Il sindaco Gori: “Azioni di sensibilizzazione, progetti di riqualificazione degli spazi urbani, servizi, interventi di innovazione tecnologica per accompagnare la città verso una transizione idonea a permettere una longevità in salute”
Bergamo. Bergamo prima città italiana del network internazionale dedicato alla longevità. Perché, come raccontano i dati, il 25 per cento della popolazione bergamasca, della città, è over 65. Da questo concetto si parte per dare voce alle istituzioni sul territorio, con capofila Comune e Università, dando vita ad una serie di politiche attive e fattive e avviare un nuovo percorso che porterà Bergamo ad essere la città italiana del network internazionale “City of Longevity”.
Una popolazione che invecchia sempre di più chiede che vengano accuratamente pensati e messi in atto cambiamenti nei servizi e nelle opportunità utili ad incontrare i bisogni di chi affronta il quotidiano con particolari fragilità o patologie, e per coloro che aspirano in ogni caso ad una longevità in salute.
Un iter fruttuoso, una piattaforma di lavoro, un panel di iniziative e anche una metodologia innovativa volte a fare della rete (anche di carattere internazionale) e dell’unione di intenti i pilastri su cui si fonda una volontà che nasce anche, ma non solo, sulla scorta dell’esperienza vissuta dalla stessa amministrazione comunale a Newcastle .
Insieme ad altre città del mondo, come Tel Aviv, Barcellona, Lisbona, coordinate dal National Innovation Centre Aging di Newcastle, Bergamo ha già posto le basi per iniziare a lavorare al cambiamento che transiterà i luoghi fisici e culturali verso nuovi assetti utili a favorire un miglioramento della quantità e qualità di vita per i suoi cittadini.
Attuare il cambiamento e diventare “Città per la Longevità” vuol dire mettere in gioco risorse e competenze che non possono provenire esclusivamente da chi amministra le città, da chi fa ricerca e innovazione, da chi è attore principale dello sviluppo economico del territorio. C’è bisogno che lo sforzo sia sinergico di tutte le parti in gioco e, soprattutto che gli obiettivi siano ampiamente condivisi tra le parti.
Azioni di sensibilizzazione della popolazione a intraprendere stili di vita idonei ad una longevità in salute. Progetti di riqualificazione degli spazi urbani e dei servizi che possano offrire le possibilità ai cittadini per una longevità in salute. Interventi di innovazione tecnologica e manageriale per accompagnare il comparto manifatturiero, produttivo e industriale di Bergamo verso una transizione idonea a permettere una longevità in salute.

“Si tratta di un tema multidisciplinare e multisettoriale, un processo malleabile e non cristallizzato – così il sindaco Giorgio Gori -. La cultura familiare rappresenta una risorsa importantissima e nei secoli abbiamo sviluppato una politica alimentare che il mondo guarda con ammirazione, quella affrancata alla dieta mediterranea. È interessante notare come l’interesse per il fenomeno dell’invecchiamento sia questione più cara ai territori e agli enti locali, che a livello nazionale. Questo forse perché tocchiamo con mano cosa significa e quali sono gli effetti. Bergamo può avere un ruolo trainante, con la sua Università che sta facendo davvero moltissimo. È un tema di tutti. E la nostra città può contare sulla proattività di chi fa rete. Possiamo provare a diventare la Newcastle italiana. La scansione della vita a cui siamo abituati non funziona più: prima di tutto perché la vita si è allungata. Poi perché gli anni della pensione così come li abbiamo sempre intesi non sono più sostenibili dal punto di vista economico. Il progetto a cui cercheremo di dare il nostro contributo ha il suo pari tentativo nel fatto che le città possano ringiovanire, grazie anche ad un innalzamento del tasso di natalità e ad una maggiore impronta giovanile”.
“Se oggi siamo qui a parlare di un network internazionale dedicato alla longevità, con un focus specifico e azioni concrete dedicate al tema, lo dobbiamo all’Università di Bergamo”, così Giorgio Gori,sindaco di Bergamo.
