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Uccise il vicino, cos’è il disturbo delirante di Silvana Erzembergher: “Non è pentita, è convinta di essere lei vittima”

Le parole in tribunale del legale e del suo consulente: “Vive un’inversione totale della realtà, è del tutto acritica rispetto al fatto compiuto”

Bergamo. Una psicosi. Una forma di delirio cronico basato su un sistema di credenze illusorie, reputate vere indipendentemente dalla quantità di prove contrarie. E che finiscono con l’alterare l’approccio con la realtà di chi ne soffre.

Questa, in estrema sintesi, è la definizione di “disturbo delirante”. Un termine in realtà molto ampio, che può integrare vari tipi di delirio: tra i più frequenti, quello di sospettosità o persecuzione. In pratica, chi ne soffre è convinto di essere vittima di una cospirazione. Di essere spiato, inseguito, molestato. Ciò che ne può conseguire, è una spirale fatta di rabbia e rancore. Talvolta, la persona che si sente vittima può ricorrere alle vie legali, altre ancora alla violenza.

Sulla diagnosi sembrano concordare sia lo psichiatra Massimo Biza (consulente della difesa), sia la collega e criminologa Cristina Colombo del San Raffaele di Milano (chiamata come testimone delle parti civili) nel processo per omicidio volontario aggravato a carico di Silvana Erzembergher, la 71enne accusata di avere ucciso il 28 aprile 2022 a Treviglio il vicino di casa Luigi Casati, ferendo gravemente la moglie Monica Leoni.

Nella consulenza prodotta per l’avvocato Andrea Pezzotta, difensore dell’imputata, Biza ha dichiarato l’anziana incapace di intendere e volereal momento dell’omicidio (alla stessa conclusione era giunto Giacomo Francesco Filippini, consulente dell’accusa). Biza, per esempio, ha parlato delle “allucinazioni uditive” di cui soffrirebbe Erzembergher. “In carcere – ha fatto notare lunedì mattina in Corte d’Assise – sentiva ancora suonare il campanello del suo appartamento”. Lo stesso campanello che era convinta suonassero i vicini di casa, impedendole così di dormire.

Non solo, all’interno della Rems di Castiglione delle Stiviere, nel Mantovano (dove è stata trasferita poiché considerata socialmente pericolosa) sarebbe apparsa ancor più “incattivita” nei confronti delle vittime. Nella sua mente sembra esserci “un’inversione totale della realtà“, che la renderebbe “totalmente acritica rispetto al fatto che ha compiuto”, ha detto Biza. Tant’è che la 71enne non avrebbe manifestato “alcun segno di pentimento o ravvedimento, nemmeno a scopo difensivo – come aggiunto dall’avvocato Pezzotta -. Tutt’ora si reputa una vittima. Questa è la storia della follia e delle conseguenze tragiche a cui può portare”.

“Dal punto di vista diagnostico sono d’accordo – ha premesso alla Corte la dottoressa Colombo -. Il disturbo delirante può essere una patologia molto subdola. Per anni si focalizza su pensiero, su un’idea delirante specifica. E se non la si va a toccare, la persona può apparire assolutamente normale”, senza per forza manifestare agli occhi degli altri comportamenti strani o bizzarri. L’esperta ha però avanzato un dubbio: “Non so se la decisione di sparare abbia un nesso stretto con la diagnosi. Il disturbo delirante non compromette la libertà di scelta”. Se c’erano problemi – è il suo ragionamento – poteva rivolgersi alla polizia, magari cambiare casa. “La scelta di sparare è influenzata dalla patologia, ma non si può dire che ne sia stata determinata al cento per cento”.

L’avvocato di parte civile, Federico Merelli, si è inoltre soffermato sulla “lucidità” con cui Silvana Erzembergher avrebbe compiuto il gesto. “Ha aspettato che il signor Casati uscisse di casa alle 7,30 del mattino. Poi gli ha sparato tre colpi alle spalle, tutti mortali, ed un quarto alla gamba. Quando arriva la moglie, non la uccide per miracolo. Spara tre colpi alle spalle, di cui uno potenzialmente mortale. È senz’altro lucida nell’esecuzione, se non nella motivazione” che l’ha spinta a uccidere.

Anche sulla base di queste osservazioni le parti civili (che non poterono partecipare alla consulenza disposta dal pm Guido Schininà subito dopo l’omicidio) avevano fatto richiesta per un’ulteriore perizia. La Corte, presieduta dal giudice Giovanni Petillo, ha però deciso di non disporla, ritenendo sufficienti le tre consulenze tecniche già prodotte: due giunte alla conclusione che l’anziana fosse incapace di intendere e volere al momento dell’omicidio del 61enne vicino di casa. La Corte, dunque, sembra orientata verso una non imputabilità della Erzembergher, che dovrebbe restare in una struttura come quella di Castiglione. Il 9 maggio, forse, il verdetto definitivo.