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A tu per tu con la presidente, in una chiacchierata che si snoda tra la passione per la musica, l’impegno per Armr e per l’Associazione Rosa Camuna

Bergamo. Lei è la Signora del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo. Ma è anche quella dell’Associazione Rosa Camuna, dell’Armr, dell’Associazione del Corpo Palchisti del Donizetti e di moltissimo altro ancora. Donna decisa, moderna e vulcanica, con una storia anche personale alle spalle da far invidia a chiunque, Daniela Guadalupi è prima di tutto un’imprenditrice che ha girato il mondo per la sua azienda, tanto da essere stata insignita del titolo di Cavaliere del Lavoro, oltre che simbolo della nostra città, Bergamo, che l’ha adottata tanti anni fa quando è arrivata dalla Liguria con una laurea in Farmacia in tasca.

Un percorso formativo, quello che appartiene alle sue radici, che sì, come racconta lei, ha scelto di lasciare da parte nonostante avesse avuto la possibilità di continuare la professione con un’attività personale, ma che ha continuato a far parte della sua vita in altra forma. La salute, infatti, e quindi la vita, in tutte le sue svariate forme, sono sempre state al centro del suo pensare e del suo fare, tanto da spingerla a dare vita ad una Fondazione dal respiro internazionale, quella dedita appunto alla ricerca sulle malattie rare, un’istituzione ormai sul territorio, che si occupa e si preoccupa di sostenere lo studio e l’approfondimento destinati a cambiare il corso dei destini delle persone.

Una donna che non si è mai risparmiata e che continua a camminare lungo una strada, quella della vita, che l’ha vista anche intraprendere sentieri innovativi e d’avanguardia per i tempi e per i temi tratti. Fortemente spinta dagli stessi valori che oggi va cercando, ad esempio, con il premio da lei ideato, Rosa Camuna: quelli della lealtà, del merito, della sapienza e della giustizia a tutto tondo. I medesimi che non hanno mai interrotto il suo fantastico viaggio, facendole fare anche giri tanto immensi quanto stupendi, anche e soprattutto nella sua terra. E lei ne va fiera. Giustamente.

Una donna così, elegante, nel suo tailleur dalle tinte azzurro pastello e blu, e colta, ma al tempo stesso estremamente semplice e capace di metterti a tuo agio, dalla quale c’è sempre da imparare. E non solo quando il discorso si sposta nel particolare dei suoi mille interessi, ma anche nel suo modo di fare, nella maniera che ha di parlare, di spiegare le cose, ma anche di farti appassionare ad una materia, come ad esempio quella del festival pianistico, che ai più sembra un mondo tanto e troppo lontano.

Lei è stata, ed è, l’avanguardia, esattamente l’anti avanguardia, come vuole il tema del Novecento che animerà il palco del teatro cittadino con il fiore all’occhiello degli artisti venuti da tutto il mondo per dare voce alle loro sublimi note.

Come è perfetta in ogni dettaglio, dalla collana fino al sorriso, la linea è impeccabile anche nel flusso dei pensieri, anche quando si fanno seri e accorati nel raccontare il dramma della guerra che segna ancora l’oggi, nonostante la modernità dei tempi.

Una donna che, ci svela, ha una gran voglia di restituire quanto di bello, bellissimo, la vita le ha concesso. Il lusso e la fortuna di poter godere appieno di ogni singolo momento, di fare quello che ti piace e ti riesce meglio, di sapere che al tuo fianco, in ogni tua scelta, c’è un marito e dei figli adorati che ti sostengono e ti offrono, su un vassoio colmo di amore e di pazienza, la facoltà di poterti esprimere.

Perché la verità, troppo poco espressa nei tempi in cui è consentito, paradossalmente, dire tutto, è che la gratitudine è un valore. Purtroppo, sempre più difficile da trovare. Addirittura, a volte, da scovare. E lei, questa cosa qui, non solo l’ha capita, ma se la porta dietro da anni.

E a questo punto la donna racconta l’altra donna, la stupenda Maria Judina che accompagna la copertina del volume di questa edizione. La pianista che, ascoltata da Stalin, ricevette dallo stesso dittatore un’ingente somma di denaro che immediatamente scelse di donare alla chiesa. Urlato a gran voce il totale disappunto e disgusto per le morti che l’uomo aveva sulla coscienza, finì, nonostante le sue origini ebraiche, per essere risparmiata, ma morì in povertà per l’impossibilità di poter suonare.

Una scelta fortissima, che vuole essere un monito alla volontà di esprimere sempre e comunque le proprie convinzioni, nonostante una vita soggiogata da un regime dominato dal terrore. E, al contempo, è una risposta alle volontà politiche che hanno impedito, anche, l’arrivo a Bergamo di musicisti di fama internazionale, di matrice russa.

Rappresentare un evento tanto importante quanto atteso, quale è quello del Festival Pianistico, è, per lei, un diletto, un balsamo per l’anima, come racconta, e al tempo stesso anche un grande impegno. Da un lato, infatti, ci sono le aspettative e le ambizioni dei numerosissimi innamorati dei tasti bianchi e neri, dall’altro il desiderio e la spinta a garantire un palinsesto capace di emozionare, ma anche di suscitare nuove e fresche sensazioni, soprattutto verso la linea verde della popolazione.

Una volontà, quest’ultima, che si è tramutata in fatti. Lo dimostra il duraturo matrimonio, felicemente rinnovato, con la Fondazione del Teatro Donizetti, ma anche quello novello con l’università di Bergamo: un sodalizio, una mission e una gerla colma di valori che hanno fatto sì che queste tre grandissime realtà si incontrassero a metà strada, dicendosi un sì infinito, a beneficio dell’arte e dei giovani.

Dunque. Lunga vita al Festival Pianistico, luogo di amori e magia, di sorrisi perduti e ritrovati, di antiche e rinnovate passioni.