Højlund al Manchester United: cosa perde e cosa “guadagna” l’Atalanta
L’attaccante danese poteva essere il riferimento attorno al quale costruire il futuro, ma la sua cessione consente alla società di incassare una cifra record e di tenersi stretta i suoi altri gioielli
Settantacinque milioni, ai quali se ne aggiungeranno altri 10 al raggiungimento di determinati risultati sportivi: il passaggio di Rasmus Højlund dall’Atalanta al Manchester United, tormentone del calciomercato nerazzurro, ha confini ben precisi.
Per privarsi del suo gioiellino, i nerazzurri hanno sempre sparato alto e tenuto il punto: non c’era la voglia né la necessità di vendere l’attaccante danese, ma di fronte a offerte di questa portata (compresa quella fatta dai Red Devils al giocatore) è difficile, per non dire impossibile, dire di no.
Un lungo tira e molla, fatto di approcci più o meno decisi, di proposte, rifiuti e costanti rilanci: un po’ per sfinimento, gli inglesi si sono convinti ad accontentare il loro tecnico ten Hag, che su Højlund aveva messo gli occhi da un pezzo, rinunciando probabilmente a valutare qualsiasi altra alternativa.
Alla fine l’offerta giusta è arrivata e fa sorridere pensare a un anno fa, quando nell’ambiente erano diversi i tifosi che si interrogavano se fosse opportuno investire 17 milioni di euro per l’acquisto di un 19enne proveniente dal campionato austriaco che, sulla carta, sarebbe dovuto essere solo la riserva di Zapata e Muriel.
I fatti, invece, hanno scritto un’altra storia: un po’ per le noie fisiche dei colombiani e un po’ per le eccezionali doti di quel ragazzotto arrivato dallo Sturm Graz, Gian Piero Gasperini lo ha subito coinvolto nelle rotazioni offensive, mettendo sotto i riflettori un talento cristallino.
Sicuramente ancora da modellare e smussare, ma con un altissimo potenziale inespresso.
La sua avventura a Bergamo è durata meno del previsto e a livello tecnico l’Atalanta si ritrova senza un sicuro titolare, il prototipo dell’attaccante moderno sul quale davvero si poteva costruire il futuro. Intelligente, affamato, forte fisicamente e con un’accelerazione impressionate: impossibile dimenticare quella incontenibile dell’Olimpico, contro la Lazio, dove solo l’intervento coi piedi di Provedel gli negò una rete che avremmo rivisto decine di volte.
I nove gol messi a referto in campionato raccontano tanto, ma non tutto, di cosa ha rappresentato Højlund per l’attacco atalantino: un allarme costante per le difese avversarie, spesso costrette al raddoppio, il porto sicuro in cui rifugiarsi nei momenti di difficoltà, l’uomo capace (insieme a Lookman) di cambiare la partita con una giocata.
Ma la partenza del danese ha anche i suoi risvolti “positivi”, a partire ovviamente dalla cifra incassata che va a coprire, con una buona parte di avanzo, tutte le spese sostenute fin qui in entrata. Compresa quella record per El Bilal Touré che, in attesa della prova del campo, almeno a livello numerico rappresenta già il suo sostituto.
Ma l’operazione che ha portato Højlund al Manchester United è anche, probabilmente, la pietra tombale su qualsiasi altra partenza eccellente: Scalvini e Koopmeiners erano entrati nelle liste dei desideri di diversi top club italiani ed europei, ma se prima l’Atalanta poteva essere disposta a sedersi a un tavolo per ascoltare eventuali offerte, ora non ha alcuna intenzione di lasciar andare i suoi due migliori interpreti di difesa e centrocampo, la cui sostituzione sarebbe anche più complicata.













