Logo

Temi del giorno:

Nicola Viscardi e il trapianto di midollo osseo “per dare il colpo di grazia al linfoma. Essere forti costa fatica”

Il post condiviso sui social: “Le difficoltà non rendono forti, rivelano chi è forte. E le persone forti sono stanche, anche se ce la fanno”

Bergamo. “In questi giorni mi hanno chiesto: ‘ti vedo stra in forma, si vede che stai bene, non capisco come mai come mai tu debba fare l’operazione!'”. Sul momento, dice di avere sempre sorriso. “Lo faccio spesso, come nell’espressione del cartonato (nella foto in alto, ndr) che ho preparato a sorpresa ai ragazzi in negozio, prima di partire per il ricovero in ospedale. Poi ho pensato: è bene che lo rispieghi bene. Ma che lo rispieghi in primis a me stesso, oltre a chi vorrà leggere davvero e capire meglio”.

In post su Instagram Nicola Viscardi, presidente del Distretto Urbano del Commercio di Bergamo e titolare con la famiglia del negozio Foto Ottica Skandia di Borgo Palazzo, racconta la sua personale preparazione al trapianto di midollo osseo, lui che a soli 30 anni ha scoperto di avere un tumore al sangue. E, come ha spesso fatto in questi mesi, ha deciso di condividere la propria esperienza sui social network. Cercando di divulgare e sensibilizzare le persone sull’argomento.

“Anche se fisicamente non sono mai stato così bene come ora in questi due anni di malattia (e, indubbiamente, ne ho passate tante tante: dal catetere, al ricovero lo scorso maggio, ad altre mille cure, effetti collaterali, fatica e ancora fatica) – elenca nel post – per me è fondamentale fare il trapianto da donatore ora, per provare a dare l’ultimo colpo di grazia al linfoma. Il rischio nel ‘non far nulla’ per qualche mese, siccome ‘sto bene’, comporterebbe – se la malattia ripartisse (come è già successo lo scorso maggio) -, di non avere più armi a disposizione per combatterla. E poi, scusate se faccio il signor precisetti, ma basta con sta cosa dell”operazione’. Il trapianto di midollo osseo – spiega – non è un’operazione”.

Niente di chirurgico. “È una re-infusione, quindi tramite flebo, di cellule staminali di un donatore (il soggetto sano) in un ricevente (il soggetto malato) dopo che il ricevente è stato ‘condizionato’, cioè preparato con la somministrazione di chemioterapia e/o radioterapia e denominata di ‘terapia di condizionamento'”. Non è, dunque, un’operazione. Ma “nemmeno una passeggiata”, sottolinea Viscardi.

“Anche se uno ‘sta bene’ fisicamente e magari sta così anche perché è forte, vorrei dire, credetemi, che essere forti costa fatica. E io sono stanco. Certo, penso sia anche normale: essere malati fa schifo e  fa paura. Conosco solo tre modi per reagire alla paura: scappare, negarla, combattere. Questo mi sta succedendo in questo tempo, nel tempo che mi è stato donato, e questa roba ha cambiato inevitabilmente le mie prospettive: probabilmente non avrò mai dei figli miei e non morirò di vecchiaia. Non è vero, come dicono, che le difficoltà rendono forti. No, le difficoltà rivelano chi è forte. Ci permettono di scoprire una forza che non sapevamo di avere. Ma non fortificano, stancano. E le persone forti – conclude – sono stanche, anche se ce la fanno”.

Viscardi lancia da tempo messaggi a sostegno della donazione, come aveva fatto già a inizio aprile. Sabato il 6 maggio sul Sentierone sarà presente Admo per arruolare più giovani possibili al registro nazionale dei donatori di midollo osseo e Cse perché, ricorda l’associazione, “solo 1 persona su 100.000 è compatibile con un paziente in attesa del dono, se quell’uno sei proprio tu e non sei iscritto al registro dei potenziali donatori, il tuo gemello genetico non potrà trovarti ed avere la possibilità di salvarsi”.