Baby sostenitore dell’Isis fermato a Bergamo: “Isolato durante il lockdown, così si è avvicinato ai Jihadisti”
Secondo gli investigatori progettava un attentato incendiario a Ponteranica. È indagato per associazione con finalità di terrorismo, addestramento, apologia ed istigazione a delinquere aggravate. Il suo avvocato: “Quadro che non corrisponde al vero”
Bergamo. Su una mappa sono disegnate tre croci azzurre stilizzate: bersagli, secondo gli investigatori. Indicano i colli della Maresana, in particolare l’area dove un tempo c’era il ristorante Pighet (oggi c’è un eliporto) e dove c’è la sede della cooperativa Ca’Matta a Ponteranica. Aree boschive, isolate, poco frequentate. Forse è lì che progettava di colpire il minorenne sostenitore dell’Isis fermato nei giorni scorsi dalla Digos di Bergamo e Brescia e dagli agenti del servizio anti-terrorismo.
Questo e altro materiale è stato sequestrato nella casa del 17enne, originario del Camerun e residente nell’hinterland bergamasco insieme alla madre. Materiale riconducibile allo Stato Islamico, compresi video di esecuzioni e manuali sull’utilizzo di armi e sul confezionamento di ordigni. Informazioni che, una volta apprese, il giovane diffondeva a sua volte in Rete, esortando altri aspiranti ‘lupi solitari’ a passare all’azione.
Chi indaga ha pochi dubbi: era pronto a commettere un atto incendiario dopo essere stato indottrinato a dovere su Internet; dove le organizzazioni terroristiche non smettono di fare propaganda e proselitismo; dove la predicazione online esercita ancora una pericolosa fascinazione, soprattutto su ragazzi giovani e sensibili. Fragili, facilmente condizionabili.
Eppure, secondo l’avvocato difensore Gabriele Pellicioli, del foro di Bergamo, “il quadro che sta emergendo non corrisponde alla realtà dei fatti. Bisogna però tutelare la segretezza delle indagini in corso, a maggior ragione visto che è interessato un minore, il quale renderà la propria versione certo di chiarire tutti i dubbi”.
Il 17enne è già stato interrogato in sede di convalida. Fonti a lui vicine, cercano di alleggerirne la posizione. Provato dalla prematura scomparsa del padre, durante la pandemia si sarebbe un po’ troppo isolato, allacciando rapporti poco raccomandabili sul web; incappando, in particolare, in una rete di giovani internauti sostenitori del Daesh presenti in diversi Paesi d’Europa e d’America, molti dei quali tratti in arresto nelle scorse settimane.
Del resto, non è una novità: lo Stato islamico avrebbe sfruttato il maggior tempo trascorso online durante il lockdown per intensificare le sue attività per il reclutamento di nuove risorse, arrivando a definire la pandemia come il “Soldato di Allah”.
A quanto pare, il giovane mostrava già un certo interesse nell’approfondire la storia islamica e dei califfati. Studiava da autodidatta, ma avrebbe scelto i canali sbagliati per farlo. L’attaccamento alle proprio radici sarebbe così sfociato nel fanatismo estremista, complice la narrazione anti-occidentale propinata dalle organizzazioni incrociate sul web.
Il risentimento, cresciuto poco a poco, sarebbe germogliato anche tra i banchi di scuola; dove il giovane, diplomato in un istituto privato della provincia, avrebbe più volte espresso la sua “rabbia contro il sistema”, scontrandosi talvolta anche con i professori, da lui percepiti come ostili, xenofobi, razzisti.
Il monitoraggio del 17enne da parte delle forze dell’ordine è iniziato a seguito del suo “rapido processo di radicalizzazione violenta – scrivono in una nota – ed alla pubblicazione sui social di video di propaganda jihadista riconducibili all’Isis”. È ora indagato per associazione con finalità di terrorismo, addestramento, apologia ed istigazione a delinquere aggravate. Proverà a convincere le autorità del contrario.



