Antonio Cifrondi, il pittor fantastico torna a meravigliare Clusone nell’anno della cultura
Fino al 3 settembre, al Mat di Clusone, è aperta al pubblico una mostra sul pittore clusonese allestita nel contesto di Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023
Clusone. Tra le tante iniziative artistiche organizzate in occasione di Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023 spicca la mostra dedicata al pittore clusonese Antonio Cifrondi (Clusone 1656-Brescia 1730), ospitata al Mat – Museo Arte e Tempo – di Clusone fino al 3 settembre.
Curata da Enrico de Pascale in collaborazione con Luca Brignoli, attraverso una trentina di dipinti la mostra Antonio Cifrondi pittor fantastico propone al grande pubblico l’opera di un importante pittore vissuto a cavallo tra due secoli, il vero e proprio dominatore della pittura sacra del tempo.
Nato a Clusone l’11 giugno 1656, Cifrondi ebbe una formazione piuttosto variegata e a tratti ancora oscura: dai primi rudimenti appresi in terra bergamasca forse presso il Cavalier Del Negro fino a Bologna e a Roma. Quello che è certo è l’influsso che ebbero su di lui alcuni tra i grandi nomi della pittura italiana: si ricordano soprattutto gli emiliani Guercino e Guido Reni, oltre al napoletano Luca Giordano. A quest’ultimo in particolare, soprannominato Luca Fapresto, si avvicina Cifrondi, per la velocità con la quale realizzava le opere pur senza rinunciare ad un’altissima qualità, aspetto che portò l’artista baradello ad eseguire circa 400 dipinti nel corso della sua vita. Dopo l’iniziale apprendistato, la sua carriera proseguì a Torino e in Francia, periodo purtroppo non documentato da nessuna opera; in seguito, il ritorno a Clusone e gli spostamenti a Bergamo e poi a Brescia, dove operò fino alla morte avvenuta nel 1730.
Antonio Cifrondi possiede un suo personalissimo stile, talvolta, secondo i curatori, eccentrico rispetto a quello dei suoi contemporanei, grazie a una formazione non ferma all’apprendistato in bottega ma all’insegna del soggiorno in diverse città. Il pittore dipinge molto velocemente, spesso senza disegno preparatorio, e le opere mostrano «pennellate stese di getto con colori liquidi e luminosi che denotano grande padronanza di tocco». L’artista predilige «impianti compositivi relativamente semplici, sviluppati per lo più in primo piano. L’approccio nella resa delle figure è simile alla pittura di genere».
L’attenzione per la pittura di genere avvicina Cifrondi al grande rappresentante settecentesco di questo filone: il bresciano Giacomo Ceruti detto il Pitochetto, conosciuto e frequentato dal pittore nei suoi ultimi anni a Brescia. “È questa una delle ragioni , che mi ha convinto a proporre il progetto al comune di Clusone – spiega il curatore della mostra Enrico de Pascale -. Cifrondi nasce a Clusone e muore a Brescia, dove da poco è stata inaugurata una sala a lui dedicata nella Pinacoteca Tosio Martinengo; è l’interlocutore di Ceruti, a cui Brescia ha dedicato una grande mostra chiusa da poco e ora al Getty Museum di Los Angeles, il pittore capace con la sua opera di riunire le due capitali della cultura di quest’anno”.
La mostra è divisa in quattro sezioni: pittura sacra, ritratti, pittura di genere e pittura storica. L’allestimento riunisce opere da importanti musei italiani e da diverse collezioni private in un inedito dialogo.
Un felicissimo ritorno è quello delle due tele con le Storie di Cambise realizzate per il salone di Palazzo Marinoni, oggi sede del Mat, e ritornate in loco per concessione di Intesa San Paolo, esattamente cento anni dopo la loro vendita. “La peculiarità delle due tele – continua De Pascale -, è il dialogo che si instaura tra le stesse e gli affreschi della volta: il tutto concorre a rappresentare il tema della concordia familiare minacciata dalla crudeltà e dall’avidità. Le tele testimoniano altresì il gusto del tempo per l’oriente, visto allora come il luogo del dispotismo più spietato ma anche dei piaceri più raffinati e della sensualità più sfrenata”.
“Tra le tante attività legate alla mostra – conclude il curatore -, spicca la collaborazione con l’Accademia Carrara grazie ai docenti Cinzia Benigni e Agostin Sanchez che ha portato gli allievi alla realizzazione di laboratori e opere sui viandanti, i pellegrini, la fragilità, il viaggio, i senzatetto, tutti temi cari alla pittura di genere di Cifrondi. È un aspetto rilevante anche per quanto riguarda il giudizio sull’artista, il quale tiene certamente conto in primis dell’abilità tecnica, ma considera anche la capacità di attirare la nostra attenzione su temi ancora di attualità”.

E dopo esservi fatti incantare dalle opere esposte, non perdete l’occasione di scoprire gli altri dipinti disseminati nelle chiese e nei palazzi del territorio: in occasione della mostra, alcuni studi hanno permesso riattribuire al pittore delle opere prima non note e di sviluppare un itinerario in più di quaranta luoghi tra Clusone, Lovere, la Val Seriana e le città di Bergamo e Brescia. Da tutto ciò è nata una schedatura online consultabile sul sito www.visitclusone.it e in costante aggiornamento, capace di far scoprire ai visitatori straordinarie perle nascoste nei nostri territori.
La mostra è aperta, fino al 3 settembre, tutti i giorni dalle 15,30 alle 18,30, il sabato e la domenica anche dalle 10 alle 12.
Il catalogo della mostra, pubblicato da Lubrina e Bramani, contiene tesi a cura di Enrico De Pascale, Francesco Nezosi, Federica Nurchis, Luca Brignoli e Angelo Loda.


