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“Rischi in officina, il manager non vigilò”: condannato per la morte di Leonardo Scarpellini, ecco perché

L’infortunio costato la vita al 24enne, mentre sostituiva le sospensioni di un camion con l’aria compressa: “Pratica pericolosa, ma consentita per risparmiare tempo”

Bergamo. L’infortunio sul lavoro costato la vita al 24enne Leonardo Scarpellini, morto mentre sostituiva la molla idraulica di un camion il 19 gennaio 2017 a Boltiere, è da ricondurre “a un rischio specifico dell’attività aziendale, prevedibile e previsto”. Così i giudici motivano la condanna in primo grado a 2 anni (pena sospesa e non menzione) dell’amministratore delegato della Volvo Group Retail Italia Giovanni Lo Bianco, sentenza emessa lo scorso 11 luglio in tribunale a Bergamo.

La molla è esplosa colpendo in pieno petto la vittima, provocandone il decesso in breve tempo (1 ora e 45 minuti secondo il referto). Nei confronti del manager Volvo condannato, i giudici ravvisano una “violazione grave del dovere di vigilanza”; sull’attività del povero Scarpellini, ma anche su quella dei suoi preposti e dipendenti che avevano “consentito e tollerato quella che era ormai una prassi ricorrente e altamente rischiosa”.

Nonostante le indicazioni contrarie, per svolgere l’operazione risultata fatale al giovane si utilizzava l’aria compressa. “Evidentemente perseguendo l’interesse della società ad un rapido svolgimento della mansione, con un apprezzabile risparmio di tempo e di forza lavoro”, osservano ancora i giudici. Al contrario, se svolta correttamente l’operazione doveva essere piuttosto “lunga e complessa”. E prevedeva “l’adozione di altre misure organizzative”, come il supporto di un collega (quel pomeriggio Scarpellini si ritrovò a lavorare da solo, ndr) che avrebbe “facilitato anche lo svolgimento manuale, cioè senza l’utilizzo dell’aria compressa, della pesante manovra” per allungare la sospensione e fissarla, “così neutralizzando il prevedibile rischio di infortunio”.

Citando la Cassazione, la sentenza ricorda che non ci sono responsabilità in capo al datore di lavoro se il dipendente ha un “comportamento imprudente”, messo in atto “autonomamente e in un ambito estraneo alla mansioni affidategli”. Ma nel caso specifico, non solo la sostituzione delle sospensioni era un’attività ricorrente, ma era “praticamente impossibile o altamente faticoso alloggiare la nuova sospensione senza l’ausilio dell’aria compressa – ribadiscono dal tribunale – divenuto uno strumento di impiego ordinario e diffuso”.

Leonardo Scarpellini lavorava a Boltiere da poco più di un anno: soltanto una settimana prima dell’incidente aveva festeggiato l’assunzione a tempo indeterminato.