L'intervento
Più sovranità europea, così si esce dall’ingorgo Pnrr, Legge finanziaria e Patto di stabilità
Andrea Moltrasio suggerisce una maggiore sovranità europea per affrontare le prossime scadenze e le impellenti decisioni da prendere alle quali deve rispondere ore il governo Meloni
Mi sembra che l’intreccio di decisioni di taglia europea rispetto al PNRR, la legge finanziaria, il Patto di stabilità, il bilancio comunitario e la politica dei tassi di interesse della BCE stia diventando un ingorgo difficile da dipanare se non si hanno le idee chiare.
PNRR: è una questione nazionale che è al di sopra di governo e partiti. Abbiamo dimostrato ancora una volta che gestire, implementare e spendere non è nelle capacità della classe politica e della pubblica amministrazione. Il governo ha individuato 4 debolezze del Piano: aumento dei costi, squilibrio del mercato del lavoro, difficoltà normative e di rendicontazione. Si parla di 144 misure con necessità di revisione. Nove di queste dovrebbero subire definanziamento e un’esclusione dal PNRR, ma saranno portate avanti con altre risorse. Non si sa quali. Sorprende che tra queste ci siano interventi di contrasto al dissesto idrogeologico (previsti1,3 miliardi di euro). Lo spostamento delle risorse su altri obiettivi , diversi dal PNRR, richiede chiarimenti e induce a non crederci più di tanto. Positiva l’azione per l’ottenimento della terza rata da parte del Ministero in carica. Risulta tuttavia chiaro che è difficile oggi “sparare” sulla UE quando , a fronte di importanti finanziamenti offerti, siamo incapaci a gestirli. Gli euroscettici tacciono, si sposta la polemica sui migranti.
Legge finanziaria: siamo agli albori, anche se l’atteggiamento della Presidente del Consiglio e del Ministro dell’Economia sembrano invitare a quella prudenza, che è però messa chiaramente in crisi da un gettito fiscale inferiore al necessario e da spese ineludibili anche a fronte dell’inflazione. In modo assolutamente estemporaneo è uscita una pessima proposta sui cosiddetti extraprofitti delle banche, che deve essere rivista perché così come è punisce l’acquisto dei titoli di Stato da parte delle banche (oggi più che mai necessario), spaventa i mercati, non è strutturale e rischia di contenere il credito in un momento di politiche monetarie più restrittive. La cifra che emerge è la mancanza di competenza di chi guida l’economia, infatti il ministro non c’era alla conferenza stampa di presentazione.
Il Patto di Stabilità: con una politica monetaria comune , condotta dalla BCE per l’area euro, le politiche di bilancio degli stati che hanno l’euro come valuta devono essere coerenti tra loro. In buona sostanza per evitare terribili squilibri deficit e debito devono essere contenuti, indipendentemente dalla loro composizione. Durante il Covid il Patto è stato sospeso per avere liquidità senza limiti: ora è necessario rientrare perché le conseguenze potrebbero essere pesanti. Già l’inflazione, la tassa dei poveri, sta penalizzando famiglie e imprese. Disavanzi e debiti pubblici inducono i governi a chiedere, in assenza di indipendenza ,alle banche centrali di “stampare moneta”. Sono noti i disastri storici in questo senso. Alla luce dell’esperienza del Next Generation EU, si potrebbe sviluppare l’idea di trattare l’insieme della strategia di sviluppo di ogni paese, con obiettivi e riforme di politica economica e industriale, piuttosto che una pedissequa applicazione di indici uguali per tutti. La posizione governativa sul MES ha dato segni negativi sulla capacità di iniziativa dell’Italia in questo senso.
I tassi di interesse della BCE: non potendo protestare con l’Unione Europea perché in difetto su PNRR e politiche fiscali, si nota un certo accanimento nei confronti della Lagarde. Il numero uno di JP Morgan Chase, James Dimon, mi è sembrato molto condivisibile quando, in un’intervista di luglio, ha previsto che i tassi rimarranno alti per la grande spesa pubblica del Covid e del post Covid, quella della trasformazione green, le spese militari e altro. LA BCE deve fare assolutamente e in modo indipendente il suo lavoro relativo alla stabilità dei prezzi, proprio a salvaguardia delle categorie più deboli. Se ha fatto un errore è stato quello di non aver capito subito , alla fine del 2020, di dover intervenire e di aver concentrato gli aumenti in breve tempo. Il Quantitative Easing, di queste dimensioni, è stato del resto una novità assoluta e quindi così sarà la politica di rientro.
Una risposta a molti quesiti rimane la necessità di aumentare la sovranità europea, spostando molti investimenti e spese in un bilancio aggregato a livello dell’Unione, per esempio nelle spese militari, in quelle delle politiche green, nella stabilizzazione delle filiere produttive con un reshoring intelligente, per ottimizzare la gestione delle risorse e fare economia di scala, uscendo dalle necessità di bottega della nostra politica nazionale.
* Andrea Moltrasio, Industriale, già presidente di Confindustria Bergamo e del Consiglio di Sorveglianza di Ubi Banca






