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Giuseppina disarmò il marito che poi prese un coltello più grande: il figlio ucciso sotto i suoi occhi

La convivenza sempre più difficile con i familiari e l’esatta ricostruzione di quei tragici attimi

Bottanuco.Quando l’ha visto spintonare l’anziana moglie non ci ha più visto. Dice la verità Paolo Corna, perché pochi istanti dopo non ha esitato ad accoltellare a morte loro figlio Gianbattista, proprio sotto gli occhi di lei, arrecandole senza rendersene conto uno shock e un dolore molto più grandi.

Anche se i rapporti erano tesi, Giuseppina Verzeni aveva provato a difendere il figlio 54enne. Lo stesso che in passato le aveva già messo le mani addosso, costringendola a farsi operare al ginocchio dopo averla fatta cadere a terra. Aveva provato a difendere il figlio e allo stesso tempo il marito 77enne Paolo, dominato da quella furia improvvisa, sfilandogli dalla mano e rimettendo a posto il piccolo coltello che aveva preso dal cassetto, agitandolo contro il figlio dopo l’ennesima lite.

I genitori lo avevano seguito in camera da letto, dove stava rompendo tutto ciò che gli capitava a tiro. A quel punto il padre è tornato in cucina e ha preso un altro coltello, molto più grande, con una lama di 20 centimetri. Gianbattista lo avrebbe ‘provocato’: “Provaci, provaci a usare quel coltello” gli avrebbe detto, senza però aggredirlo fisicamente come specificato dalla madre. Il 54enne – ubriaco, a detta dei presenti – è stato facilmente spinto dal padre sul letto e raggiunto da tre coltellate. Quella mortale, probabilmente, all’addome.

omicidio BottanucoLa palazzina dove si è consumato il dramma a Bottanuco

Al padre, Gianbattista urlava “Basta, basta”. Ma non c’è stato verso. Che Paolo Corna, descritto da tutti in paese come un brav’uomo, fosse in preda a uno stato emotivo mai provato prima, è chiaro anche per via di un’altra frase che avrebbe pronunciato ai carabinieri, intervenuti al civico 24 di via Castelrotto a Bottanuco. La frase è agli atti: “Controllate se mio figlio respira ancora, perché in caso contrario lo finisco io”. Frase che davanti al gip Federica Gaudino ha poi detto di non  ricordare. Quel che è certo, è che l’anziano era esasperato dalle tensioni con il figlio ed era diventato sempre più insofferente ai suoi comportamenti aggressivi, anche a causa delle frequenti emicranie e dell’ictus che lo mettevano già a dura prova.

“Il vaso era colmo”, ha commentato un parente la sera stessa dell’omicidio. Forse da entrambe le parti, perché anche il figlio Gianbattista non accettava di essere controllato a 54 anni per via dei suoi trascorsi burrascosi; dentro e fuori dalla comunità per esorcizzare i fantasmi della droga, spesso senza riuscirci. E non sopportava di dover sempre chiedere i soldi ai genitori, nonostante lo stipendio da operaio che percepiva in una ditta di Carvico.

Le richieste di denaro, a detta dei familiari, si intensificavano soprattutto nei fine settimana, quando “Tita” (così lo chiamavano i suoi amici) era solito andare al bar e, forse, alzare un po’ il gomito. Ad ogni eventuale rifiuto, la situazione si surriscaldava e, spesso, si passava dagli insulti agli spintoni. Fino al tragico epilogo di domenica sera, quando sul posto sono arrivate anche le tre sorelle della vittima, che hanno provato a praticare a Gianbattista un disperato massaggio cardiaco, in attesa dei soccorsi chiamati dal padre.

Paolo Corna, difeso dall’avvocato Barbara Bruni, su richiesta dello psichiatra è stato trasferito dal carcere di via Gleno nella cella blindata dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo in via precauzionale. Il gip ne ha convalidato l’arresto, confermando la misura cautelare del carcere. “L’efferatezza dell’aggressione omicidiaria – per il giudice – dimostra l’assoluta mancanza di controllo sugli impulsi dell’indagato”: secondo il suo ragionamento, l’anziano poteva porre fine alla lite col figlio che se ne era andato in camera dopo che gli animi si erano scaldati in cucina.

“La vicenda, peraltro, nasce in un contesto familiare problematico, ulteriormente sconvolto dal delitto, ciò che rende probabile l’insorgere di ulteriori lite e discussioni sull’accaduto”, con possibili sviluppi violenti che il gip non si sente di escludere. Ragione per cui non è stata accolta la richiesta della difesa per i domiciliari a Bottanuco, avanzata con il benestare della famiglia.