Logo

Temi del giorno:

Tenaris Dalmine, 2022 chiuso a 1,5 miliardi e inizio 2023 da record: previsti investimenti per 60 milioni

L’azienda macina numeri importanti, nonostante un contesto geopolitico sfavorevole: attenzione all’ambiente, benessere dei propri dipendenti e formazione continuano a guidare le scelte. Accantonato il progetto di cattura della CO2 insieme a Siad e Saipem, ma al lavoro su tecnologie all’idrogeno

Sulla spinta di un 2022 chiuso con il fatturato più alto degli ultimi 10 anni, vicinissimo al miliardo e mezzo di euro (+62% rispetto al 2021), Tenaris Dalmine si appresta ad archiviare il primo semestre 2023 come il migliore di sempre.

Il sensibile aumento della produzione, sia nella divisione Tubi e Bombole che in quella Acciaio, e il trend positivo nella spedizione dei tubi hanno inciso al rialzo non solo sui dati economici, ma anche sulla forza lavoro: i 2.084 dipendenti di fine 2022, nel giro dei primi quattro mesi del nuovo anno sono già schizzati a quota 2.157 tra gli stabilimenti di Dalmine (1.751), Costa Volpino (149), Arcore (158) e Piombino (99).

Il tutto al netto del fenomeno della rinuncia al lavoro di alcuni giovani nuovi ingressi, un campanello d’allarme che oggi non preoccupa ma che rappresenta il sintomo di una tendenza a livello globale che l’azienda non aveva mai sperimentato. Circa una ventina di nuovi assunti hanno infatti deciso nell’ultimo anno di abbandonare, di certo non per questioni di retribuzione, per la quale la soddisfazione rimane alta e che comprende anche i soliti ricchi premi di produzione: 6.863 euro di media per i quadri, 6.935 euro per gli operai e 7.363 per gli impiegati.

Nonostante un 2022 decisamente complicato dal punto di vista geopolitico, con l’impennata dei prezzi delle materie prime e, di conseguenza, dei costi, Tenaris Dalmine è riuscita a reggere il colpo.

Ancora oggi, con l’incertezza che permane circa la situazione tra Russia e Ucraina e l’alto livello di inflazione, l’azienda è riuscita a redigere un accurato e cospicuo piano di investimenti, beneficiando anche di una forte ripresa dei settori legati all’Oil&Gas, in particolare nella perforazione alla ricerca di idrocarburi e al successivo trasporto: “Dai nostri clienti più importanti vediamo una previsione di livelli di investimento in crescita, soprattutto per i prossimi 3-4 anni – sottolinea il vicepresidente e amministratore delegato di Dalmine Spa Michele Della Briotta – Un panorama che ci conforta e che fa da traino alla nostra produzione e ai nostri servizi. Oltre ai tubi, infatti, stiamo cercando di differenziare un po’ la nostra proposta e l’aumento della ricerca nelle aree complesse e off-shore ci restituisce una tensione positiva. Di contro c’è un rallentamento nell’area europea, con indicatori dell’andamento industriale preoccupanti, che incide in particolare sulla produzione di Arcore, Costa Volpino e Piombino”.

L’impianto toscano, in particolare, è l’unico del gruppo ad aver avuto bisogno della cassa ordinaria, aperta da sei mesi circa, a causa della diminuzione dei volumi: pur avendo avuto un’erosione del carico, reggono invece Arcore e Costa Volpino, mentre Dalmine mantiene un portafoglio ordini importante e solido, con alcune linee che hanno già una prospettiva sul 2024.

Se, come annunciato in precedenza, una parte dei profitti viene re-distribuita ai dipendenti sotto forma di premio di produzione, una grande fetta finisce invece alla voce investimenti.

Da marzo è entrata in funzione la nuova produzione di acciai ad alto contenuto di cromo e durante la fermata di agosto verrà finalizzato l’intervento che consentirà di aumentare la capacità di trattamento termico su tubi di gamma grande (sopra i 406 millimetri di diametro), mentre l’entrata in funzione degli annunciati impianti fotovoltaici per il fabbisogno energetico dei siti di Arcore e Sabbio è slittata al 2024.

Per il nuovo anno, invece, sono sostanzialmente tre i nuovi ambiti di investimento, per una cifra che si aggira attorno ai 60 milioni.

