Taxi in aeroporto, quante lamentele: “Rifiutano le corse che fanno guadagnare meno, chiesti 70 euro per pochi km”
Non tutti, ma c’è una frangia che mira ad accaparrarsi le corse più ricche. I passeggeri: “Ogni volta tocca discutere”
Orio al Serio. Qualcuno li ha ribattezzati ‘cowboy taxi’. Il motivo? “All’aeroporto di Orio è il far west. Molti tassisti scelgono il cliente in coda che fa la corsa più ricca, invece di far salire a bordo il primo della fila che spesso è un residente del circondario di Bergamo – racconta un testimone, arrivando dritto al punto -. È da parecchio che funziona così, ma nessuno ne parla”.
In pratica, ci sono passeggeri che si vedono rifiutare il servizio perché la loro corsa è meno redditizia rispetto a un’altra, con tutto ciò che ne può conseguire: turisti, famiglie, anziani, anche disabili a volte costretti ad attese forzate, soprattutto negli orari in cui i pullman scarseggiano o proprio non ci sono; senza contare che non tutti, la notte, hanno qualche persona di fiducia disposta a passare in aeroporto per un passaggio.
Un esempio: “Almeno lei mi porta all’hotel Winter Garden?”, domanda un signore a un tassista in servizio nella notte tra venerdì e sabato (9 settembre). L’albergo si trova a Grassobbio, paese che confina con Orio al Serio. “Se il cliente me lo ha chiesto, è evidente che altri colleghi si sono rifiutati di portarlo – osserva il tassista -. Poco dopo mi è capitato di portare ad Azzano San Paolo una famiglia con una bimba piccola. Mi hanno raccontato di essere stati rifiutati tre volte”.
Non tutti i tassisti che operano allo scalo, dunque, ‘selezionano’ le corse. Ma spesso chi deve raggiungere città e dintorni deve munirsi di pazienza, o ricorrere ad altre soluzioni rispetto a chi è diretto a Milano piuttosto che sul Garda, tragitti molto più remunerativi per chi è al volante. “A volte cercano persino di dissuaderti – sostiene un altro tassista che, evidentemente, non vede di buon occhio le condotte di alcuni colleghi -. ‘Devi andare in paese a Orio al Serio? Ti dicono che la corsa costa 50 euro’. È ovvio che c’è chi rifiuta di pagare cifre simili per un percorso così breve”. Sui social, c’è chi assicura di avere pagato fino a 70 euro per arrivare a Scanzorosciate, come l’alpinista e scrittore Emilio Previtali. Altro Comune distante pochi chilometri.
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Un passeggero che per lavoro viaggia spesso all’estero descrive così la sua esperienza. “Tutte le volte devo discutere con i tassisti che non vogliono fare corse su Bergamo – denuncia -. Una volta mia moglie non stava bene e avevo la necessità di arrivare a casa velocemente. All’uscita, causa maltempo e traffico, non c’erano tassisti disponibili. Quando sono arrivati, la prima cosa che hanno chiesto è ‘chi deve andare a Milano?’, ma nessuno della fila ha risposto. Tutti andavano a Bergamo. Al mio turno, il tassista mi ha voltato le spalle ed è salito in auto. Gli ho ricordato che doveva portarmi, che non poteva rifiutarsi”. La risposta? ‘Sono un libero professionista’, mi ha detto, ‘faccio ciò che voglio e lei non è un paladino quindi vada a…’. A cercarsi un altro taxi, diciamo.
Quando ne sono arrivati altri, la scena si è ripetuta. “Mentre mi avvicinavo per salire in auto con i bagagli, il tassista mi ha detto di aspettare. Ha chiesto ‘chi è diretto a Milano?’. Ha ricevuto in risposta dei ‘no’, ha scosso la testa poi mi ha lasciato salire. Una volta usciti dall’aeroporto, ho dovuto chiedergli di accendere il tassametro. Alla fine della corsa segnava 22,50 euro, me ne ha chiesti 25”. Sempre meglio che settanta.



