Airbnb, a Bergamo tremila alloggi e fino a 16mila euro di ricavi: “Rischiamo di avere città di plastica”
Il boom degli affitti brevi rischia di avere risvolti sociali drammatici. Capozzi (Albergatori Ascom): “Guadagni troppo più alti di un normale affitto, si perde la vera anima della città”
Bergamo. Dopo due anni fortemente condizionati dalla pandemia, il turismo a Bergamo ha ripreso a correre più forte di prima: già il “rimbalzo” post Covid aveva scatenato in città, ma anche nelle Valli, un’effervescenza che l’anno della Capitale Italiana della Cultura non ha fatto altro che elevare all’ennesima potenza.
A certificarlo, già dall’inizio dell’anno, è stato il trend delle ricerche dei viaggiatori, in particolare su Airbnb dove sono quasi duplicate rispetto al 2022 per Bergamo: turisti soprattutto italiani, ma tallonati da brasiliani, americani, tedeschi e francesi, programmano soggiorni nella nostra città, il più delle volte scandagliando l’enorme offerta veicolata dal portale statunitense.
Una realtà che nella nostra provincia, come raccolto da insideairbnb.com, al 30 giugno 2023 contava quasi tremila alloggi: 2.982 in tutto (600 in più dello scorso anno), il 37% dei quali (1.102) con sede in città dove nel 98,5% dei casi la tipologia di soggiorno è a breve termine.
Sulla piattaforma si trova un po’ di tutto, ma la stragrande maggioranza degli annunci riguarda intere case/appartamenti (79,1% dei casi), seguite da stanze private (19,3%) e in minima parte da stanze d’albergo (1%) e stanze condivise (0,6%). Percentuali che si confermano anche se si stringe il focus sulla sola città, dove le percentuali diventano rispettivamente del 72,6%, 24,8%, 2,2% e o,5%.
Da tempo si cerca di governare un fenomeno che ci ha messo davvero poco a finire nelle mani di vere e proprie società specializzate, sia all’estero che nella Bergamasca: in provincia di Bergamo, infatti, il 55,9% degli host su Airbnb hanno annunci multipli, anche con più di 40 alloggi gestiti, e la percentuale in città si erge addirittura oltre il 67%.
La concentrazione è ovviamente fortissima in città, con punte clamorose in Città Alta, ma l’offerta è ampia anche nella zona del Sebino e nelle Valli, dove in certi casi gli Airbnb rappresentano l’unica possibilità di soggiorno.
La situazione degli Airbnb in provincia: in rosso le case e gli appartamenti interi in affitto, in verde le stanze private ©insideairbnb.com
La situazione degli Airbnb in città: in rosso le case e gli appartamenti interi in affitto, in verde le stanze private ©insideairbnb.comSu 243 Comuni sono solo 39 quelli che al 30 giugno non avevano alcun annuncio sul portale: dopo Bergamo, è Riva di Solto ad avere il maggior numero di strutture (103), seguita da Lovere (75) e Seriate (54).
“Potremmo parlare di Far West – taglia corto Alessandro Capozzi, dell’Hotel Città dei Mille, presidente del gruppo Albergatori di Ascom Bergamo – È davvero difficile tenere sott’occhio la situazione, anche se l’introduzione del Codice Identificativo Regionale (CIR) che a breve diventerà anche nazionale ha aiutato tanto a far emergere il sommerso”.
Basta pensare alla quota che l’Agenzia delle Entrate ha contestato ad Airbnb per comprenderne la portata: ammonterebbe infatti a oltre 500 milioni il debito, sotto forma di imposte, che il portale degli affitti brevi non avrebbe corrisposto in questi anni al Fisco italiano.
“Il fenomeno – continua Capozzi – è imponente e si può fare del proprio meglio per provare a controllarlo, ma umanamente sarebbe impossibile inviare i vigili a monitorare non si sa bene cosa. Dall’ultima nostra rilevazione, nel 2019, l’extra alberghiero rappresentava il 75% circa dei posti letto in città: oggi, con l’apertura degli alberghi Santo Spirito e Life Source possiamo stimare che sia sceso al 70%, ma comunque una percentuale importante. Deve essere chiaro che entrambi facciamo lo stesso mestiere, quindi sarebbe più corretto che tutti dovessimo rispettare le stesse e la stessa fiscalità”.
