Bergamo segreta
|Canonica e il Ponte di Aureolo: storia di battaglie e distruzioni durate oltre un millennio
Mantenere il comando dell’Impero Romano non è mai stata un’impresa facile, viste le tante sfide per il trono più ambito al mondo. Una delle meno note è quella che coinvolse l’imperatore Publio Licinio Egnazio Gallieno e il generale ribelle Manio Acilio Aureolo, decisi a contendersi il potere in una sanguinosa battaglia andata in scena nel 268 sulle sponde dell’Adda
Canonica d’Adda. Mantenere il comando dell’Impero Romano non è mai stata un’impresa facile, soprattutto se si considerano le innumerevoli congiure per il trono più ambito al mondo.
Una delle meno note è probabilmente quella che coinvolse l’imperatore Publio Licinio Egnazio Gallieno e il generale ribelle Manio Acilio Aureolo, decisi a contendersi il potere in una sanguinosa battaglia andata in scena nel 268 sulle sponde del fiume Adda.
Lì sorgeva quello che oggi è noto come il ponte di Aureolo, un’infrastruttura utile per unire le provincie di Bergamo e Milano, ma al tempo stesso punto in cui, secondo la tradizione, avrebbe perso la vita il comandante originario della Dacia.
Secondo la tradizione, mentre Gallieno si trovava impegnato in una campagna di contenimento dei Goti, Aureolo provò a usurparne il trono appoggiando sfruttando la sua posizione di comandante della cavalleria di stanza a Milano, ma soprattutto il grande ascendente raccolto fra le truppe in spregio all’imperatore.
Dopo aver provato a stipulare un’alleanza con Marco Cassiano Latinio Postumo, sovrano dell’Impero delle Gallie, Aureolo decise di muoversi da solo costruendo un importante esercito per muoversi verso Roma e mettersi a capo dell’impero.
Alla notizia Gallieno rientrò in Italia costringendo il contendente al trono ad affrontarlo in una battaglia proprio nei pressi dell’attuale Canonica d’Adda uscendone vincitore e dedicando, secondo la tradizione, un ponte all’avversario morto per via del grande valore dimostrato durante i combattimenti.
I documenti storici ci dicono altro, con Aureolo costretto dopo la battaglia a rinchiudersi all’interno delle mura di Milano assediato da Gallieno, ucciso proprio durante quella fase da una congiura interna che non vedeva estraneo il suo successore Claudio il Gotico.
Quest’ultimo pensò bene di non risparmiare la vita nemmeno al comandante della cavalleria che, dopo essersi arreso al nuovo imperatore, venne trucidato dalla guardia pretoriana con la colpa di aver tradito il precedente sovrano.
L’antica presenza di un viadotto in quella zona rimane tuttavia confermata trattandosi di una delle principali infrastrutture che consentivano di collegare il traffico civile e militare tra Bergamo e Milano, conducendo nel corso dei secoli anche verso Venezia e persino verso la via Emilia.
Le sorti del Ponte di Aureolo restano comunque legate a questioni belliche come dimostrato da Federico Barbarossa che, in occasione dell’assedio imposto a Milano nel 1160, decise di distruggere un castello e la struttura, già ricostruita sui ruderi delle precedenti opere.
Il ponte venne quindi ricostruito nel 1211 dal comune di Milano con il sostegno economico della famiglia dei Capitani d’Arzago venendo però sostituito nel corso dei secoli da una “chiatta”, una forma di traghetto che consentiva di varcare il fiume in assenza di un viadotto.
La costruzione di una nuova struttura che collegasse Vaprio d’Adda a Canonica venne quindi disposta il 21 marzo 1817 dal governo austriaco attraverso un investimento di 215.000 lire italiane che avrebbero consentito di realizzare un strada lunga 91,30 metri sostenuta da sei piloni in pietra fiancheggiati da travi lignee disposte diagonalmente.
Uno di questi crollò poco dopo costringendo le istituzioni a intervenire attraverso un’opera di riparazione che durò tuttavia ben quarant’anni rendendo decisamente più complicato il passaggio, già reso difficoltoso dal pagamento di un pedaggio di competenza degli uffici amministrativi di Milano, come testimoniato dall’esistenza di un casello daziario.
Già danneggiato, il ponte crollò definitivamente sotto il colpi della piena che causò la caduta di circa 40 metri della sezione rivolta verso Vaprio portando alla decisione di demolirlo in toto abbandonando l’impalcato legno su arcate in muratura poggianti sulle pile superstiti.
Si sostituì con l’inserimento di una nuova sede stradale che però il 4 ottobre 1868 dovette far i conti nuovamente con la furia del fiume che si portò via le arcate e alcune pile dalla parte milanese mettendo in luce le difficoltà nel realizzare un’opera adeguata alla condizione idrogeologica.
Nel 1878 si puntò su un progetto di una ditta belga che prevedeva un solo pilone centrale in pietra, destinato a sostenere una travatura in ferro, ma anch’esso venne distrutto dalla piena del 12 settembre 1888.
Quattro anni dopo, per la precisione il 14 agosto, veniva presentato l’ennesimo disegno che prevedeva in questo caso un ponte lungo 95,10 e largo 7 metri con un’unica arcata metallica sostenuta tra due grandi archi.
Come raccontato da un avviso della Deputazione Provinciale di Milano “nel giorno 13 Novembre 1893 vennero definitivamente collaudati i lavori di costruzione del ponte in acciaio sul fiume Adda, tra Vaprio e Canonica, in appalto alla ditta Fratelli Invitti e C. di Milano dovendosi in breve eseguire il pagamento dell’ultima rata del prezzo di costruzione del ponte alla ditta suaccennata, ai sensi del disposto dell’art. 360 della vigente legge sui Lavori Pubblici, si invitano tutti coloro, che professassero crediti verso la suddetta impresa per occupazioni permanenti e temporanee di stabili e danni relativi, a presentare a questo ufficio, entro 20 giorni dalla data del presente avviso, i titoli comprovanti i crediti medesimi. Si avverte poi che, trascorso questo termine, nessun reclamo potrà essere ulteriormente accettato. Milano 20 gennaio 1894, il presidente Avv. Gorla”.
Questa tipologia rimase in uso sino al 1955 quando il viadotto lasciò posto a quello attuale inaugurato il 18 maggio 1957 dall’allora sindaco Natale Piazzalunga e dal parroco don Giuseppe Piloni offrendo da oltre sessant’anni un punto di collegamento fra la Gera d’Adda e la Brianza.