I primi 20-22, raddoppiati dai 10 dello scorso anno, sono destinati agli investimenti ordinari sugli impianti.

Altri 20 milioni saranno investiti a Dalmine per arrivare a una linea unica di aggiustaggio e finitura: più flessibile, moderna ed efficace, sarà ad alta produttività e consentirà di aumentare la gamma dimensionale da 406 a 508 millimetri.

Gli ultimi 18 milioni, infine, serviranno a riorganizzare gli impianti destinati alla filettatura dei tubi per i pozzi petroliferi: su un’unica linea, permetteranno anche di eliminare l’utilizzo di materiali inquinanti sui prodotti, con conseguente beneficio anche per il cliente finale.

Fanno parte invece di progetti a più ampio respiro i programmi di riduzione dell’impronta aziendale, che stanno dando risultati soddisfacenti. Se l’obiettivo dal 2018 al 2030 era quello di ridurre del 30% le emissioni, dopo quattro anni Dalmine è già arrivata a -16%.

Nel percorso di innovazione, oltre alle rinnovabili, ci sono anche biometano e idrogeno, con gli studi condotti insieme a Edison e Snam, ma anche una nuova Sustainable Sourcing Policy destinata ai fornitori, con standard da rispettare anche in tema di responsabilità ambientale.

“Già oggi – evidenzia Della Briotta – Dalmine è l’acciaieria più verde del sistema, esclusi gli impianti in Romania che possono contare sul nucleare. Abbiamo, invece, al momento accantonato il progetto di cattura dell’anidride carbonica che stavamo studiando con Siad e Saipem: siamo arrivati alla conclusione che non fosse risolutivo, perché non stoccava la CO2, e non convenisse dal punto di vista dei costi. Rimaniamo comunque molto attenti al settore della cattura, stiamo monitorando alcuni progetti nazionali in via di sviluppo. In questo ambito vediamo anche parecchio interesse nell’idrogeno e i nostri ‘bomboloni’ sono in grado di stoccarlo anche ad alte pressioni. Un tema che porterà investimenti in Dalmine nei prossimi anni, in particolare per le macchine che li filettano”.

Non solo ambito industriale, però, perché Tenaris Dalmine da sempre è molto attenta anche al tema della formazione, interna ed esterna sul territorio. Per questo altri circa 17 milioni sono destinati alla realizzazione della nuova sede della Fondazione Dalmine: un progetto annunciato 3 anni fa, fermato poi dal Covid, ma che ora ha preso finalmente il via e promette di essere un vero e proprio fiore all’occhiello.

Qui, nella ex foresteria del paese, si prevede che faranno il loro ingresso tra i 18 e i 20mila studenti l’anno, per attività di formazione gratuita sui temi dell’innovazione, del fare impresa e della cultura industriale, continuando a raccontare al territorio la storia di un’azienda che ha con esso un legame indissolubile.

Studenti ai quali nell’ultimo anno sono state erogate 28 borse di studio del valore di 2.800 euro.

“Al nostro interno gli investimenti sulle persone riguardano in particolare la sicurezza, l’ambiente e la salute – spiega Della Briotta – Dal Covid abbiamo imparato una lezione importante, quella della prevenzione e della conoscenza. Da sempre facciamo attività di screening specifica in base alla mansione ricoperta, ma ora abbiamo attivato a livello globale un pacchetto di test gratuiti, predisposto insieme a Humanitas, che i nostri dipendenti possono fare per controllare il proprio grado di salute. Esami che svolgono direttamente nella nostra infermeria e negli ultimi 12 mesi abbiamo già erogato più di tremila controlli clinici e più di 700 visite di counseling”.

“Dopo 10 anni il nostro settore sta osservando solo chiusure in Europa, a partire dal nostro principale concorrente che sta serrando gli impianti ovunque, ad eccezione di uno piccolino che lascerà in Francia, per mantenere quelli in Cina e Brasile – conclude l’ad – Noi non solo continuiamo a stare in Europa e in Italia, che non è esattamente il Paese con i costi della manodopera, dell’energia e della macchina amministrativa, ma siamo convinti di starci e continuiamo a investire, registrando una forza lavoro addirittura più alta rispetto a un decennio fa”.