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Al Festival Pianistico la Filarmonica della Scala, Chailly e Fujita la magia della musica sinfonica

Grande successo per il Concerto speciale del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo dedicato a Capitale Italiana della Cultura. Sul palcoscenico del Teatro Donizetti la Filarmonica della Scala diretta da Riccardo Chailly con il pianista Mao Fujita, talento giapponese per la prima volta al Festival, scrivono una bellissima pagina della storia del Teatro Donizetti

Bergamo. Una serata memorabile, che rimarrà indelebile nella storia del Teatro Donizetti. Giovedì 4 maggio Bergamo ha ospitato il concerto più atteso del sessantesimo Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo. Sul palco la Filarmonica della Scala, diretta da RiccardoChailly, e il pianista MaoFujita. Insieme hanno dimostrato che la magia esiste: cento musicisti sono diventati una cosa sola, uniti da un raro affiatamento.

Una delle orchestre più famose al mondo, fondata dai musicisti scaligeri con Claudio Abbado nel 1982; uno dei direttori d’orchestra più acclamati (Chailly è direttore principale dell’orchestra e direttore musicale del Teatro alla Scala) che mancava a Bergamo dal 2006, quando si era esibito con la Filarmonica della Scala per il concerto in memoria di Gianandrea Gavazzeni; un talento giapponese del pianoforte di ventiquattro anni per la prima volta al festival.

È la tecnica del pianista, di altissimo livello, ad impressionare immediatamente. Fujita si è cimentato con il celebre Concerto per pianoforte e orchestra n.3 di Rachmaninov, prova di grande virtuosismo per ogni pianista. Ha poi ribadito la sua capacità tecnica con il bis, uno studio di difficile esecuzione del compositore Moszkowski (Opera 72, n.11), concesso dopo essere stata richiamato in scena dal pubblico festoso per tre volte.

Ma è con la sua innata sensibilità musicale e naturalezza interpretativa che il giovane pianista è riuscito a conquistare l’orchestra e la platea. Vola sui tasti bianchi e neri con una tale genuinità da far credere che suonare Rachmaninov, per giunta divinamente, sia un gioco da ragazzi e non l’esito di anni di studio.

Fujita ha regnato nella prima parte del concerto, segnata da una fortissima intensità emotiva raggiunta nel secondo movimento (Intermezzo. Adagio) decretando un secondo successo dopo la data bresciana dello scorso 22 aprile.

La Filarmonica della Scala, guidata dal maestro Chailly, ha mantenuto alto l’entusiasmo nel teatro fino alla fine della serata superando una magistrale prova di musica sinfonica. Il programma scelto ha il filo di “Novecento Suite”, titolo dell’edizione 2022 del festival: l’orchestra ha eseguito il “Chant funèbre” di Stravinskij e la Sinfonia n.7 di Prokof’ev, ultima opera del compositore russo. Ovviamente non è mancato il bis, tratto da “L’amore delle tre melarance”, Op. 33, opera lirica di Sergej Prokof’ev.

L’omaggio del Festival Pianistico alla Capitale della Cultura ha segnato questo speciale 2023. Ancora una volta la musica sinfonica conferma il suo sovrannaturale potere: saper emozionare.