Il primo cittadino snocciola tutta una serie di dati che consentono di fotografare al meglio la situazione e, di conseguenza, di comprendere la portata dell’argomento e, dunque, la necessità di mettere in pratica tutta una serie di strategie per favorire una longevità, cioè un invecchiamento, attivo.
“Le persone che hanno raggiunto 65 anni sono in città sono 30mila e in Italia il 23,8%. Nel 2050 arriveranno al 35 per cento e al 14% saranno gli over 70, mentre la percentuale dei quindicenni è destinata a scendere. Questo ovviamente genera un problema di welfare e di sistema previdenziale. Al momento il nostro Paese non ha intrapreso alcuna vera strategia, mentre l’Onu, al contrario, ha dedicato un focus attento e preciso, spostando l’attenzione sul concetto di qualità della vita che conta, che non tiene conto solo della mera durata.
La domanda da porsi è: come vivono i nostri anziani? E la risposta non sempre è felice: l’aspettativa di vita buona a 65 anni è di 10,3 anni per gli uomini, 10,6 per le donne. La Svezia è il Paese messo meglio da questo punto di vista. Altro tema è quello della gestione del fenomeno della non autosufficienza. In Italia sono 3 milioni e 800mila le persone non autosufficienti, il 28% della popolazione. Le famiglie spendono 23 miliardi all’anno per coprire situazioni di questo genere e, nonostante ciò, il 44 per cento delle persone over 65 non riceve un’assistenza adeguata. Non stupisce, dunque, che gli anziani, alcuni di loro, vivano una situazione di preoccupazione, di non autosufficienza e pertanto di solitudine. Senza dimenticare che il 30 per cento degli ultra 65enni vive da solo.
Il nostro compito è certamente quello di cercare di arginare le paure di un popolo maturo e, al tempo stesso, coltivarne la fiducia, favorendo una maggiore prevenzione, una buona vita sociale, l’inclusione e anche una sana alimentazione. Del resto, la qualità dell’esistenza dipende anche dagli stili di vita. E questo vale per tutta la popolazione: una buona longevità va conquistata e monitorata, anche attraverso un’adeguata assistenza domiciliare, che sfrutti anche la strumentazione della domotica.
Gli anziani sono i maggiori custodi di ricchezza, in qualsivoglia forma. I pensionati rappresentano il 40 per cento dei 25 milioni di possessori di beni. Gli anziani sono e saranno i protagonisti dell’economia, di quella cosiddetta d’argento. Ma sono anche un grande giacimento di energia, molti di loro si dedicano al volontariato e si spendono per la loro comunità. E questo è fondamentale, perché rimanendo attivi, la loro qualità della vita migliora.
Bergamo c’è e investe molto sul tema. La mission dell’amministrazione è quella di attivare politiche volte a tenerli attivi nelle reti sociali e non solo. Come? Da un lato offrendo loro occasioni di socializzazione e dall’altro mettendo a disposizione servizi pensati e costruiti sulle loro esigenze.
Una città a misura di anziano è una città a misura delle persone fragili. Una città disegnata con i loro occhi anche grazie al potenziamento dei trasporti e della sicurezza delle misure di socializzazione, eliminazione delle barriere architettoniche. Una città amica, nella quale loro stessi si sentano protagonisti, che vivano come propria”.
Sergio Cavalieri, Rettore dell’Università di Bergamo punta l’attenzione sul ruolo della formazione rispetto al tema della longevità: “È un tema di dialogo intergenerazionale. Si parla di invecchiamento attivo, ma è importante andare oltre questi canoni. L’Università è un ente che si occupa della formazione che ha come compito quello di intercettare i bisogni della società, mettendo in primo piano questi temi e farne il focus delle piattaforme tematiche. Il tutto facendo anche rete con le altre realtà presenti sul territorio. Abbiamo dato vita ad un dottorato sulla longevità, mettendo insieme diverse anime ed eccellenze dell’istituto Mario Negri per dare vita ad un iter totalmente inedito”.
