Bergamo Segreta
|Formorone, alla scoperta del borgo che ispirò Giacomo Puccini
Il compositore toscano trovò rifugio nella frazione di Caprino Bergamasco
Caprino Bergamasco. Il silenzio domina imperante fra le strette vie di Formorone.
Un tempo però gli abitanti della piccola frazione di Caprino Bergamasco erano abituati a sentire la dolce musica di GiacomoPuccini, rifugiatosi nell’abitato della Val San Martino a cavallo fra il 1886 e il 1889.
Il compositore toscano trovò infatti fra le dolci colline all’ombra della catena dell’Albenza la pace necessaria per realizzare uno dei suoi più grandi capolavori, l’“Edgar”, lontano dai pettegolezzi che lo investirono nella sua Lucca a causa della relazione extraconiugale con Elvira Bonturi.
L’autore toscano scoprì Caprino Bergamasco già nel 1884 quando, in occasione della realizzazione de “Le Villi”, diede vita a una collaborazione con il poeta e librettista milanese Ferdinando Fontana.
Trascorrendo quest’ultimo la maggior parte della bella stagione nella casa di Antonio Ghislanzoni, Puccini si trasferì in Bergamasca per la prima volta nel luglio 1884 iniziando così il percorso di revisione dell’opera.
L’improvvisa scomparsa della madre costrinse il compositore lucchese a tornare nella propria terra d’origine prima di tornare nuovamente al lavoro in settembre, questa volta a Valcava dove Fontana si era trasferito per godere del clima più fresco della zona.
Caprino rimase così tanto nel cuore di Puccini che lo stesso decise di trasferirsi lì nel luglio 1876 dopo che la relazione con Elvira Bonturi aveva iniziato a creare sospetti anche nei confronti del marito Narciso Germignani.
La donna era infatti rimasta incinta del compositore lucchese, una condizione che diventava ormai difficile da nascondere e che spinse la coppia a trasferirsi nel borgo orobico insieme alla figlia di Elvira, Fosca.
Ad aiutarli ci pensò Fontana che, nonostante le gelosie della moglie Palmira che vedeva in Elvira una possibile rivale, trovò un alloggio all’interno dell’osteria dei coniugi Rubini posta in località Sant’Antonio d’Adda dove si trasferirono l’8 settembre 1866 per due mesi dedicati alla composizione dell’“Edgar”.
Trovando una dimora definitiva a Monza, Puccini venne derubato poco prima di andarsene di un biglietto della Banca di Sicilia dal valore di 100 lire necessario per saldare il conto all’osteria e mandato da Fontana per alcuni diritti maturati con l’editore Ricordi.
Nonostante le malelingue affermassero che si trattasse di una scusa per non pagare l’alloggio, il ladro venne individuato con 60 lire che vennero restituite al padre della “Turandot” che fece ritorno nuovamente il 10 aprile 1887 per festeggiare la Pasqua con gli amici.
Il rientro definitivo avvenne a fine giugno quando Puccini, in compagnia di Elvia, del fratello Michele, di Fosca e del figlioletto della coppia Antonio andarono a Formorone all’interno di un appartamentino affittato da Fontana dalla famiglia Ulietti.
Ammaliato dalla vista su Celana, il musicista italiano completò l’“Edgar”, ma al tempo stesso rovinò gradualmente l’amicizia con Fontana a causa della continua gelosia della moglie tanto da decidere di lasciare definitivamente Caprino Bergamasco il 3 novembre prima di giungere a Milano.
Nonostante un finale melodrammatico, Formorone rimase comunque il luogo che ammaliò Giacomo Puccini tanto da diventare il luogo ideale per una delle opere più belle.
Fonti
AA.VV., Abelàse. Quaderni di documentazione locale, Ponte San Pietro, Sistema Bibliotecario Area Nord-Ovest, Provincia di Bergamo, 2008
Carlo Tremolada, Giacomo Puccini a Caprino Bergamasco, Caprino Bergamasco, Fucina Ghislanzoni, 2007


