Resta in cella il 17enne accusato di terrorismo: “Fomentato da videogames di guerra, non ha contatti con l’Isis”
La decisione del Riesame del tribunale per i minorenni. I legali: “Non è pericoloso, aspettiamo le motivazioni”
Il 22 giugno il Riesame del tribunale per i minorenni di Brescia ha sciolto la riserva e confermato il provvedimento del Gip: resta in carcere il 17enne originario del Camerun e residente nell’hinterland bergamasco ritenuto un sostenitore dell’Isis. L’accusa mossa nei suoi confronti è pesante: associazione con finalità di terrorismo, addestramento, apologia e istigazione a delinquere aggravate.
“Attenderemo il deposito delle motivazioni del provvedimento” spiega l’avvocato Gabriele Pellicioli, difensore del giovane insieme alla collega Marisa Marraffino. Il monitoraggio del sospettato era iniziato a seguito del suo “rapido processo di radicalizzazione violenta” e “alla pubblicazione sui social di video di propaganda jihadista riconducibili all’Isis”, avevano spiegato le forze di polizia; specificando che l’attività investigativa aveva fatto emergere “l’appartenenza del minore a una rete di giovani internauti sostenitori del Daesh (lo Stato Islamico, ndr), presenti in diversi paesi d’Europa e d’America”. Molti dei quali a loro volta arrestati.
Secondo chi indaga, il giovane era pronto a compiere un atto incendiario tra Ponteranica e Sorisole. Una deduzione logica, più che altro. Visto che su una mappa finita nella mani della Digos erano state disegnate delle “x”, forse dei potenziali bersagli nella zona dei colli della Maresana.
La difesa ha nel frattempo nominato un pool di consulenti tecnici informatici di Milano: secondo i legali del 17enne, non ci sarebbe prova informatica della riconducibilità al ragazzo dei contenuti multimediali sequestrati, nemmeno della loro fruizione. E non vi sarebbe prova che il ragazzo abbia professato il giuramento di fedeltà al Califfo. Al massimo si sarebbe registrata una fascinazione per un certo tipo di narrazione religiosa estrema, fomentata da esperienze online con i videogiochi di guerra e da una certa insofferenza adolescenziale verso il sistema (diplomato in una scuola privata, il ragazzo si sarebbe più volte scontrato con i professori, da lui percepiti come razzisti e ostili). Ma soprattutto, sostengono sempre i legali, non risulterebbe nessun contatto operativo del minore con alcuna associazione terroristica.
“Non è una figura socialmente pericolosa affiliata allo Stato Islamico, ma un ragazzo studioso, con precisi progetti di vita al pari dei suoi coetanei: vuole frequentare l’università, è ben integrato sul territorio ed a livello sociale ed ha spiccata capacità autocritica – si limitano a dichiarare gli avvocati Pellicioli e Marraffino -. Sta già emergendo un profilo diverso da quello inizialmente tratteggiato. Molti sono gli elementi a discarico del minore da tenere in considerazione, che continueremo a portare all’attenzione con l’ausilio dei consulenti informatici”. Per questi motivi hanno chiesto la modifica del regime carcerario con una misura meno afflittiva. Il Riesame, però, si è opposto. Le motivazioni serviranno a chiarire il perché.



