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“La musica ci può salvare” è il libro d’esordio di Gigi Salvoldi

L’imprenditore gandellinese dà voce al suo amore per la musica nel suo primo viaggio letterario, presentato la sera di martedì 11 luglio al Centro Daste

Bergamo. “Non siamo tutti delle rockstar, ma siamo tutti esseri musicali”: queste le parole dalle quali risulta impossibile prescindere nell’intraprendere il viaggio nell’opera d’esordio del gandellinese Gigi Salvoldi, dal titolo “La musica ci può salvare”, edito da Albatros.

Queste le parole spesso ripetute nel primo libro dell’autore, compositore, cantautore e produttore musicale – nonché animatore musicale, musicoterapeuta, magister e supervisore del modello Benenzon – bergamasco. Nell’introdursi al pubblico presente alla presentazione della sua opera letteraria, la sera di martedì 11 luglio al Centro Daste, Salvoldi preferisce affidarsi a un termine dal quale, più che da ogni altro, si sente rappresentato: “Sono un musicofilo – dichiara – perché amo la musica. Nulla di più”.

E, nell’orgoglio di quella definizione, risuona tutto il peso degli studi di Oliver Sacks, autore, tra le tante cose, di “Musicofilia” e “Risvegli”. Emerge la forza del risveglio di Salvoldi, risplende la luce di quella “lampadina” – così ama definirla – che ha acceso in lui la voglia di iniziare e portare a termine un progetto importante. Grazie agli stimoli di Sacks e al cruciale incontro con Rolando Omar Benenzon (sua guida nella formazione in musicoterapia a Buenos Aires), Salvoldi raccoglie materiale, conoscenze, storie, esperienze e inizia a metterle su carta. L’idea nasce durante la pandemia, urlata dalla voglia, della gente, di cantare all’unisono sui balconi delle proprie case, felice di poter comunicare qualcosa. Di gridare: “Ci sono anch’io e ho qualcosa da dire”.

“L’obiettivo del mio libro – prosegue – è portare il lettore a riflettere sui vari modi in cui la musica ci tocca, ci rappresenta, ci appartiene (e ci salva, nda). Perché tutti siamo sullo stesso piano dal punto di vista dell’ascolto. Tutti riceviamo onde sonore proprio perché la musicalità è l’abilità, del nostro cervello, di percepirle. Ognuno di noi è un potenziale destinatario di quest’opera e il mio libro vuole essere un punto fermo per chiunque abbia bisogno di musica per vivere, per tutti coloro che hanno trovato, in essa, un gancio a cui aggrapparsi con tutte le forze per superare l’abisso del disagio e del dolore, lasciandosi così trasportare sulla riva più sicura”.

E sono proprio il disagio e il dolore a rappresentare il fil rouge del testo di Salvoldi. Disagio e dolore che possono essere indagati e affrontati con una canzone a farci da scudo, a proteggerci, a ricordarci la strada della felicità. L’autore non manca di riportare esperienze personali, come il dialogo derivato da un incontro causale tra la madre, insegnante, e un ragazzo di una casa-famiglia con cui Salvoldi stava tenendo un laboratorio. Su un autobus, la donna e il giovane parlano di una canzone composta durante il laboratorio. Il ragazzo è soddisfatto: “Lì dentro ci sono proprio le nostre parole – esclama –: ora ci rispettano, prima sapevano solo scherzarci”. La musica che regala considerazione, porta condivisione, determina inclusione. La musica corre in aiuto di chi è in difficoltà, lo prende per mano e, nell’emozione, palesa l’importanza di essere se stessi, di sentirsi giusti.

Alla fine di ogni capitolo, Salvoldi lascia esperienze e domande come spunti per approfondimenti, anche in un’ottica di formazione nelle scuole; nelle ultime pagine del libro, alcune compilation personali adatte a diversi mood. Sulla copertina, un’illustrazione realizzata dalla figlia, nata dal desiderio, dell’autore, di raffigurare un’immagine vista in sogno.
All’interno, il viaggio di un musicofilo. Di un “essere musicale” innamorato di ciò che fa.