Per oltre la metà degli imprenditori bergamaschi trovare personale è un’impresa
Tra le principali difficoltà la scarsità delle competenze (61,1%) e orari ritenuti pesanti (33%)
Bergamo. “Entro l’estate presenteremo il nostro Osservatorio permanente del Lavoro”. La conferma è arrivata in coda alla conferenza stampa di illustrazione della seconda indagine congiunturale, sul mismatch tra offerta e domanda di lavoro nelle imprese del Terziario operanti in provincia, condotta da Format Research, per Ascom-Confcommercio.
“Grazie a quello strumento – hanno commentato Oscar Fusini, direttore Ascom, ed Enrico Betti, responsabile area Lavoro Ascom – saremo in grado di rendere strutturali i rapporti tra le migliaia di imprese operanti nel Terziario bergamasco e il mondo delle Scuole”.
E di quanto fortemente sia sentita l’esigenza di un solido collegamento tra i due settori, grazie ad una realtà come l’Osservatorio permanente del Lavoro, si è avuta conferma mentre venivano snocciolati i principali risultati sull’aggiornamento congiunturale (la precedente indagine risaliva allo scorso novembre), relativo al gap tra domanda e offerta di lavoro nel Terziario, in provincia.
Per cominciare: negli ultimi dodici mesi, meno della metà (il 43,1%) del “campione” (701 imprese, di cui 296 del Commercio, 129 del Turismo e 276 dei Servizi) selezionato da Format Research ha cercato nuovo personale (in valore assoluto, circa 8500 realtà imprenditoriali); nella rilevazione di sei mesi fa, invece, la percentuale fu pari al 45%.
Come mai, questa contrazione che, in valore assoluto, equivale a circa una 15ina di imprese, sul totale? “Forse – ha ipotizzato il direttore Fusini – qualcuno, dopo l’entusiasmo per la forte ripartenza economica registrata lo scorso anno, ha dovuto rivedere la situazione”.
La seconda questione, invece, riguarda la percezione delle difficoltà incontrate nel reperimento di nuovi addetti. Fra le poco più di 300 imprese del Terziario che, negli ultimi dodici mesi si sono mosse in questa direzione, poco meno della metà (il 47%) ha risposto di “non aver incontrato difficoltà” (o “assai poche”); problemi, invece, sono stati segnalati dal restante 53% degli interpellati: “abbastanza” per una fetta equivalente al 22,2% e “molte” per un altro 30,8%.
Purtroppo, non avendo lo studio di Format Research indagato nel dettaglio le azioni di ricerca messe effettivamente in atto allo scopo (per esempio: ricorso a piattaforme professionali o ad agenzie specializzate, piuttosto che a modalità fai da te, tipo foglio A4 con su scritto ‘Cercasi Personale’, fissato alla vetrina dell’esercizio o passaparola) risulta difficile attribuire significativi pesi specifici, a quei valori percentuali.
“Sicuramente – concorda il direttore di Ascom – questo è un elemento dirimente. In linea di principio, penso che probabilmente le realtà imprenditoriali con spalle più larghe oltre che forti di brand più noti e più affermati, possano avere intrapreso vie più qualificate, per entrare in contatto diretto con nuovi profili da inserire nelle rispettive realtà produttive”.
Una conferma, parziale, di questa chiave interpretativa emerge dalla lettura delle principali motivazioni addotte per spiegare le difficoltà riscontrate nella ricerca di collaboratori: il 61,1% degli interpellati (quasi 2 su 3, quindi) sostiene di aver incontrato candidati “privi di competenze, abilità ed esperienze in linea con le attese”. Possibile, certo.
Ma, viene da chiedersi: agli intervistati, sarà stata posta anche una domanda del tipo: “Le avete inequivocabilmente e chiarissimamente esplicitate competenze, abilità ed esperienze richieste, prima del colloquio?”.
Probabilmente, chi si è mosso seguendo iter professionali lo avrà quasi certamente fatto; chi invece si fosse limitato ad appendere un generico foglio A4 alla vetrina del proprio negozio, assai probabilmente avrà riscontrato al primo incontro l’inesistenza di quegli elementi, ritenuti indispensabili per cominciare una qualsivoglia collaborazione
Idem, per la seconda difficoltà fatta emergere dalla ricerca: “Orari di lavoro ritenuti pesanti”.
Un imprenditore su tre, infatti, ha riscontrato questo elemento ricorrente, tra gli aspiranti candidati con cui ha avuto a che fare. Anche in questo caso, vale il ragionamento fatto prima. Se un imprenditore esplicita tutto per bene fin dall’inizio, difficile che successivamente emergano ‘incomprensioni’.
Compresa la delicata e spinosa questione RAL (retribuzione annua lorda). Ancor oggi, assai pochi datori di lavoro, nonostante i recenti obblighi di legge, sono disposti a mettere nero su bianco l’ammontare del salario (minimo) che sono disposti a riconoscere ad un aspirante dipendente.
E se non lo si fa anticipatamente, in totale trasparenza, è da mettere in conto, poi, che un imprenditore su cinque, risponda che “i candidati considerano la retribuzione insufficiente”.
Visto che, alla domanda sulle difficoltà di reclutamento, c’era la possibilità di fornire più risposte, dopo le tre più gettonate, seguono: Concorrenza di altre imprese alla ricerca di personale con caratteristiche analoghe a quelle cercate dalla nostra impresa (16,2%); Mansioni e tipologia di lavoro ritenute poco attrattive dai candidati (15,1%); Posizionamento di immagine dell’impresa poco appetibile sul mercato del lavoro (8,4%); Eccessiva distanza tra il luogo di lavoro e l’abitazione del candidato (5%) ed, infine, Politiche di welfare e benefit per i lavoratori, considerati insufficienti (1,5%).
Ed è proprio per creare un punto di riferimento in questo importante settore, che la nascita di un Osservatorio ad hoc (peraltro già annunciata come imminente a fine novembre scorso, vedi intervista al direttore Fusini, pubblicata il 28 novembre 2022) veda quanto prima la luce.
L’ultimo aspetto dell’indagine condotta da Format Research sul mismatch domanda/offerta, riguarda l’impatto sul business. Nel novero del 53% degli imprenditori che hanno segnalato difficoltà (abbastanza e molte) nel cercare nuove personale, più del 30% lamenta, tra gli effetti collaterali: l’impossibilità di impegnarsi nell’introdurre servizi innovativi a favore dei clienti mentre un altro 24% abbondante sostiene di aver subito riduzioni dei ricavi. Un altro 13% scarso sostiene che non avendo potuto incrementare l’organico ha avuto ripercussioni sull’ampliamento delle attività, mentre un 10,4% ritiene di essere stato costretto ridurre gli orari di apertura dei propri esercizi.
Una situazione senza dubbio complessa. Che quanto meno va affrontata e avviata a soluzione. In caso contrario, c’è il rischio, come lamentato dal direttore Fusini che “il differenziale riscontrato tra domanda e offerta di lavoro, nelle imprese del Terziario, assuma i connotati di un problema strutturale, più che temporaneo”.


