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Pizzaballa, una Coppa senza festa “Sfavoriti, ma ce la siamo meritata”

Il portiere ricorda, 60 anni dopo: “Noi un gruppo di ragazzotti pronti a combattere. E un nucleo bergamasco fondamentale”. Ma la morte di Papa Giovanni spense gli entusiasmi

Pizzaballa, Pesenti, Nodari; Veneri, Gardoni, Colombo; Domenghini, Nielsen, Calvanese, Mereghetti, Magistrelli: gli appassionati di storia della Dea, quella formazione ancora la recitano a memoria. Perché anche se sono passati 60 anni (2 giugno 1963-2 giugno 2023) chi ricorda la vittoria (3-1: 4′, 48′ e 81′ Domenghini, 84′ Ferrini)) in Coppa Italia ha bene in mente anche quegli undici, il loro allenatore Tabanelli, i tre gol di Domenghini che strapazzarono il Torino. A San Siro, nello stadio che ha accolto l’Atalanta anche per le sue prime imprese di Champions.

“Eh questi 60 anni potevano essere una buona occasione per tornare a vincerla, la Coppa”, fa notare Gigi Pizzaballa. “Peccato, chiaro che si doveva affrontare l’Inter che è davvero una squadra internazionale con tanti campioni, i valori erano un po’ diversi, anche se in quel momento forse l’Inter non era così forte quando qualche mese fa ha eliminato l’Atalanta, che purtroppo per un motivo o per l’altro non ha avuto gli Zapata e Muriel che l’hanno fatta grande”.

Gigi, facciamo un passo indietro, alla vostra finale. Dove pochi credevano in voi.

“Non eravamo certo i favoriti. Però eravamo una squadra solida, senza primedonne. Da Costa era infortunato, Nielsen e Colombo i due tecnicamente più validi e poi un gruppo di ragazzotti” sorride Pizzaballa “pronti a combattere. Ma non avremmo mai pensato di vincere”.

Pizzaballa, Pesenti, Nodari, Gardoni, Domenghini: quasi mezza squadra fatta di bergamaschi. Forse anche questo vi ha caricato, è servito a fare gruppo?

“Sicuramente è stato uno stimolo in più. Poi il tempo ha dimostrato che Domenghini aveva tante qualità, che Pesenti avrebbe potuto fare ben altra carriera senza quel grave infortunio, il mio percorso lo conoscete. Poi anche un tecnico, Tabanelli, che ha saputo al momento giusto capire e impiegare chi stava meglio, che è un po’ il segreto di ogni allenatore. Anche spostando in avanti Nielsen e mandando Veneri a coprire su Peirò per impedirgli, con successo, di fare il suo gioco”.

Atalanta sfavorita ma anche Torino un po’ presuntuoso? Che se n’è andato senza rendervi onore alla cerimonia di premiazione. Qualche anno dopo, quando ha incontrato Bearzot o altri granata, come si sono giustificati per quel comportamento?

“Loro presuntuosi sì, se ne sono andati senza un saluto, con la coda tra le gambe. Chiaro che avevano ben altre ambizioni. Io sono stato militare con Vieri e altri sei-sette granata, ma non si è più parlato di quella partita”.

E i tifosi bergamaschi a San Siro?

“Siamo rimasti sorpresi anche noi, è stata un’accoglienza inaspettata. Mai avremmo pensato di trovare a Milano tanti nostri tifosi, allora non si spostavano in migliaia come oggi. Invece chi con campanacci e chi con trombe, con un tifo un po’ rustico, ci hanno sostenuto tantissimo”.

E voi bravi a indirizzare la partita subito dalla vostra parte, un po’ al contrario di quel che è successo all’Atalanta qualche giorno fa, sotto di due gol in tre minuti contro l’Inter…

Sorride, Pizzaballa: “Bravi sì, li abbiamo colpiti a freddo con un gol di Domenghini dopo 4 minuti. Loro pensavano di rimontare facilmente, invece hanno subito il secondo e il terzo gol”.

Ma la tripletta di Domenghini ve l’aspettavate?

“Domingo era un giocatore ancora da scoprire, in quella partita ha avuto gli spazi che piacevano tanto a lui. Giocatore di grande intelligenza calcistica, dal potenziale fisico notevole e l’Inter ha fatto uno dei suoi migliori acquisti. Secondo me quotato meno di quello che avrebbe meritato Angelo, per il suo valore. Poi ha vinto campionati e coppe, la sua intesa con Gigi Riva ha fatto le fortune della Nazionale ma, ripeto: avrebbe meritato maggior considerazione”.

Una partita, quella finale, in cui Pizzaballa non ha dovuto compiere grandi parate.

“In effetti era stata molto più difficile contro l’Inter, che poi avrebbe vinto il campionato, o la Juve. Non ho mai avuto grandi pericoli”.

Perciò, oggi, Pizzaballa ricorda quella finale “quasi come una partita normale, che comunque noi abbiamo affrontato con la carica e l’attenzione giuste. Vero che allora forse le grandi non davano alla Coppa Italia l’importanza che si dà oggi, però era un trofeo che ci siamo meritati, senza discussioni”.

E senza poterlo festeggiare: Papa Giovanni XXIII stava molto male e il 3 giugno è mancato e…voi giocatori come vivevate quei momenti?

“Era una situazione particolare, ognuno vive diversamente, sono reazioni personali. Ma ci siamo resi conto subito, finita la gara, che quelle notizie che arrivavano cominciavano a toglierti quella gioia guadagnata sul campo. Sono emotività personali difficili da spiegare, ma appena siamo saliti sul pullman e abbiamo saputo che il Papa stava molto male abbiamo capito che non era il caso di festeggiare”.

Domenica si chiude il campionato: sarete chiamati, voi vincitori di quella Coppa Italia, per un saluto allo stadio?

“Mah, nessuno mi ha detto nulla. Ormai siamo rimasti in pochi superstiti, Pesenti, Veneri, Domenghini, Mereghetti e io”, conclude Pizzaballa. Che preferisce guardare avanti: “Speriamo che l’Atalanta vinca, un’altra partecipazione all’Europa League sarebbe ancora un gran bel traguardo”.