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Amicizia e famiglia: esiste davvero un confine?

Continua la nostra riflessione sull’amicizia. Una nostra giornalista affronta il tema dei legami di sangue. Amicizia e famiglia possono coincidere?

Siamo sempre stati solo noi tre, unitissimi. Io, mia madre e mio padre. La loro storia è comune a quella di molte altre famiglie: lei pugliese, lui sardo, giovanissimi, decidono di lasciare la loro terra per garantirsi un futuro migliore. Diventano entrambi infermieri, si conoscono al lavoro, in ospedale. Prima colleghi, poi amici, finchè non è arrivato l’amore.

Da lì è iniziato tutto. Oramai sono più di quaranta gli anni che hanno trascorso lontano da casa. Per mia mamma una vita passata a 800 chilometri dalla Puglia, per mio padre un’esistenza oltre il mare dell’isola. Non è facile non sentirsi soli in queste circostanze, non è facile lasciare tutto alle spalle, famiglia, abitudini, amici, e mettere radici altrove.

L’amore per i miei parenti, fortissimo, è stato consumato per lo più al telefono: quante telefonate con i nonni!

In questi casi gli amici diventano una seconda famiglia. Coloro con cui ti confidi, ti scontri, ti confronti.

E credo che il merito sia tutto dei miei: sono cresciuta in una casa accogliente e aperta. Mi è stato insegnato che gli amici riempiono la vita, che l’importante è circondarsi di persone che ci fanno stare bene, che amiamo e di cui ci fidiamo.

A casa nostra non è mai stato necessario avvisare per fare un salto: un caffè inaspettato, un posto a tavola aggiunto all’ultimo minuto, un letto preparato in emergenza. Per noi l’ospitalità di amici e parenti ha sempre avuto la stessa importanza.

Anche ora, che non vivo più con i miei, la tradizione continua. Ed è per me fonte di orgoglio sapere che alcuni amici, passando nelle vicinanze di casa mia, hanno piacere a fermarsi per stare un po’ insieme.

L’amicizia è quindi una forma di amore sacra e genuina: gli amici possono essere i fratelli e sorelle che scegli.

Considero la mia migliore amica una sorella a tutti gli effetti, una donna da cui prendere esempio. Il primo concerto, il primo giro in macchina dopo la patente, l’esame di scuola: una strada condivisa da tantissimi anni, fatta di gioie, di cadute, di conquiste.

Le affiderei tutto: dal conto in banca alla mia vita stessa. Non posso fare a meno di chiamarla quando ho una buona notizia e anche una pessima.

Senza di lei non avrei potuto superare periodi molto difficili e tristi: la perdita di un lavoro, la depressione (il mio Mostro D), e altri.

La verità è che certe cose non le puoi dire al telefono a una persona che sta a più di 800 chilometri di distanza.

Devi quindi imparare ad affidarti di persone con cui costruire un legame giorno dopo giorno. E penso che non sia un caso che l’uomo che a breve sposerò, dopo nove anni insieme, è stato prima di tutto un mio amico. Quel ragazzino che viveva dall’altra parte della strada, cresciuto insieme a me e diventato un uomo meraviglioso.