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Valleve, Foppolo, Lenna: gli ultimi avvistamenti dell’orso in Bergamasca

Secondo gli ultimi dati a disposizione nel Rapporto grandi carnivori 2021, “sette dei 69 esemplari rilevati sono stati avvistati fuori dal territorio trentino”

L’argomento è di grande attualità, complice l’aggressione costata la vita ad Andrea Papi, il runner di 26 anni trovato morto nei boschi del monte Peller, sopra l’abitato di Caldes, in Trentino Alto Adige.

Secondo gli ultimi dati a disposizione nel Rapporto grandi carnivori 2021 “sette dei 69 orsi rilevati sono stati avvistati fuori dal territorio trentino – M4 in Friuli Venezia Giulia, M46 e M65 in Austria, M68 e M87 in Alto Adige, M74 e M76 in provincia di Brescia -, cinque hanno gravitato anche in province limitrofe”.

A Bergamo l’ultimo avvistamento comprovato risale al 2016, quando appena finito il periodo di ibernazione un orso era stato ripreso da una fototrappola a Valleve, in alta Val Brembana. Nel 2017, segni di presenza e avvistamenti diretti facevano ipotizzare la presenza di un paio di individui tra le Orobie e la Valtellina, ma nessun campione era stato geneticamente identificato.

Nel settembre 2021 era stata ritenuta attendibile la segnalazione di un cacciatore sul Monte Arete, a Foppolo. L’uomo, nonostante si trovasse ad alcune centinaia di metri, ha detto di avere visto l’animale grazia al binocolo. L’orso si sarebbe chinato per cogliere il cibo da alcuni arbusti e poi, terminato il pranzo, sarebbe tornato sui propri passi scollinando nella Val Tartano, in provincia di Sondrio.

Nell’ottobre 2022, invece, un residente di Lenna stava fumando una sigaretta sul balcone quando ha notato le cime degli alberi muoversi e udito un verso strano. Essendo un cacciatore, aveva detto di riconoscere il bramito del cervo, che in quel momento dell’anno è in amore ed è solito emettere vocalizzi per dimostrare la sua forza e conquistare l’harem delle femmine. Secondo lui, però, quello era un ruglio, il verso dell’orso. Eventualità che non era stata esclusa nemmeno dai carabinieri forestali.

Il Gruppo Grandi Carnivori del Club alpino italiano (Cai) ha atteso qualche giorno prima di esprimere le proprie considerazioni in merito alla tragica morte del giovane Andrea Papi. “Lo abbiamo fatto – si legge in una nota – per evitare di esprimere considerazioni che potessero essere frutto di reazioni emotive e nel rispetto di Andrea e dei suoi familiari ai quali siamo vicini in questo momento di grande dolore. Purtroppo, anche in questa drammatica situazione, abbiamo dovuto rilevare l’ennesima opera di strumentalizzazione, assistendo a una spiacevole ‘rappresentazione’, davvero poco utile. È piuttosto il momento di una dovuta presa di coscienza, non ulteriormente prorogabile, di quanto sia necessario agire per costruire in modo serio condizioni di sicurezza e di reale coesistenza con l’orso e i grandi carnivori in generale“.

Secondo il Cai è necessario un “cambio di passo sulla ricerca e sul monitoraggio, sulla gestione degli esemplari problematici, sulla comunicazione e l’informazione alla popolazione, sulla creazione dei necessari corridoi ecologici affinché gli orsi possano spostarsi anche verso territori vicini altrettanto idonei”.