Logo

Temi del giorno:

Osio Sopra, le famiglie dei due bimbi ustionati vogliono a processo anche asilo e diocesi

Partito il processo che vede imputati il papà che spruzzò il bioetanolo sul braciere, la maestra e la coordinatrice della materna

Osio Sopra. Anche la scuola materna San Zeno di Osio Sopra e la diocesi (dato che l’asilo è parrocchiale) potrebbero essere chiamate in giudizio nell’ambito del processo a carico di Roberto Tornicelli, della maestra della classe blu Monica Valsecchi e della coordinatrice della struttura Simonetta Nava. Devono tutti rispondere di lesioni colpose gravi e gravissime aggravate dal fatto di averle cagionate a più persone e perché commesse in violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Lo ha chiesto Danilo Delia, avvocato delle famiglie Bonansinga e Prandi, alle quali appartengono Alessandro ed Elisa, i due bambini che il 30 maggio 2021 rimasero pesantemente ustionati durante un’attività di orienteering organizzata dalla scuola. Il pm ha prestato il suo consenso e ora sarà il giudice Patrizia Ingrascì a dover decidere.

Martedì 19 settembre c’è stata la prima udienza del processo. Tornicelli, il papà che materialmente ha spruzzato il bioetanolo sul braciere allestito per arrostire i marshmellow provocando la fiammata che ha investito i bambini, era presente in aula. Ha incrociato gli sguardi dei genitori dei due piccoli ed ha detto: “Comunque vada, mi dispiace tantissimo”. L’uomo ha sempre ammesso le proprie responsabilità, anche davanti al pm il giorno dopo il fatto, quando Elisa e Alessandro erano in ospedale e lottavano per sopravvivere.

La maestra e la coordinatrice invece hanno preferito non comparire davanti al giudice. Loro hanno sempre negato ogni coinvolgimento, hanno dichiarato che l’attività non era autorizzata e di non sapere che Tornicelli aveva portato all’interno della scuola il braciere e la tanica di liquido infiammabile. Ci sono però immagini che le smentiscono, comprese alcune fotografie scattate poco prima del dramma, dove si vedono i bambini felici, i papà all’opera e quel contenitore di bioetanolo appoggiato in vista vicino a loro, sotto gli occhi della maestra.

Due papà che quel giorno sono rimasti lievemente feriti e quattro famiglie si sono costituiti parte civile: i Prandi, i Bonansinga, i parenti di una bimba ustionata lievemente al volto e quelli di un compagno colpito dalle fiamme ad una caviglia. Un’altra famiglia, quella di una bimba che ha riportato un’ustione profonda al polpaccio, ha preferito comparire come parte offesa.

La prossima udienza

Nella prossima udienza, fissata per il 22 febbraio 2024, si discuterà il rito abbreviato di Tornicelli e il giudice scioglierà la riserva per quanto riguarda la citazione come responsabili civili dell’asilo e della diocesi. L’avvocato Delia ha chiesto che vengano chiamati in giudizio anche il Ministero dell’Istruzione e l’assicurazione Cattolica, quella della materna, ma il pm in questo caso si è dissociato in quanto non sussiste una relazione diretta con il caso in questione. La scuola infatti è paritaria e l’assicurazione verrà chiamata in causa nel processo civile, dove si stabilirà il risarcimento dei danni.

Le condizioni di Elisa e Alessandro

Elisa è la piccola che ha riportato le lesioni più gravi in questa triste vicenda: ustioni sull’80% del corpo, solo un braccio e la schiena sono stati risparmiati dalle fiamme. Ha trascorso in ospedale 10 mesi, è tornata a casa solamente ad aprile di quest’anno. Indossa guaine elastocompressive giorno e notte, e una maschera sul visino che serve per proteggere ed appiattire le cicatrici. È in attesa di essere chiamata dal Buzzi di Milano per l’ennesima operazione, che servirà ad estendere la pelle del collo: sarà un intervento lungo e doloroso e dovrà restare ricoverata almeno 10 settimane.

Alessandro nel mese di agosto si è sottoposto a delle cure termali specifiche in Francia. Mamma, papà e i suoi due fratelli lo hanno accompagnato, hanno affittato una casa per due settimana e ogni mattina lo portavano a sottoporsi alle terapie. Niente di rilassante, purtroppo: le cicatrici del bimbo venivano “colpite” con dei getti d’acqua ad una specifica pressione per alleviare l’infiammazione. Faceva male, ma lui sopportava senza mai lamentarsi, come hanno raccontato i suoi genitori. Da una settimana il piccolo ha iniziato la prima elementare, ma non vuole mai togliere le guaine, non vuole mostrare le sue cicatrici, per lui sono una protezione a livello fisico e psicologico. Ogni sei mesi, per tre anni consecutivi, dovrà tornare in Francia per le cure e a breve dovrà essere ricoverato per sottoporsi a delle infiltrazioni in anestesia totale.