Cadde in bici e morì sulla strada di Selvino, assolti i due cantonieri della Provincia
Dopo 10 anni dal fatto, il tribunale ha stabilito che l’incidente e il decesso di Pierangelo Gusmini non furono provocati dalle cattive condizioni dell’asfalto
Selvino. Sono stati assolti i due cantonieri della Provincia accusati dell’omicidio colposo di Pierangelo Gusmini, il geometra di 50 anni morto in un incidente il 9 marzo 2013 mentre percorreva la discesa da Aviatico verso Selvino in sella alla sua bici da corsa.
Dopo più di dieci anni da quel tragico avvenimento, si è chiusa la vicenda giudiziaria che vedeva imputati V. C., 59 anni di Costa Serina, e P. G., 60 anni di Selvino. Il fatto non sussiste, secondo il giudice.
L’assoluzione è stata chiesta sia dall’accusa sia dalla difesa, mentre l’avvocato di parte civile Francesco Menini, che assiste la moglie e la figlia di Gusmini, aveva invocato la condanna.
Nessuno era presente nel momento in cui è avvenuta la morte del geometra. Quel giorno era uscito in bicicletta con un amico. Insieme avevano raggiunto Selvino e, intorno alle 12.30, stavano scendendo: il compagno era davanti, Gusmini lo seguiva. Dopo aver affrontato una curva, il ciclista aveva sentito un tonfo ed era tornato indietro, trovando Pierangelo a terra, privo di coscienza, con una profonda ferita alla testa. Morì poco dopo, prima dell’arrivo dei soccorsi.
Dalle ricostruzioni era emerso che Gusmini aveva perso il controllo della sua due ruote, il mezzo si era ribaltato facendolo finire con la testa contro il muretto in pietra che costeggia la strada. Considerata la velocità a cui andava la bici da corsa, all’incirca 40 chilometri all’ora, la botta era stata così violenta da risultare fatale. E il ciclista non indossava il casco di protezione.
I due cantonieri erano stati rinviati a giudizio anni dopo il fatto. Inizialmente la procura aveva aperto un fascicolo a carico di ignoti, poi il pm aveva chiesto l’archiviazione. Alla quale però si era opposta la vedova. Il gip aveva quindi disposto ulteriori indagini ma aveva optato anche lui per l’archiviazione.
L’avocazione alla Procura generale aveva fatto finire i due operai a processo perché si appurasse in quella sede se la caduta di Gusmini fu provocata dalle cattive condizioni della strada nel loro tratto di competenza.
Il giudice Donatella Nava aveva incaricato un perito, secondo il quale le buche sull’asfalto non furono determinanti.
Di tutt’altro parere l’avvocato Menini: “Il perito ha sbagliato, le sue conclusioni sono scientificamente in contrasto con le prove. Gusmini era riverso sopra la bicicletta e sul suo corpo non c’erano abrasioni di nessun tipo. C’era solamente una profonda ferita alla testa, il corpo quindi non ha strisciato sull’asfalto. Se non ci fosse stata la ghiaia e se il manto stradale non fosse stato ammalorato non sarebbe caduto”.
Ci sarebbe poi la negligenza dei due imputati, secondo l’avvocato, che nonostante i ripetuti passaggi su quel tratto di strada non avrebbero segnalato le buche da riparare; la mancanza di cartellonistica che avvertiva della strada dissestata; le condizioni atmosferiche che non avrebbero consentito un rapido deterioramento dell’asfalto.
“La strada era pericolosa? Erano necessari i cartelli stradali? Questo è un tema controverso, ma il perito del giudice, che è imparziale, non ne ha rilevato la necessità”, ha replicato l’avvocato Roberta Zucchinali, difensore di V.C..
“Abbiamo tutti fatto dei grossi sforzi per capire cos’è accaduto, abbiamo capito che la ghiaia, necessaria per il mantenimento stradale e per evitare la formazione di ghiaccio, è stata la causa della caduta di Gusmini. Non è sempre colpa di qualcuno”. Ha dichiarato l’avvocato Emilio Gueli, difensore di P.G.
Il giudice ha concordato: “il fatto non sussiste”.


