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L’invito al dialogo del vescovo Beschi durante l’omelia per la celebrazione di Sant’Alessandro, anche quando si parla di disagio giovanile. Il sindaco: “Due temi collegati. Basta trattare il fenomeno come un’emergenza”

Bergamo. Immigrazione e disagio giovanile. Con il monito ad affrontare entrambi i temi con lo strumento del dialogo. Chiare e decise le parole di monsignor Francesco Beschi, Vescovo della Diocesi di Bergamo, in occasione dell’omelia tenuta in occasione della celebrazione per il patrono di Sant’Alessandro: riflessioni che arrivano solo qualche giorno dopo quelle del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha affrontato il tema degli sbarchi dal palco del meeting di Rimini.

“Sono due temi importanti e, in una certa misura, collegati fra di loro – così Giorgio Gori, sindaco di Bergamo -. Perché alcune espressioni di disagio giovanile, a cui purtroppo abbiamo assistito, per la prima volta, anche nella nostra città, hanno a che fare, anche se non in via esclusiva, con giovani stranieri.

Episodi di questo tipo raccontano di un disagio educativo che coinvolge non solo i ragazzi e le famiglie, ma anche le istituzioni e che al tempo stesso ci sprona ad intervenire per far sì che loro per primi vivano all’insegna di valori differenti che li portino ad essere partecipi della vita della comunità. Questo senza demonizzare, perché da giovani si commettono anche errori ed è giusto che vadano anche capiti e perdonati.

Ma il fenomeno va assolutamente considerato e guardato con estrema serietà”.

E sul tema dell’immigrazione, il discorso è quanto mai aperto: “Gli arrivi sono stati numerosissimi, sia via mare che via terra e hanno riguardato adulti e minori. Il tutto con un grande affaticamento delle autorità locali, anche perché vengono trasferite da un giorno all’altro senza preavviso. Serve trovare una soluzione perché al momento gli strumenti messi in campo, i possibili, dalle tante associazioni del terzo settore, specie quelle di stampo cattolico, ma non solo, sono esauriti.

Si continua a vivere questo fenomeno come un’emergenza. E la verità è che non c’è organizzazione. Dal 2015 lo Stato non ha trovato un metodo per fronteggiare il problema. Ne ha giusto parlato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dal palco del meeting di Rimini. in un discorso molto autorevole ha puntato l’accento sul realismo di questa vicenda: è un fenomeno strutturale che non si ferma con i muri o con le barriere, destinato a continuare. E’ illusorio pensare di fermare le partenza. E il secondo motivo che ha rivolto è stato quello a svuotare i barconi.

Gli arrivi devono essere regolari, controllati e questo non solo per mettere al sicuro la vita di chi parte, che oggi si mette nelle amni degli scafisti, ma anche perché rappresentano una risorsa per un Paese come il nostro che vive il dramma dell’inverno demografico.

I flussi irregolari, come dico sempre, si dovrebbero gestire facendo arrivare le persone sugli aerei e non sui gommoni. Questo aiuterebbe anche a restituire dignità ai migranti, soprattutto a chi scappa da situazioni guerra e di terrorismo. Oltre che soddisfare la richiesta delle nostre aziende che faticano a trovare forza lavoro.

Per tutte queste ragioni, io, nel mio piccolo, non posso fare altro che far mio il monito del presidente Mattarella”.