Trent’anni dalla strage di Capaci, il liceo Falcone e la mostra della Polizia scientifica
La Polizia Scientifica ha organizzato una bella, anche se brevissima (dal 19 al 23 maggio), mostra allo Spazio Viterbi del Palazzo della Provincia di via Tasso a Bergamo
Se domani “il Piave mormorava” e molti fanti dopo il “passaggio” si preparavano a morire fra le montagne del Triveneto e non solo, martedì 23 maggio, esattamente 31 anni fa, la mafia uccideva con quintali di tritolo.
A farne le spese furono altri cinque servitori dello Stato e tra questi il più famoso è senz’altro Giovanni Falcone. Con lui, è sempre bene ricordarlo, c’erano la moglie (anch’essa magistrato) Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Non bisogna smettere di parlarne per tanti motivi diversi… Il primo è che la mafia non è sconfitta anche se, per fortuna e per ora, non sembra più interessata ad azioni eclatanti come quella di Capaci. Ma ciò non significa che sia meno presente di 30 anni fa: ha solo cambiato faccia o modalità d’intervento ed è forse anche più infiltrata tra le pieghe della nostra vita quotidiana. Il secondo è che già oggi alcuni giovani non sanno più chi fossero Falcone o Borsellino e per quale motivo siano morti…
È anche per questo che la Polizia Scientifica ha organizzato una bella, anche se brevissima (dal 19 al 23 maggio), mostra allo Spazio Viterbi del Palazzo della Provincia di via Tasso a Bergamo. Per parlare di tecnologia al servizio delle indagini ma anche per fare memoria. E così nella mattina di martedì 23 maggio alcuni studenti e soprattutto studentesse del Liceo Linguistico di Bergamo, intitolato proprio al famoso magistrato palermitano, hanno preso parte ad una visita guidata durante la quale, oltre ad approfondire le diverse tecniche investigative utilizzate dalle forze dell’ordine, si sono soffermati insieme ad insegnanti ed agenti a riflettere sulla strage di Capaci e sull’importanza di non dimenticare!






