In concorso
Le Retour, ricordi che affiorano e origini da ricercare per una famiglia corsa
È severa anche se un po’ caricaturale la denuncia delle incoerenze dell’alta borghesia parigina, efficaci le scene che ci dicono come e quanto pericolosamente si diverte la gioventù, interessante la relazione tra Jessica e l’amica Gaia, fonte di scoperta e trasgressione, inquietante il razzismo che serpeggia e la reazione dell’orgogliosa Farah, ma è soprattutto la dinamica tra le due sorelle e tra loro e la madre che suscita il nostro plauso perché genuinamente trasmessa in tutte le sue contraddizioni, risate, sofferenze
dalla nostra inviata Paola Suardi
Titolo: Le Retour
Regia: Catherine Corsini
Un film con: Virginie Ledoyen, Denis Podalydès, Esther Gohourou, Aïssatou Diallo Sagna
Genere: Drammatico
Nazione: Francia, 2023
Kheìdidja torna in Corsica per prendersi cura dei bambini di una ricca famiglia parigina durante l’estate; sono con lei le due figlie adolescenti, l’assennata Jessica di diciannove anni e Farah, allegra, esuberante, un poco turbolenta, poco più che quindicenne. Tutte e tre hanno lasciato l’isola quindici anni prima in circostanze tragiche che ci vengono svelate nel corso del film. Per la madre sarà l’occasione per lottare contro i ricordi che riaffiorano, per le figlie per conoscere meglio le loro origini – il padre defunto era corso – e misurarsi con nuovi ambienti, relazioni, tentazioni. Per tutte e tre l’isola porterà con sé una nuova consapevolezza di chi sono e di cosa fa di loro una famiglia.
La regista, corsa, ci conduce con naturalezza dal mondo delle spiagge e dei turisti a quello dell’entroterra – nel villaggio dove vive ancora la nonna delle ragazze -, dal campeggio dove stanno le tre donne alla villa dei datori di lavoro di Kheìdidja; ogni ambiente porta con sé inevitabilmente lo sguardo della regista e il confronto con classi sociali diverse, oppure radici lontane, si riverbera in qualche modo sulle ragazze e sul loro desiderio di riempire tasselli mancanti e andare oltre, crescere. Altrettanto abilmente Corsini ci fa conoscere le ragazze, così opposte e così capaci di intesa, e poi ne rovescia i ruoli, ci mostra le fragilità di Kheìdidja, così materna, affettuosa, gentile, triste. Emerge la complessità di relazioni famigliari presenti e passate, la scoperta di sentimenti di indipendenza che si intrecciano con i vincoli degli affetti. Il film deve molto alle interpreti che recitano in modo fresco e convincente.
È severa anche se un po’ caricaturale la denuncia delle incoerenze dell’alta borghesia parigina, efficaci le scene che ci dicono come e quanto pericolosamente si diverte la gioventù, interessante la relazione tra Jessica e l’amica Gaia, fonte di scoperta e trasgressione, inquietante il razzismo che serpeggia e la reazione dell’orgogliosa Farah, ma è soprattutto la dinamica tra le due sorelle e tra loro e la madre che suscita il nostro plauso perché genuinamente trasmessa in tutte le sue contraddizioni, risate, sofferenze.
Alla fine Kheìdidja scrive un sms inatteso: l’approdo a un’onestà con se stessa scioglie il peso che si porta dentro e segna la svolta per dare nuova forza al rapporto con le figlie.