Per provare a riequilibrare le forze in campo, nei corridoi di Federalberghi c’è chi ha proposto di imporre ad Airbnb un soggiorno minimo di due notti. Soluzione che non convince Oscar Fusini, direttore di Ascom Confcommercio Bergamo: “Non sta in piedi, si rischia di arrivare a uno sbilanciamento nel senso opposto – evidenzia – Credo che il primo passo sia che Airbnb risponda alla legge italiana fornendo l’elenco degli host e degli alloggi: servono leggi ferree e poi bisogna farle rispettare. A quel punto che ognuno competa con le proprie armi, ma in modo equo e nel rispetto della concorrenza”.
Ma quale potrebbe essere, dunque, una soluzione? Capozzi ipotizza un tetto al numero massimo di camere e posti letto per ogni quartiere cittadino: “Si scelga un parametro e si faccia valere quel numero per tutti, alberghi e non, senza distinzioni – spiega – Non governare il panorama dell’extra alberghiero alla lunga rischia di essere controproducente. Come? Stiamo andando a grandi passi verso una città alta, ad esempio, dove non abiterà più nessuno. Il turista oggi vuole vivere la città vera, genuina, non luoghi di plastica che non hanno anima. Siamo sicuri che questo trend continuerà all’infinito? Negli Stati Uniti si è già invertita la tendenza, con l’offerta che ha superato la domanda e ora sta prefigurando una bolla economica: i prezzi crollano, la redditività anche”.
Gli Airbnb di Bergamo che lavorano di più arrivano ad avere alloggi occupati anche 300 giorni l’anno, con ricavi medi che nei 12 mesi superano abbondantemente i 16mila euro.
“Chiaro che con questi numeri l’idea di fondo del singolo che arrotonda è superata, ormai siamo di fronte a veri e propri imprenditori – continua Capozzi – Oggi chi possiede un appartamento libero viene messo nelle condizioni di dover decidere se affittarlo con canoni equi, ipotizziamo 450 euro al mese, trasformarlo in affittacamere che frutta anche 1.200/1.300 al mese o darlo in uso a queste società che mi corrispondono una cifra a metà tra questi due estremi. Così si droga il mercato e gli affitti della zona di conseguenza vengono pompati e spinti verso l’alto da questo tipo di offerta”.
Il risvolto sociale è per certi versi drammatico.
“Non si trovano più appartamenti in affitto e se ci sono i canoni sono arrivati a livelli incredibili – aggiunge Fusini – In questo modo si sta fermando il naturale processo di uscita di casa dei giovani. Al tempo stesso chi registra un affitto lo deve fare con un contratto e con tasse che di conseguenza sono da pagare, mentre permangono i dubbi sui versamenti e sulle dichiarazioni dei proventi degli alloggi che si trovano su Airbnb. Ma finché l’Agenzia delle Entrate non avrò accesso al numero delle strutture e a quello delle prestazioni sarà complicato verificare”.
Ma in quella che, lato extra alberghiero, sembra diventata una corsa all’oro, gli albergatori non intendono innescare alcun conflitto: “Dobbiamo ammettere che se Bergamo ha fatto il salto di qualità dal punto di vista turistico parte del merito va anche ad Airbnb e a queste strutture che hanno garantito un’offerta capace di soddisfare maggiormente la domanda delle famiglie – evidenzia Capozzi – Questa è diventata una forza del territorio e non farebbe bene a nessuna una dualità tra le nostre realtà: però i numeri devono essere governati e le regole uguali per tutti”.
Tra i gestori di alberghi c’è anche chi ha avuto la forza di adattarsi alla mutazione del mercato, rispondendo con difficili e dispendiosi adattamenti dei propri spazi alla concorrenza degli affittacamere: riconvertendo alcune stanze e ricavando anche un angolo cottura sono riusciti a soddisfare le richieste specifiche di chi viaggia con i figli e, potendo contare su un livello di servizio senza dubbio maggiore, i benefici non si sono fatti attendere troppo.
Allo stato attuale, con il turismo che procede a gonfie vele spinto da un aeroporto che continua a far segnare record di passeggeri, il lavoro c’è per tutti: “Ma saremmo pronti a una possibile flessione? – si interroga il presidente degli albergatori di Ascom Confcommercio Bergamo – Dobbiamo chiedercelo, perché in futuro le certezze di oggi potrebbero scomparire. Nel frattempo speriamo di non aver trasformato angoli di città in luoghi artificiali senza più un’anima”.


