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Quei giovani che spalano il fango: speranza della nostra Repubblica
Alcuni giovani bergamaschi impegnati a Faenza

La lezione silenziosa dei giovani impegnati in Emilia Romagna ad aiutare le popolazioni colpite dall’alluvione. Sono gli stessi giovani che protestano in tenda davanti alle Università, che chiedono un salario minimo e diritti per chi è diverso da loro, minoranze che non valgono meno

A volte non servono molte parole. Ce lo insegnano i giovani che spesso incolpiamo di aver ridotto la comunicazione ad emoticon o brevi vocali. Quei giovani che abbiamo visto in questi giorni in Emilia Romagna piegata dall’alluvione, con la pala a togliere il fango da cantine, taverne, strade.

Silenziosi e laboriosi.
Silenziosi come quando protestavano seduti in Piazza Vittorio Veneto a Bergamo chiedendo ai potenti, e a tutti noi, di intervenire per salvare la Terra da un clima impazzito. Questi giovani che spesso accusiamo di ogni degenerazione e che invece sono pieni di sogni, desideri, aspettative. Speranze.

Le leggo spesso negli sguardi degli stagisti che svolgono periodi di alternanza scuola-lavoro a Bergamonews. Le ritrovo in alcuni articoli di BGY, la parte riservata ai giovani del nostro giornale.

Ed è così che anche con Luca Andreini, che ha fondato e dato vita con altri giovani a Visionary Bergamo – appuntamento dove migliaia di giovani connessi da tutta Italia si incontrano per affrontare i cambiamenti in corso e dare forma al prossimo futuro – che è venuto in redazione e narra di questa esperienza a Faenza.

“Visionary Bergamo è stata in Emilia Romagna, in pieno centro di Faenza, per contribuire alla catena solidale utile a ristabilire una dimensione di “normalità” dopo l’alluvione dello scorso maggio – racconta Luca Andreini -. Abbiamo assistito a un evento senza precedenti, con una probabilità di verificarsi ogni 200 anni. L’Italia è da sempre un Paese adattivo, efficace a rispondere tempestivamente alle emergenze. Ma quando si tratta di prevenirle? Vivere senza un piano editoriale dei propri pensieri futuri, senza prenotazioni di voli e luoghi in cui dormire se non all’ultimo momento, senza lo zaino pesante dei beni materiali da gestire, essendo sempre (o quasi) disponibile per aiutare gli altri quando ne hanno bisogno. Pronti a immergersi nell’ennesimo pensiero o attività ossessiva che risponde alla nostra curiosità e voglia di creare valore: questo è al momento lo stato più vicino al lusso che possiamo concepire”.

Sono gli stessi giovani che protestano in tenda davanti alle università chiedendo affitti calmierati, perché l’istruzione sia garantita come prevede la nostra Costituzione.
Sono gli stessi giovani che chiedono un salario minimo per avere una dignità nel mondo del lavoro.
Sono gli stessi giovani che disegnano e sognano un futuro di diritti anche per le minoranze, per ciò che è diverso da loro, ma non per questo ha meno valore.

Finché l’Italia ha questi giovani, abbiamo speranza. Cerchiamo di farne tesoro e di “abdicare” o rinunciare ad alcuni nostri privilegi. Buona festa della Repubblica!