Festival Pianistico
|Applausi per Colli e la Filarmonica, che hanno tradotto in musica la vivacità della gioventù
La sicurezza e la precisione del pianista bresciano e dell’orchestra diretta da Orizio che si sono esibiti nel fiabesco From My Bookshelf di Shor e nel Concerto per pianoforte e orchestra n.2 op.102 di Šostakovič
Bergamo. L’immaginazione e la vivacità che caratterizzano l’adolescenza, tradotte in musica capace di donare uno sguardo ottimista verso il futuro. Questo il trait d’union della quarta serata bergamasca del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, domenica 14 maggio, che per l’occasione ha visto il pianista Federico Colli esibirsi al Donizetti insieme alla Filarmonica del Festival, diretta da Pier Carlo Orizio.
Una serata che ha visto il pianista bresciano e la Filarmonica confrontarsi con From My Bookshelf di Alexey Shor e il Concerto per pianoforte e orchestra n.2 op.102 di Dmitrij Šostakovič. Due composizioni che vedono proprio nella gioventù il tema comune, tra le fiabe concertate dall’ucraino Shor e un concerto per pianoforte e orchestra che il compositore russo ha ideato per il diciannovesimo compleanno del figlio Maxim. Un confronto russo-ucraino tristemente attuale in questo periodo, che guarda però con speranza ad un futuro di pace nell’anno di Bergamo Brescia Capitale della Cultura, con una doppia riproposizione del concerto (presentato a Brescia sabato 13).
Nella versione da concerto di Mikhail Pletnev, il pianoforte di Colli e i musicisti guidati da Orizio hanno permesso al pubblico di immaginarsi tra le fiabe grazie alla composizione di Shor. Otto movimenti distinti e molto fluidi, con temi semplici e transizioni repentine, che hanno guidato la platea in un emozionante viaggio insieme a personaggi celebri di varie opere letterarie. L’incedere della carrozza di Cenerentola, i triangoli e i tamburelli a sottolineare il doppio tema di Don Chisciotte, l’umorismo e il ragtime di Tom Sawyer (ottima prova di Colli e della Filarmonica), le campane tubolari che accompagnano la delicata atmosfera ecclesiale di Quasimodo, gli accordi brevi e ravvicinati che accompagnano la Regina di Cuori di Lewis Carroll, poi ancora d’Artagnan e il meno conosciuto King Matt the First (dal romanzo di Janusz Korczak), con un’elaborazione maggiore nel finale, fino a Romeo e Giulietta.
La seconda parte si è aperta con un fuori programma che ha visto la Filarmonica presentare il famoso Intermezzo della Manon Lescaut di Puccini, prima di proporre al pubblico il brano più atteso della serata, il Concerto per pianoforte e orchestra n.2 op.102. Scritto durante il periodo sovietico, il concerto di Šostakovič trasmette fin da subito una precisione nella composizione ed uno stile che non si lascia andare a virtuosismi, capace però di infondere allegria, sospeso tra un augurio gioioso al figlio e la rinnovata speranza dopo la fine dello Stalinismo. Il concerto, fin dall’Allegro iniziale, riesce a far fluire i temi tra pianoforte e orchestra, con un tema marziale e sonorità replicate in maniera egregia nel confronto tra Colli e la Filarmonica guidata da Orizio. Il secondo movimento (Andante) vede un organico dell’orchestra ridotto quasi solamente agli archi, mentre il tema suonato dal tocco leggero ed elegante di Colli si snoda attraverso un tema dolce e quasi malinconico. È con l’Allegro finale, però, che il pianista si mostra in tutta la sua sicura precisione del tocco: scale ed arpeggi (ripresi dal compositore russo anche dal metodo Hanon) quasi saltellanti, che proseguono in un crescendo conclusosi con i molteplici applausi del pubblico. Un pubblico omaggiato da Federico Colli nel finale con brani che ne hanno sottolineato, ancora una volta, l’incredibile bravura.




