Logo

Temi del giorno:

Morì in officina a Boltiere: chiesti due anni per l’amministratore delegato della Volvo

Leonardo Scarpellini fu colpito con violenza al torace da una molla idraulica che stava sostituendo. La difesa chiede l’assoluzione per l’imputato

Boltiere. Il pubblico ministero Raffella Latorraca ha chiesto una condanna a 2 anni di reclusione per Giovani Lo Bianco, amministratore delegato della Volvo Group Italia, a processo per la morte di Leonardo Scarpellini, meccanico 24enne del Volvo Truck center di Boltiere. Il 19 gennaio 2017 il giovane morì mentre stava sostituendo la molla idraulica di un camion in manutenzione. Per facilitarne il posizionamento Leonardo utilizzò dell’aria compressa che fece esplodere il componente e lo scaraventò contro il suo torace ad una velocità di 200 chilometri all’ora.

Due i punti fondamentali sulle quali l’accusa ha basato la sua richiesta di condanna. La prima è la condotta del lavoratore che “giuridicamente può avere una rilevanza tale da escludere e annullare la responsabilità del datore di lavoro solo se l’evento è imprevedibile. Non è certo questo il caso – ha sottolineato il pm -. Leonardo aveva una formazione adeguata, ma ha usato l’aria compressa per sostituire la molla violando la normativa aziendale che escludeva questa procedura. E questa non è una condotta estemporanea, dato che era una pratica conosciuta e utilizzata anche dai colleghi, accertata anche dal preposto che doveva sorvegliare”.

Il secondo punto riguarda proprio questa figura professionale: “Se io datore di lavoro nomino un preposto perché non posso andare in officina, devo assicurarmi che sia adeguatamente formato rispetto alla sicurezza. I due meccanici che ricoprivano questo ruolo al Truck Center di Boltiere non hanno vigilato come dovevano, tant’è che a processo hanno patteggiato. Loro sapevano che i colleghi utilizzavano questa procedura anche se era pericolosa e non rientrava nelle linee guida dell’azienda. Sapevano e non hanno mai detto nulla, non hanno mai nemmeno fatto un richiamo bonario e non hanno informato il datore di lavoro”.

Il difensore di Lo Bianco, Tomaso Cortesi, ha chiesto l’assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste. Il mio assistito vive in Francia, non era presente in officina e non sapeva che i meccanici del sito di Boltiere erano soliti utilizzare l’aria compressa per sostituire le molle dei camion. Tant’è che questa procedura non è inserita nei protocolli Volvo né tantomeno nel sistema Impact presente in tutte le officine del gruppo, al quale ogni meccanico può accedere attraverso un portale per reperire tutte le informazioni e le istruzioni relative ad ogni singola lavorazione sui mezzi. Leonardo Scarpellini aveva ricevuto una formazione adeguata, aveva seguito corsi e un lungo affiancamento da parte di un meccanico esperto. Quindi non c’erano lacune a livello di sicurezza. L’amministratore delegato ha compiuto il suo dovere”.

Secondo il difensore e i consulenti tecnici sentiti in tribunale, Scarpellini non aveva depressurizzato il camion come avrebbe dovuto, prima di sostituire la molla: “Anzi, ha attaccato il circuito dell’aria compressa del camion alla sospensione – prosegue l’avvocato -, che così è esplosa. Gli altri meccanici usavano sì l’aria compressa, ma quella della pistola allacciata alla linea dell’officina, che aveva una pressione ad un livello così basso da risultare innocua”.

In subordine, l’avvocato Cortesi ha chiesto che Giovani Lo Bianco venga assolto con la formula “perché il fatto non costituisce reato, dato che da parte dell’azienda c’è sempre stata una corretta valutazione del rischio, l’obbligo di formazione per i dipendenti, il portale con le procedure accessibile a tutti i meccanici e la nomina dei soggetti preposti al controllo”.

La sentenza il prossimo 11 luglio.