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Sostenibilità, le azioni promosse da Confindustria: pronta a sostenere le Pmi

Cristina Bombassei: “Negli ultimi due anni, il nostro Gruppo Tecnico Responsabilità Sociale dell’Impresa ha intrapreso numerose azioni e iniziative per sostenere le imprese lungo questo complesso cammino verso il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità”, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e con gli orientamenti e le normative dell’Unione Europea

Bergamo. “La Sostenibilità non è uno slogan. Lavorare, produrre e vivere in ambienti sostenibili saranno fattori indispensabili per affrontare le sfide attuali e future del nostro pianeta e della società. E, soprattutto, delle nostre persone”.

Concludendo – mercoledì 28 giugno, nell’auditorium di Confindustria Bergamo – i lavori della seconda tappa del roadshow che Confindustria ha organizzato per interrogarsi su “cosa sia e quali siano i contorni della Sostenibilità (in vista del convegno nazionale su ‘l’Impresa consapevole – Industria 5.0’, che si terrà a Roma a novembre), Cristina Bombassei, presidente del Gruppo Tecnico Responsabilità Sociale d’Impresa dell’organizzazione imprenditoriale, è stata categorica nel rimarcare che “non è solo una questione ambientale, ma che essa ha anche risvolti di giustizia sociale ed economica”.

A poco più di due settimane dalla presentazione della piattaforma Open-es (vedi articolo del 13 giugno), l’Auditorium di Confindustria Bergamo ha nuovamente ospitato un evento contrassegnato dagli interventi di una decina di relatori, ognuno dei quali ha dato il proprio originale e provocatorio, ma indubbiamente stimolante, contributo sul come “guidare il cambiamento verso un futuro responsabile”. Inquadrandolo, stavolta, non solo nella cornice del gemellaggio che, da gennaio, ha portato Bergamo-Brescia ad essere Capitale italiana della Cultura, ma estendendone il perimetro alla… Cultura d’Impresa.

Il primo monito è arrivato, in apertura, dal presidente di Confindustria, Carlo Bonomi: “La Sostenibilità deve essere globale”. E durante i circa sette minuti di collegamento, il leader degli industriali italiani ha spronato ripetutamente l’Europa dei 27 ad agire, anche su questo fronte-chiave, come un tutt’uno, invece che in ordine sparso. “Considerando che la UE è responsabile di solo l’8% circa delle emissioni mondiali – ha spiegato Bonomi – è indispensabile che essa parli e agisca come un’entità unica, specie difronte a colossi come USA e Cina”. Azioni isolate di singoli Paesi – ha messo in guardia – non possano portare a grandi risultati. “Serve una politica industriale europea – ha ribadito Bonomi – che consenta all’Unione Europea di gettare i pilastri di quella che si prefigura essere la Quinta Rivoluzione industriale. Per partecipare alla quale, detto per inciso, il nostro Paese avrà bisogno di investimenti pubblico-privati per un importo superiore ai mille miliardi”.

E cosa si stia facendo, in concreto, su questo versante, lo ha ricordato poco dopo Cristina Bombassei: “Negli ultimi due anni, il nostro Gruppo Tecnico Responsabilità Sociale dell’Impresa ha intrapreso numerose azioni e iniziative per sostenere le imprese lungo questo complesso cammino verso il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità”, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e con gli orientamenti e le normative dell’Unione Europea.

Dopo aver premesso che “la nostra missione – ha spiegato Bombassei – consiste nel perseguire l’integrazione fra efficienza economica con sostenibilità e inclusione, promuovendo il legame tra benessere collettivo e progresso sociale ed economico” e pur considerato che le imprese italiane stanno dedicando “sempre più attenzione a questi temi, sviluppando prodotti e servizi orientati ai valori emergenti legati alla sostenibilità”, la presidente del Gruppo Tecnico il mondo confindustriale ha detto di aver sentito “la responsabilità di promuovere azioni strategiche che tengano insieme tutti gli aspetti di questa transizione”. Per esempio? “Mettendo a disposizione delle imprese gli strumenti necessari per garantire un percorso equilibrato nel processo di passaggio”.