Nicola Palmarini,Direttore del NICA – UK National Innovation Centre for Ageing: “Innovazione e invecchiamento, questo è il binomio più estremo e al tempo stesso più importante di cui abbiamo bisogno. Dovremmo cominciare a guardarli come una cosa sola. Il tema veramente importante è proprio quello legato all’innovazione, perché invecchiamo tutti in maniera diversa e la città stessa deve saper cogliere le differenze tra le persone. L’educazione è un fattore fondamentale poi, anche in termini di longevità e questo significa avere consapevolezza. Senza dimenticare che questo processo è malleabile e non cristallizzato. Cosa possiamo fare per mitigare gli effetti dell’invecchiamento? L’innovazione, appunto. Anche e soprattutto attraverso la tecnologia. Come del resto ha fatto il Governo inglese. La scelta di Bergamo non è certo casuale: una comunità coesa, il fatto che sia un centro dove l’argomento è vivo e sentito e che sia una città dove si può fare innovazione di sistema. Invecchiamento attivo e città passive, dove la città si adatta? No, non è questa la via. Possiamo suggerire una visione strategica, che suggerisce i comportamenti, che misura il ritorno delle iniziative, che ci fa capire cosa funziona e cosa no. Il tema della longevità deve unire le generazioni e non dividerle”.
Marcella Messina, assessore ai Servizi Sociali del Comune di Bergamo: “Innovazione, comunità e partecipazione. Questo è il punto fermo delle politiche dedicate alle fasce di età più fragili come quelle degli anziani. Il Comune ha ribaltato la prospettiva, costruendo azioni che mettessero al centro i cittadini e che combattessero la solitudine anche attraverso la possibilità di fare rete. La popolazione anziana non è solo bisognosa di servizi, ma desiderosa di poter partecipare ed essere attiva. Questo spinge anche alla disponibilità mutualistica, ad esempio, rispetto alla richiesta di un servizio. La comunità non è un concetto a priori, ma, al contrario, va stimolato e promosso sul territorio, anche in forma decentrata. Abbiamo costruito un progetto, una piattaforma digitale, insieme all’Università di Bergamo, che ci consente di mettere in rete anche tutte le disponibilità dei cittadini a favore di comportamenti virtuosi atti a contrastare la solitudine. Questo per favorire politiche inclusive su tutti i fronti”.
Francesca Morganti, Delegata del Rettore al Public Engagement Università di Bergamo: “È da un anno e mezzo che lavoriamo sui temi della salute e della longevità. Come? Facendo dialogare le diverse competenze per ideare e progettare e applicare soluzioni innovative per potenziare l’invecchiamento in salute della popolazione. Per queste ragioni abbiamo deciso di strutturare tre tavoli di workshop dedicati all’argomento”.
Giovanni Fassi, Delegato Transizione digitale e Innovazione Confindustria Bergamo: “I segnali demografici che abbiamo di fronte sono differenti, con un significativo aumento dei grandi anziani. Guardando la curva saranno 900mila in meno i cittadini attivi dal punto di vista produttivo. E questo potrà creare dei problemi lavorativi, tanto da spingerci a ripensare il modello sociale e aziendale. Il ruolo importante sarà giocato anche dalla componente del welfare e logistico, come ad esempio la valorizzazione di staffette generazionali o modelli di sviluppo di valorizzazione del personale. Attivare progetti di innovazione tecnologici e progetti territoriali capaci di fare rete, nuovi modelli inclusivi”.
Ariela Benigni, dell’Istituto Mario Negri: “La medicina anti invecchiamento ha come scopo quello di prevenire i sintomi e ridurre i segni dell’invecchiamento. Gli stili di vita e la dieta sono fattori fondamentali per tutelare la salute. L’obiettivo di uno dei nostri progetti è quello di valorizzare la dieta e cercare di capire come la stessa possa tutelare lo stato di salute degli organi. Il primo obiettivo è utilizzare il cibo come farmaco. Poi puntare sulla ricerca per cercare molecole anti invecchiamento”.