Nuovo piano sbarchi, Gori: “Scelte sbagliate. Ci sono i migranti, ma manca il Governo”
Redistribuzione non più legata solo alla proporzione della popolazione residente. Il sindaco di Bergamo: “Il sistema prefetture-sindaci-terzo settore, che fin qui ha faticosamente supplito all’assenza dello Stato, adesso è saturo e non ce la fa più”
Bergamo. Per l’assegnazione non conterà solo la popolazione regionale. Questa la sostanza del nuovo piano migranti e sbarchi che il Governo Meloni ha in mente di portare avanti per cercare di dare una risposta ad un problema diventato ormai urgenza.
Il Viminale studia e vara una strategia d’intervento, in virtù di numeri che sono più che raddoppiati rispetto a quelli dello scorso anno: un disegno che, così pare, intende distribuire i cittadini stranieri in maniera differente, con una maggiore flessibilità soprattutto nei capoluoghi, oggi unico punto di raccolta.
Dunque non più in via esclusiva in proporzione alla popolazione residente, ma solo in una quota del 70%, perché il restante 30% sarà calcolato rispetto alla superficie del territorio. Il tutto per cercare una soluzione alla pressione che, da tempo, subisce l’intero sistema dell’accoglienza.
L’iter è tracciato e il contenuto è stato oggetto di una circolare che il Ministero dell’Interno ha inviato ai prefetti, incaricati ad indire i bandi per reperire nuove strutture d’accoglienza.
E quando si parla di accoglienza, la Lombardia è in cima alla classifica, con il 13% del totale dei migranti, seguita da Emilia Romagna con il 10% e dal Lazio con il 9%, il che, tradotto in numeri, significa 16.232 dei 128.902 accolti sul territorio nazionale.
Un tema che riguarda ovviamente anche Bergamo e che non tocca solo l’impegno sociale dell’amministrazione comunale, ma anche il sempre più ingente impiego di risorse per cercare di far fronte ad una situazione emergenziale.
“Non mi pare che i nuovi criteri di distribuzione dei migranti annunciati dal governo possano rappresentare un decisivo miglioramento della situazione – spiega Giorgio Gori, sindaco di Bergamo –. L’accoglienza dei migranti è caotica, affannosa e improvvisata perché i flussi migratori – erroneamente – continuano ed essere trattati come un’emergenza. Sono invece un fatto strutturale, ben difficile da arginare, come sta imparando chi per anni ha parlato di porti chiusi e blocchi navali. Ci sono i migranti, ma manca il governo, nel senso che lo Stato non ha né un piano né in organizzazione adatti a gestire la situazione, che si limita a scaricare sui territori”.
Ora, prosegue Gori, “il problema è che il sistema prefetture-sindaci-terzo settore, che fin qui ha faticosamente supplito all’assenza dello Stato, adesso è saturo e non ce la fa più. I migranti continuano ad arrivare, non parliamo dei minori non accompagnati, e noi – letteralmente – non sappiamo più dove metterli”.
Il sistema va quindi completamente riformato, sostiene l’esponente del Pd, “mettendo in campo risorse e capacità logistiche dello Stato, che per legge ne ha la responsabilità. E non basta occuparsi della prima accoglienza, perché tutti sanno che con le attuali regole oltre il 50% delle richieste d’asilo è destinata ad essere respinta (anche grazie al decreto Cutro che ha ulteriormente ristretto i termini di ammissione), ma che il governo è in grado di rimpatriare solo una minima parte di coloro cui mette in mano il foglio di via”.
Significa, conclude, “che quasi tutti i ‘diniegati’ – coloro a cui è stato negato il permesso di soggiorno – sono destinati a rimanere nelle città come irregolari, senza documenti e senza possibilità di lavorare legalmente. Anche questa ‘fase B’ non può più essere lasciata sulle spalle dei territori, perché si traduce in crescita dell’insicurezza e del degrado nelle città. Chi può essere rimpatriato va rimpatriato, ma tutti gli altri vanno riportati nella legalità, investendo sulla loro integrazione”.






