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Una breve riflessione sullo spot pubblicitario di Esselunga che ha causato, inutilmente, numerose polemiche: oggetto del corto il punto di vista di una bambina i cui genitori vivono le difficoltà quotidiane del divorzio

La pubblicità di Esselunga sta suscitando infinite polemiche, nonostante l’innegabile ed evidente bellezza della narrazione, nonché la profondità di metodo e contenuto.

La merce venduta, in questo caso un semplice frutto, viene investita di un senso metaforico, di una speranza e di una progettualità del tutto inattese. L’oggetto non possiede mai un valore assoluto, quantificabile oggettivamente, quest’ultimo oscilla in base al giudizio attribuito dall’uomo allo stesso.

Una pesca come occasione, o perno, di discernimento, una chiave di lettura differente del mondo.

Dal benessere indifferenziato all’essere bene storicamente situato, nelle pieghe degli affetti e dei legami più cari. Un dono per avvicinare e per medicare le ferite dell’animo.

Un gesto poetico, delicato, ma potentissimo.

Una rivoluzione copernicana che fa del bambino, dei suoi sogni e dei suoi timori, il focus centrale, abilitandolo alla dignità di soggetto con un proprio personalissimo pensiero e punto di vista. L’interesse del bambino, quello vero e autentico, precede ragionamenti altri, mette a tacere discorsi vuoti e artefatti, privi di spessore e qualità.

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Lasciamoci pertanto commuovere e stimolare, accogliendo la benefica provocazione, restando in ascolto di una parola intrisa di struggente bellezza, radicata nel coraggio più radicale, cioè quello dell’amore.