturale molto infestante, che cresce, si replica in modo molto veloce, ma che marcisce alla stessa velocità con cui si replica. Questa è l’idea del confine: nasce e muore con le ideologie che l’accompagnano. Il paesaggio che divide la parte turca di Cipro da quella Greca è successiva all’invasione della Turchia nel 1974”.
Segue una serie di disegni in acquerello e inchiostro su carta, ‘Dovevamo far crescere le spine per permettere ai fiori si sbocciare’. I soggetti presi in considerazione sono cactus e un pettirosso morto, lo stesso pettirosso morto presente nel video iniziale. “Ali ripropone, oltre che iconografia del confine naturale, anche quella del pettirosso che è una vittima minuscole di questa violenza, micro-vittime invisibili all’occhio. C’è questa idea di creare un erbario, quasi a riflettere una classificazione scientifica, sulla sua forma e sul suo nascere e morire. Il cactus è anche idea dello sgretolarsi, dello sfiorire delle cose”
Al primo piano segue l’installazione ‘The Dismembered Bird’, con pietra scolpita, creta, sabbia, poliestere estruso, legno, pigmenti e ferro. “In questo caso, la testa è un frammento archeologico originale, tutto il resto è una sua scultura. Utilizza impasto di sabbia e fango. Questo materiale è anche un commento sulla fragilità delle cose che lui rappresenta, soprattutto idea tra quello che è l’oggetto ideale e quello che è una sua ricostruzione. La modalità espositiva richiama quell’idea del museo archeologico quando a partire da un frammento si tenta di ricostruire la fisionomia intera dell’oggetto. In questo caso l’aquila è un’iconografia tipica del potere, soprattutto dei regimi totalitari, questa idea di controllo dall’alto. Il protagonista del film è paragonato all’aquila in quanto pure lui è una figura di controllo, perché controlla dall’alto di una torretta e poi è presente questa idea oltre della fragilità dei materiali anche della loro espansione nella dimensione. Il potere deve farti vedere qualcosa di cui devi avere timore, paura, perché è troppo grande, troppo minaccioso”.
All’interno della Sala 2 sono presenti sette grandi teste di soldati, sospese su sottili aste di metallo. L’opera si intitola ‘The Seven Soldiers’ ed è realizzata con resina, fibra di vetro, creta, sabbia, polistirene estruso, pigmenti e ferro. Sono rappresentati ad occhi chiusi, perché l’artista ha voluto rappresentare uno stato di sonno perpetuo, richiamando lo stesso volto dei soldati sonnambuli presenti all’interno del film. i soldati rappresentati, non sono in un sonno profondo, ma in uno stato di dormiveglia, in cui non si riesce a distinguere la realtà dall’immaginazione.
La penultima installazione è ‘Wake up Soldiers, Open Your Eyes’ realizzata con creta, sabbia, polistirene estruso, legno, pigmenti e ferro. Le figure rappresentate sono dei soldati e il loro essere realizzati con materiali fragili, li fa apparire deboli e instabili. Sono rappresentati nell’atto di cadere al suolo, modellati da Ali sulla base di una figura che è in procinto di addormentarsi. Osservando invece i loro volti, è possibile notare che non sono dettagliati, ma le loro bocche sono ridotte a dei buchi in cui non è possibile capire se il soldato stia gridando o sbadigliando.
La mostra si chiude con ‘The Prickly Pear Garden’ realizzata in resina, pigmenti, ferro e creta. Si tratta di un’iconografia del cactus, che per quanto possa sembrare una normalissima pianta, in realtà è protagonista di un ambiente malato.





