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“Non può salire”, ma invece sì: e alla funicolare scatta la rivolta per il cane del bimbo autistico

Aaron non aveva la museruola, ma da regolamento poteva salire: gli addetti si sono messi di traverso, ma l’agitazione delle persone in coda gli ha fatto cambiare idea

Bergamo. Domenica (16 aprile), nel primo pomeriggio, il sole sta irradiando Bergamo. È la giornata ideale per una gita in famiglia: tra i turisti c’è anche Leonardo, 12 anni, insieme ai genitori e ad Aaron, il suo cane Labrador, un vero e proprio compagno di vita, anzi, di più. Leonardo è affetto da una grave forma di autismo: il suo amico a quattro zampe è addestrato per fornirgli supporto, stargli vicino, aiutarlo giornalmente. Da ottobre 2022, quando Aaron è stato accolto a casa – a Varese, anche se la madre, CristinaFinazzi, è nata e cresciuta nella bergamasca a Chiuduno – i due sono inseparabili.

Sono circa le 14.30 quando la famiglia si presenta alla stazione della funicolare di viale Vittorio Emanuele per salire in Città Alta. L’articolo 5 del regolamento di Atb impone ai cani di viaggiare solo con la museruola e con il pagamento di un biglietto singolo. L’eccezione è per i cani guida e i cani da salvataggio. Il conducente può rifiutare l’accesso qualora reputi l’animale una minaccia per la sicurezza dei passeggeri. Non il caso del “mansueto e dolce” Aaron, come lo definisce Cristina: “È un cane d’assistenza certificato secondo le normative approvate lo scorso dicembre. Ha un anno e quattro mesi, è stato addestrato per dare sostegno ai bambini autistici e tutt’ora una volta a settimana si esercita in attività specifiche ritagliate su misura per poter fornire a Leo il massimo supporto”.

I genitori, arrivati già preparati, si recano alla biglietteria mostrando la documentazione del cane e della disabilità di Leonardo. È del livello più grave, il terzo: ha una forma di autismo regressivo che lo ha colto a due anni. “Prima parlava, fino a due anni, poi ha cominciato a isolarsi. Ora pronuncia solo pochi vocaboli”.

L’ultima parola, comunque, è sempre del guidatore: “In biglietteria mi dicono di parlare direttamente con lui. Ci facciamo largo tra la fila chilometrica, c’erano almeno una cinquantina di persone, se non di più. Il controllore ci dice che il cane deve avere la museruola: gli mostro le carte, ma resta fermo sulla sua posizione”. Non era una situazione facile da gestire per i genitori: “L’autismo non permette di stare molto a parlare, bisogna sempre cercare di tenere tutto sotto controllo”. E il ‘no’ sembra inderogabile.

La famiglia, sconsolata, inizia a pensare a soluzioni alternative per raggiungere Città Alta. Fino a quando una persona che si trovava in coda ha alzato la voce: “Qualcuno ha iniziato ad agitarsi: ‘No! Lui deve salire’. ‘Chiamate i vigili’, ‘non è possibile che nella Capitale della Cultura succedano queste cose’, ‘se non salgono loro non saliamo neanche noi’. Li ho ringraziati, gli ho detto di non preoccuparsi”. Poi anche il resto della coda è insorta chiedendo che Aaron potesse salire senza limitazioni. Una solidarietà che ha travolto emotivamente la famiglia, “e fa onore alla città di Bergamo e ai bergamaschi”.

In quel momento si materializza una responsabile di Atb, che si offre di portare i biglietti a tutta la famiglia, Aaron compreso. “Sono rimasta piacevolmente sorpresa, l’errore può capitare a tutti, ma è la solidarietà inaspettata che ci ha commosso”. Leo e il suo fedele compagno di vita hanno potuto trascorrere il pomeriggio insieme: “Da quando è arrivato con noi facciamo camminate lunghissime. Aiuta mio figlio a spostare l’attenzione da sé stesso a qualcosa d’altro: se ne occupa lui, gli da lui da mangiare, lo spazzola. È un grande ausilio”.

“Mi piace sempre dire che Aaron è arrivato da noi con uno zainetto in cui c’erano il suo cibo preferito, la sua palla, il suo collare, ma soprattutto tanta felicità – prosegue – È un cane che ha determinate regole, un impegno forte, trasmette tranquillità. Lui e Leo comunicano perfettamente: anche mio figlio non parla, ma loro due si capiscono in una maniera incredibile, anche nei minimi dettagli. Aaron non sbaglia mai a interpretare la voglia di Leo”.

Nemmeno il nome è casuale: ‘Aaron’ è l’acronimo di ‘Autism Awareness Runs On Dogs’, ovvero ‘la consapevolezza sull’autismo passa dai cani’. Si tratta di un percorso che si sta sviluppando nelle Marche attraverso l’associazione ‘Il Mio Labrador’: “Si occupano di identificare i cani più mansueti, vengono sottoposti ad un addestramento specifico e finalizzato. Per ora ci sono pochi centri attivi, per cui la lista di attesa è di due anni”.

Cristina, da genitore, è impegnata in prima linea anche a livello di rappresentanza in regione Lombardia, anche come portavoce del comitato Uniti per l’Autismo, che raggruppa 54 associazioni lombarde: “Sono tutte esclusivamente fondate da genitori, non c’è niente di pubblico, nonostante la crescita dei bambini autistici. Uno su trentasei è autistico ma questa questione viene demanda al welfare famigliare e non c’è la volontà di cambiare. Molti genitori ci prendono come punto di riferimento avendo vissuto la stessa situazione, perché una volta aver ricevuto le terapie con la diagnosi poi nessun ente pubblico offre effettivi aiuti. Voglio puntare su un concetto di solidarietà e comunanza di destini che dovrebbe risvegliare le nostre comunità locali affinché prossimità e reale interesse per una convivenza delle differenze siano quotidianità. Per tutti”.