Data, quindi, “la crescente attenzione riscontrata, all’interno delle imprese, nei confronti delle tematiche della sostenibilità sociale e ambientale”, come Gruppo Tecnico – ha proseguito Bombassei – “abbiamo promosso iniziative volte allo studio di dati, informazioni e best practice da mettere a disposizione delle realtà associate, le Pmi in particolare, per supportarle ulteriormente nelle loro iniziative riguardanti la CSR (Corporate Social Responsability) e l’integrazione dei fattori ESG”.

Il primo progetto si chiama “Raccontiamoci”, concepito per valorizzare l’esperienza e le competenze presenti all’interno del Gruppo Tecnico, ottimizzando la comunicazione strategica sulla sostenibilità. Nel “Best Practices Book” (scaricabile dal sito di Confindustria Bergamo) sono state raccolte “tutte le migliori pratiche delle imprese che fanno parte del Gruppo Tecnico RSI nel campo della sostenibilità”. “Leggendo questo documento – ha commentato ancora Bombassei – emerge che ciò che accomuna anche settori con un core business profondamente diversi, è proprio la logica di implementazione dei fattori ESG in azienda. Dalla messa a punto di strumenti digitali per il monitoraggio e il miglioramento degli indicatori della Sostenibilità, nella filiera dell’impiantistica industriale, all’ottenimento di importanti certificazioni per promuovere percorsi sempre più virtuosi di misurazione e divulgazione degli impatti nel settore della moda”.

In generale, ha aggiunto Bombassei, “assistiamo alla creazione di percorsi informativi ad hoc che consentono di approfondire, conoscere e diffondere le Linee Guida di Sviluppo Sostenibile e di valutare il contributo che l’azienda può offrire al raggiungimento di tali obiettivi. Questi progetti virtuosi mettono al centro i collaboratori stessi, affinché possano diventare promotori e portavoce delle azioni sostenibili sia nella vita aziendale sia nella vita privata”.

Il secondo progetto avviato dal Gruppo Tecnico è stato sviluppato in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma. “Insieme – ha spiegato Bombassei – abbiamo promosso l’iniziativa ‘Fare e comunicare la Sostenibilità: lo stato dell’arte in Confindustria’, volta a comprendere come le nostre imprese stiano rispondendo agli obiettivi di sviluppo sostenibile e attraverso quali canali di comunicazione stiano diffondendo le buone pratiche. Abbiamo quindi raccolto e catalogato modelli di azioni di sviluppo sostenibile al fine di evidenziare gli sforzi delle imprese in materia di sostenibilità e comprendere e analizzare le modalità di comunicazione adottate per le attività legate alla RSI e alla sostenibilità”.

La ricerca ha incluso un’indagine rivolta alle imprese associate, che ha rivelato che poco meno dei due terzi di quelle coinvolte (64%) si impegna in modo medio-alto verso la sostenibilità, con particolare attenzione alle dimensioni economica, ambientale e lavorativa. Ma non è tutto: le aziende più impegnate tendono ad ottenere certificazioni che confermano la loro vocazione sostenibile.

Ma, da questa ricerca, è emerso anche un altro dato interessante. E cioè, “la scarsa propensione delle imprese a collaborare con gli stakeholder esterni, per realizzare progetti legati alla sostenibilità, suggerendo la necessità di lavorare ulteriormente sull’aspetto della condivisione delle informazioni e sulla collaborazione con altri attori strategici per l’integrazione dei fattori di sostenibilità”.

Le considerazioni finali di Cristina Bombassei sulle oltre due ore e mezza di contributi e suggestioni ha toccato la questione delle competenze. “Negli ultimi anni – ha puntualizzato l’imprenditrice – l’ambiente all’interno del quale si muovono le imprese, è profondamente mutato e con esso sono cambiati anche i bisogni e le richieste delle aziende che si sono fatte via via più complesse e articolate. Il ritmo del cambiamento non è più quello progressivo e graduale sperimentato nel passato, ma presenta discontinuità e accelerazioni. Si profila, quindi, uno scenario nuovo in cui tutti siamo chiamati ad affrontare – e vincere – sfide importanti”.

E per farlo, c’è bisogno di sensibilizzare e rendere consapevoli imprese ed imprenditori, dei cambiamenti in atto, aiutandoli ad orientarsi verso percorsi innovativi.

