Nei primi anni di vita si osserva una grande variabilità nell’acquisizione e nello sviluppo delle competenze linguistiche dei piccoli. A due anni, ad esempio, ci sono bambini che dicono meno di 50 parole e bambini che si esprimono già attraverso frasi complete. Per questo motivo è importante conoscere quali sono i segnali che ci permettono di capire quando si è in presenza di un bambino parlatore tardivo per poter intervenire.
Con il termine PARLATORE TARDIVO o LATE TALKER si fa riferimento ai bambini che mostrano un ritardo nello sviluppo del linguaggio. Nel 15% della popolazione circa (Desmarais, Silvestre et al., 2008), a due anni d’età, il vocabolario espressivo è costituito da meno di 50 parole*, oppure è costituito da più di 50 parole ma il bambino non è in grado di combinare due parole insieme (es. “mamma nanna”).
Tra i parlatori tardivi ci possono essere bambini che non parlano e sono poco interessati a comunicare e bambini che parlano poco e sono interessati a comunicare (es. usano gesti per farsi capire).
Nel primo caso è raccomandabile procedere con una valutazione logopedica.
Nel secondo caso, invece, è consigliabile effettuare un colloquio logopedico durante il quale verranno raccolte informazioni sulla storia linguistica e, attraverso la compilazione di questionari, verrà fatto un controllo indiretto delle competenze del bambino. Inoltre, verranno fornite indicazioni per stimolare in maniera efficace il linguaggio in ambiente domestico. Successivamente verranno proposti monitoraggi nel tempo.
In molti casi, nel corso del terzo anno di vita, si osserva nei parlatori tardivi un significativo miglioramento delle competenze linguistiche, tanto da riuscire a colmare il divario con i propri coetanei senza bisogno di interventi specifici. Sono i “LATE BLOOMERS”, bambini le cui competenze linguistiche “fioriscono” (to bloom= fiorire) in ritardo rispetto ai pari età.
Nel caso in cui dovessero persistere le fatiche è opportuno iniziare un percorso logopedico e monitorare l’evoluzione delle competenze linguistiche perché in alcuni casi il ritardo di linguaggio può evolvere in un Disturbo di Linguaggio.
Ogni bambino può manifestare il ritardo di linguaggio con caratteristiche diverse, pertanto, il logopedista, di volta in volta, dovrà personalizzare le proposte per trovare la soluzione più idonea.
Il ritardo di linguaggio tra i 24 e 36 mesi, quindi, presenta variazioni notevoli che possono riguardare sia gli aspetti di un fenomeno transitorio, sia la presenza di un vero e proprio disturbo del linguaggio.
È importante che i genitori conoscano le tappe dello sviluppo della comunicazione e del linguaggio per comprendere l’eventuale presenza di problemi o ritardi nello sviluppo linguistico del proprio figlio. È consigliabile tenere traccia della storia linguistica del bambino perché potrebbe essere utile nel momento in cui ci si rivolge ad uno specialista.
*Come si contano le parole?
Sono “parole” tutte le produzioni intenzionali a cui il bambino attribuisce un significato. Sono quindi da considerare “parole”:
- Le parole complete (es. il bambino dice “pappa” mentre gli stiamo dando il biberon);
- Le parole incomplete o semplificate (es. “ne” per dire cane);
- Le parole storpiate (es. “dodo” per fare riferimento alla moto del papà);
- Le onomatopee (es. “muuu”, “bau”);
- Le produzioni con lo stesso suono ma usate con significato diverso (es. “na” per fare riferimento alla nonna ma anche alla nanna).
Non sono da considerare “parole” le ripetizioni di parole dette dall’adulto (non sono utilizzate in maniera intenzionale).
Se avete dubbi rispetto allo sviluppo linguistico del vostro bambino non esitate a contattare il Centro per l’Età Evolutiva: uno specialista sarà pronto ad accogliere la vostra richiesta.
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