Banche tassate sugli extraprofitti: “Una non soluzione al carovita”
Il bergamasco Carlo Piarulli, capo dipartimento credito & finanza di Adiconsum, è tranchant: “Lungi da noi l’idea di prendere le ‘difese’ degli Istituti di credito, ma il timore che l’annunciata tassa del 40% si risolva in ben poca cosa, è fondato”
“L’ennesima manovra ‘una tantum’. Una volta esaurito il ‘tesoretto’ da circa 3 miliardi, tutto tornerà come prima”.
Carlo Piarulli, capo dipartimento credito & finanza di Adiconsum, è decisamente tranchant sulla questione relativa alla tassazione degli extra profitti delle Banche, varata lunedì 7 agosto dal Consiglio dei ministri nel Decreto legge Omnibus, e che martedì 8 ha registrato, come primo effetto, la pesante flessione (poi mitigata mercoledì) dei titoli bancari (dal – 5,94% di Unicredit al – 8,67% di Intesa Sanpaolo, dal -9,09% di Banco Bpm fino al – 10,94% di Bper Banca) che, oltre a ‘bruciare’ 8,65 miliardi di capitalizzazione, hanno causato lo scivolone di oltre due punti percentuali del listino Ftse Mib, assestatosi a quota 27942.
“Lungi da noi l’idea di prendere le ‘difese’ degli Istituti di credito, che sanno ampiamente tutelarsi – chiarisce subito il funzionario bergamasco dell’Associazione, costituita nel 1987 nell’ambito della Cisl nazionale – ma il timore che l’annunciata tassa del 40% si risolva in ben poca cosa, è fondato”.
E Piarulli, bergamasco, un lungo passato da sindacalista nel settore bancario orobico, argomenta la sua tesi. “Dato che la norma in questione è stata pensata e varata per colpire l’eccessiva differenza fra i tassi esercitati dalle Banche nell’erogazione dei prestiti e quelli pagati ai propri clienti nel periodo 2021-2023, quando cioè i tassi della Bce si sono impennati – chiarisce – il vero elemento discriminante non sono gli utili in quanto tali, ma l’eccessivo margine ricavato dalle Banche nei confronti della clientela”. La forte tassazione, quindi, è stata voluta dal Governo come “una sorta di riparazione obbligata, per sanare la distorsione del mercato del credito”.
Detto ciò, le perplessità di Adiconsum sul provvedimento sono molteplici: dalla sua estemporaneità al come verranno ridotti i tassi sui mutui; dai criteri con cui individuare, ad esempio, i potenziali mutuatari fruitori dei benefici alle modalità per far ricadere sui consumatori eventuali vantaggi. E, soprattutto, alla necessità di dare continuità alla riduzione dei costi.
Ombre che, forse, verranno fugate dopo la pubblicazione del DL in Gazzetta Ufficiale.
“Nel 2021 – ricorda Piarulli – arrivarono alcune importanti misure a favore dei giovani fino a 36 anni (con Isee entro i 40 mila euro) alle prese con un mutuo per l’acquisto della loro prima casa: tassi agevolati, niente imposta di registro catastale e ipotecaria, ma anche un credito di imposta in caso di pagamento dell’Iva e la garanzia dello Stato sull’80% della quota capitale”.
“Peccato – denuncia il Capo Dipartimento di Adiconsum – che di queste condizioni agevolatorie, sottoscritte da oltre 280 Istituti di credito e in scadenza al 31 dicembre – nell’attuale DL non vi sia alcuna menzione di rinnovo”.
Ma c’è un altro potenziale rischio, che il responsabile credito & finanza dell’Associazione consumatori intravvede nelle pieghe del provvedimento: “Incentivare le banche a ridurre l’erogazione del credito, a famiglie ed imprese, perché non più remunerativa. Concentrando, di contro, le attenzioni degli Istituti di credito sulla ‘trasformazione’ della liquidità dei clienti, giacente sui conti correnti, in investimenti in prodotti finanziari, le cui commissioni generano valore per le Banche”.
Secondo Piarulli, insomma, “l’ennesima emergenza carovita-alle-stelle”, esplosa anche a causa della potente fiammata inflattiva, “viene risolta con una non-soluzione”. E ciò a detrimento di una politica di “reale lotta all’evasione fiscale”.
Quindi? “Se lo Stato legittima il prelievo da chi secondo lui realizza profitti maggiori a quelli che sarebbero i tetti (cioè i livelli degli anni precedenti) – replica Piarulli – ciò significa che l’Italia non è un Paese ad economia di mercato dove si guadagnano e si perdono soldi rispetto alle proprie capacità, ma un’Italia assistenzialista ed emergenzialista”.
E questo, cosa significa, concretamente? “Questo si chiama vivere alla giornata, senza progettualità e senza interventi che risolvano i problemi alla base. Invece, lo Stato dovrebbe intervenire solo per dettare le regole, uguali per tutti, e per abbassare il peso del fisco, a consumatori e a fornitori di servizi”.
Solo nella serata di martedì 8 agosto è arrivata la nota del Mef: “La misura proposta dal ministro dell’Economia e finanze – vi si legge – condivisa e approvata dal Consiglio dei Ministri, nasce sulla scia di norme già esistenti in Europa, in materia di extra margini bancari” e “gli Istituti bancari che hanno già adeguato i tassi sulla raccolta, così come raccomandato lo scorso 15 febbraio con specifica nota da Banca d’Italia, successivamente richiamata dal ministro Giorgetti in occasione dell’assemblea Abi del 5 luglio, non avranno impatti significativi come conseguenza della norma approvata in Consiglio dei Ministri”.
“Al tempo stesso – conclude il comunicato – la misura, ai fini della salvaguardia della stabilità degli Istituti bancari prevede anche un tetto massimo per il contributo che non può superare lo 0,1% del totale dell’attivo”.
La prova dei fatti è, inesorabilmente, attesa per il bimestre maggio-giugno 2024, quando la maggior parte dei bilanci delle Banche italiane, relativi all’attuale esercizio, verrà sottoposta all’approvazione dei CdA e successivamente delle Assemblee degli azionisti.