“Per guidare efficacemente il cambiamento in corso – ha aggiunto Bombassei – è essenziale dedicare tempo, energia e risorse allo sviluppo di una cultura organizzativa che sia veramente orientata al raggiungimento degli obiettivi stabiliti”. Un processo che richiede un’ampia e profonda trasformazione delle competenze manageriali, sia nelle aziende che stanno trasformando i loro modelli di produzione, sia in quelle che operano nei settori legati all’economia verde”. Come? Sviluppando competenze non solo tecniche, ma anche gestionali e di networking, al fine di creare connessioni efficaci tra le diverse realtà che si occupano di sostenibilità, apportando un valore aggiunto al processo produttivo.

Di ben 4 milioni di esperti in queste tematiche, ha spiegato il presidente di Federmanager nonché di 4.Manager, Stefano Cuzzilla, sono alla ricerca le aziende italiane da oggi al 2026.

“La transizione sostenibile richiede visione, coraggio e una leadership forte” ha sentenziato Katia Da Ros, Vicepresidente nazionale per l’Ambiente, la Sostenibilità e la Cultura di Confindustria.

“Proprio per questo sono convinta che le basi su cui fonda la nostra industria e tutto il nostro sistema sono quelle giuste per affrontare quest’importante sfida che abbiamo di fronte e costruire un futuro migliore per tutti. Ed in vista del convegno di novembre, la Vicepresidente Da Ros ha sottolineato che uno degli obiettivi è “di aumentare la consapevolezza del cambiamento che ci aspetta”. “Dialogare con le imprese rispetto al cambiamento imponente che si sta facendo strada, per conoscerlo ed abbracciarlo e, soprattutto, per non subirlo”.

Indispensabile, dunque, sarà partire dai dati e dai numeri sia per valutare rischi ed opportunità sia per individuare modelli verso cui evolvere. “È questa la ragione – ha aggiunto Da Ros – per la quale parliamo di consapevolezza, vale a dire la capacità di intuire e di conoscere il cambiamento. Per farlo, coinvolgeremo personaggi illustri, come i rappresentanti delle Nazioni Unite, Accademici, una figura spirituale e, ovviamente, le autorità europee e nazionali”. Oltre al tema della sostenibilità e della consapevolezza, al convegno di novembre sarà affrontato quello dell’industria 5.0. Su cui si è già espressa l’Europa attraverso il paper Industry 5.0, che parla di un’industria europea sostenibile, con l’uomo al centro e resiliente. È questo, quindi, il modello di impresa che l’Europa auspica. Si tratta a tutti gli effetti di una rivoluzione, che è innanzitutto culturale, che porterà nelle aziende dei modelli organizzativi e di produzione profondamente diversi da quelli cui siamo abituati”.

In apertura dei lavori, sono intervenuti i presidenti di Confindustria Bergamo, Giovanna Ricuperati, e della territoriale bresciana, Franco Gussalli Beretta. Richiamando il titolo dell’ultima assemblea dell’organizzazione (‘Competitività sostenibile’), Ricuperati ha detto che “è venuto il momento di uscire allo scoperto per le imprese, e che Confindustria Bergamo sarà faro e guida in questa partita”. “Sostenibilità – le ha fatto eco il collega bresciano – è un mantra per portare avanti le nostre aziende. Non va vista come costo ma come strumento che aiuta a fare emergere ciò che le aziende fanno”.

Decisamente stimolanti i successivi interventi di Paolo Di Cesare, co-founder di Nativa, con una relazione su “Fare sistema come forza gravitazionale” e di Claudia Parzani, Presidente di Borsa Italiana e partner Linklaters, che ha lasciato una lista di ‘parole-chiave’ (vocazione, governance, capitale umano, leader e collaborazione) ad ognuna delle quali ha abbinato ulteriori spunti di riflessione.

C’è stato infine lo spazio anche per una tavola rotonda, interamente da remoto, cui hanno preso parte Laura D’Aprile, Capo Dipartimento Sviluppo Sostenibile del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Paolo Melone, Senior Director, Responsabile Coordinamento Marketing e Business Development Imprese Intesa Sanpaolo e Marco Ravazzolo, Direttore Politiche per l’Ambiente, l’Energia e la Mobilità Confindustria.