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Il Monte Canto, una vetta “orfana” immersa nella storia dell’Isola Bergamasca

È una delle prime vette che si incontrano provenendo dalla Pianura Padana risalendo lungo la sponda orientale del fiume Adda.

Carvico. Dai filari ordinati dei vigneti al verde florido dei castagneti passando per il grigio delle strade bianche.

Sono diverse le immagini che contraddistinguono il territorio del Monte Canto, una delle prime vette che si incontrano provenendo dalla Pianura Padana risalendo lungo la sponda orientale del fiume Adda.

Posta a cavallo fra i territori di Carvico, Sotto il Monte Giovanni XXIII, Mapello, Ambivere, Pontida, Cisano Bergamasco, Villa d’Adda; la cima rappresenta uno dei pochi casi di “monte orfano” in quanto non appartenente ad alcuna catena montuosa.

Con i suoi 710 metri d’altitudine esso svetta sull’intera Isola Bergamasca consentendo a coloro che raggiungono la sommità di godersi il panorama esterno che si estende da una parte sino ai grattaceli di Milano, dall’altra sino al Monte Rosa.

Costituito da formazioni sedimentarie di vario tipo (flysch, arenarie, argille e conglomerati) depositati in ambiente marino fra 90 e 80 milioni di anni fa, il Canto dà vita ad alcune sorgenti che alimentano i torrenti circostanti come il Grandone con il suo affluente Buliga, il Dordo e la Sonna.

monte canto

Un elemento da non sottovalutare che ha consentito alla natura di fiorire come dimostrato dalla presenza di ampi castagneti, piantati in passato, a cui si aggiungono robineti e boschi misti di carpino nero, acero e frassino accompagnati da querce e alcuni imponenti ciliegi.

La mano dell’uomo hanno però cambiato parte del paesaggio complice la realizzazione di una serie di terrazzamenti per le coltivazioni accompagnati da alcuni roccoli un tempo utilizzati per la caccia a cui si aggiungono le numerose contrade che punteggiano la zona fra le quali l’antico villaggio “Canto” ormai quasi del tutto abbandonato.

Per scoprire i segreti di questa cima esistono numerosi percorsi che prendono il via dai diversi versanti del monte fra i quali spicca probabilmente quello di Mapello dove è possibile osservare il Santuario della Madonna di Prada (220 metri), un piccolo oratorio risalente al XIV secolo e contraddistinto da un lungo viale alberato che precede il suo ingresso.

Seguendo il sentiero CAI numero 892 è quindi possibile percorrere le strette strade sterrate che attraversano i campi circostanti e immettersi gradualmente nel bosco risalendo con molta calma verso il cimitero di Fontanella (450 metri) dove, dopo circa un’ora di camminata, si intraprende il tracciato numero 893 in direzione Sotto il Monte Giovanni XXIII.

Un percorso che tocca le aree più amate dal “Papa Buono” che in gioventù saliva lungo le pendici del monte per raggiungere la vicina Torre di San Giovanni e contemplare il suo paese d’origine.

Proprio nei pressi della fortificazione si volta verso destra salendo in maniera più decisa verso la cima e incontrando in particolare il sentiero CAI numero 894 che, seguendo alcuni tornanti all’interno del bosco, conduce nei pressi dei ruderi dell’antico borgo di Canto e unisce prima al percorso 895 e poi all’891 portando l’appassionato di trekking alla vetta dopo poco più di due ore di cammino.

Una piccola croce accoglie l’escursionista, tuttavia per chi avesse le forze di proseguire, esiste la possibilità di giungere nei pressi del cosiddetto “Crocione” (698 metri), un’ampia costruzione in ferro posta rivolta verso la pianura circorstante.

Ponendosi invece sulla via del ritorno verso Mapello è possibile seguire a ritroso il sentiero CAI numero 891 toccando prima la Chiesetta di Santa Barbara (667 metri) e successivamente l’Abbazia rettoria di Sant’Egidio in Fontanella (450 metri), edificio fondato da Alberto da Prezzate nel 1096 e tipico dell’architettura romanica che ospita fra le sue volte il misterioso sarcofago di Teoperga.

Proseguendo lungo il “sentiero panoramico Padre Turoldo” si tocca prima la chiesa dei Cerri degli Alpini (382 metri) dove sono riportati i nomi dei soldati mapellesi caduti durante le due Guerre Mondiali e infine la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo prima di raggiungere la sede di partenza.

Un cammino che, in poco più di quattro ore suddivise su 15 chilometri e 550 metri di dislivello, consente di apprezzare al meglio la bellezza offerta dalle nostre colline e aguzzare lo sguardo verso le Prealpi che appaiono ora più vicine.

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