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La forza della memoria: Mario Calabresi al Conca Verde fa il tutto esaurito

Il titolo dell’incontro è lo stesso del libro per ragazzi scritto da Calabresi ed edito da Mondadori: “Perché questa storia non tramonti, perché il filo del ricordo non si spezzi mai. Perché ciò che è stato venga conosciuto, trasmesso, conservato per il tempo che verrà”

Bergamo. Metà aprile. Daniele Rocchetti, presidente delle Acli di Bergamo e ideatore della rassegna “Molte Fedi sotto lo stesso cielo”, invia a un caro amico un messaggio su WhatsApp, una domanda secca: “Venerdì 15 settembre alle 18 può andare?”. Mario Calabresi – che non necessita di presentazioni, ma, qualora fosse necessaria, in breve: figlio del commissario Luigi Calabresi, scrittore e giornalista, ex direttore de “La Stampa” e “la Repubblica” – risponde prontamente: “Ok, capo”.

Venerdì 15 settembre 2023, ore 18. La sala del Cinema Conca Verde di Bergamo è gremita di spettatori. Al centro del palco, un tavolino e due sedie, set essenziale per la naturalezza dell’incontro. Rocchetti e Calabresi prendono posto e dopo le prime, scherzose battute, l’autore ospite si fa voce di una narrazione coinvolgente, dinamica, fatta di tante piccole cose, dettagli fortuiti e grandi, immense persone.

“Sarò la tua memoria” è il titolo dell’incontro, lo stesso del libro per ragazzi scritto da Calabresi ed edito da Mondadori. “Sarò la tua memoria – è come se dicesse, e infatti dice – perché questa storia non tramonti, perché il filo del ricordo non si spezzi mai. Perché ciò che è stato venga conosciuto, trasmesso, conservato per il tempo che verrà”. Un tempo che si dilata senza tregua, in cui assistiamo costantemente, per dirla con le parole introduttive di Rocchetti, al “venir meno di testimoni, con revisionisti e negazionisti che trovano sempre più eco”.

“Sarò la tua memoria” è la storia di Joshua Edwards, o forse delle sorelle Tatiana e Andra Bucci, o semplicemente di tutti loro e di chiunque la voglia conoscere e soprattutto riconoscere. Una storia che inizia per caso, com’è nell’inevitabile natura delle cose belle e preziose, quando un certo Umberto Gentiloni (cugino di Paolo Gentiloni) invita Calabresi ad andare con lui ad Auschwitz per una visita con alcuni studenti. Dopo un iniziale tentennamento, Calabresi accetta, perché “spesso, quando ci si trova davanti a grandi occasioni, non bisogna farsi troppe domande”.

Lì, conosce le sorelle Bucci, Sami Modiano e Pietro Terracina, tutti sopravvissuti ad Auschwitz. Lì, entra in collisione con i loro trascorsi e dai racconti di Andra Bucci, e ancor più del suo rapporto con il nipote Joshua, nasce il libro sopracitato, splendidamente riuscito tentativo di tenere ben saldo il nodo della memoria.

Impossibile non lasciarsi trasportare dalla commozione di fronte alle silenziose e così sincere dichiarazioni d’amore di Joshua alla nonna, come quel progetto scolastico fortemente voluto dal piccolo ai tempi delle scuole medie per avvicinarsi il più possibile alla storia di Andra, emulando le sue condizioni di vita durante la permanenza ad Auschwitz.

Come l’orgoglio nella sua voce nel riportare a compagni, professoresse, amici e sconosciuti la testimonianza della nonna, sopravvissuta alla più triste parentesi di storia al mondo.

Come quel tatuaggio che si è promesso di fare rappresentante il numero che, all’età di quattro anni, ha segnato per sempre l’esistenza di Andra.

“Le cose – conclude Calabresi tra aneddoti e viaggi nel passato – devono essere chiamate con il loro nome”. Difficile trovarne al termine di un incontro di una tale potenza, ma sono sicuramente tutte lì, nell’angolo di cuore riservato alle emozioni migliori.