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L’ADHD è un problema evolutivo dell’autocontrollo e dell’autoregolazione che manifestano i bambini fin dalla scuola dell’infanzia.

Sono bambini “col motorino sempre acceso”, bambini che vivono le emozioni in maniera incontrollata, che siano positive – come uno stato di iper eccitamento – o negative dovute a una bassa tolleranza di fronte alla frustrazione e che provoca in loro scoppi d’ira. Sono solo alcune, queste, delle difficoltà vissute dai soggetti con un disturbo dell’attenzione e dell’apprendimento. Si tratta di un vero e proprio problema evolutivo chiamato ADHD. Ce ne parlano Alice Giangiacomo, psicologa e psicoterapeuta del Centro per l’Età Evolutiva e Gian Marco Marzocchi, psicologo del Centro per l’Età Evolutiva e professore associato al Dipartimento di Psicologia dell’Università Milano Bicocca.

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività è un problema evolutivo dell’autocontrollo e dell’autoregolazione che manifestano i bambini fin dalla scuola dell’infanzia – spiega Marzocchi -. Sono bambini che faticano a controllare il movimento e a dirigere l’attenzione verso le attività che vengono loro richieste, per cui faticano ad ascoltare l’insegnante, il genitore. Sono bambini col motorino sempre acceso”.

Le principali difficoltà sono vissute a scuola nel rapporto con il rispetto delle norme sociali e di comportamento. “Il problema principale in classe è che questi bambini hanno difficoltà a rispettare le regole, ma non volontariamente, ma perché il loro bisogno di soddisfare un impulso li spinge a mettere in atto dei comportamenti un po’ al di sopra delle regole. Si crea allora un problema di relazione tra insegnante e alunno. L’insegnante pensa che facciano apposta a infrangere le regole. In realtà sono così perché non riescono a controllarsi, perché hanno bisogno di fare qualcos’altro di più stimolante, eccitante e divertente. Quindi c’è bisogno di stabilire regole più funzionali rispetto al loro comportamento e di mettere i bambini nelle condizioni di rispettarle”.

Anche a casa le problematiche non sono semplici da gestire. Specialmente nel rapporto con i compiti, come spiega la dottoressa Giangiacomo. “Il tema dei compiti è un tema spinoso, perché stiamo chiedendo a un bambino di interrompere un’attività molto piacevole per farne una meno motivante. Il modo in cui possiamo aiutarli è pianificare il più possibile l’attività dei compiti prevedendo spesso delle brevi pause, e poi lavorare per obiettivi, cercando di motivarli il più possibile”.

Come è possibile aiutare i ragazzi con ADHD? Secondo il professor Marzocchi una prima chiave è avvicinarli ad attività extra scolastiche che permettano loro di liberare la loro energia. Ma, anche qui, non bisogna pensare al libero sfogo. “Se facciamo correre in modo indiscriminato questi bambini nel periodo dell’intervallo, una volta rientrati riuscire a farli ritornare a un livello di equilibrio e di controllo dell’attenzione e del movimento è molto più difficile. Quindi non dobbiamo parlare di sfogo ma di attività che permettono loro di imparare a regolare meglio il loro comportamento, le loro relazioni ed emozioni. L’attività extra-scolastica è estremamente importante, perché è utile da un punto di vista sia dello sviluppo motorio che del sistema nervoso centrale, e perché consentono ai bambini di acquisire delle regole, imparare a stare in un gruppo e a rispettare delle consegne che non sono dette dall’insegnante o dal genitore ma dall’allenatore, che per il bambino potrebbe essere estremamente motivante, avendo un ascendente più forte. Sono tutte occasioni per imparare a sviluppare autoregolazione”.

Il lavoro con i bambini è importante ma non è tutto: un risultato efficace, spiega ancora Marzocchi, richiede l’impegno di tutto il contesto attorno ai ragazzi. “La chiave è la terapia multimodale. Non possiamo migliorare la situazione se non lavoriamo con tutta la rete che ruota attorno al bambino. Per cui la terapia dev’essere orientata al bambino ma è molto importante anche il coinvolgimento attivo dei genitori, che devono imparare delle modalità relazionali positive più efficaci e che non sono spontanee. La terza parte è aiutare l’insegnante a leggere correttamente i comportamenti dei bambini e a mettere in atto delle strategie di gestione dell’attenzione e dei comportamenti problematici”.

Il Centro per l’Età Evolutiva offre percorsi anche per chi ha un disturbo da ADHD. “A seguito della parte valutativa – precisa la dottoressa Giangiacomo – che si fa attraverso test e l’osservazione clinica da parte dello psicologo ci sono dei percorsi di presa in carico personalizzati, sia individuali che di gruppo, dove si lavora con altri bambini che hanno la stessa difficoltà e che aiutano molto dal punto di vista delle abilità sociali. La parte importante è che lavorino anche i genitori con colloqui periodici all’interno del percorso che fa il bambino”.