Operaio di 24 anni morto alla Volvo, il tecnico: “Molla esplosa per la pressione del circuito del camion”
Il consulente della difesa: “Bisognava depressurizzare prima di sostituire il componente. Lo dicono anche le procedure”
Boltiere. Il problema non sarebbe stata l’aria compressa in sé, ma il livello di pressione del circuito dell’autocarro, che ha sovraccaricato la molla ad aria provocandone il collasso e facendola esplodere contro il torace di Leonardo Scarpellini, meccanico di 24 anni. Questa è la ricostruzione dell’infortunio sul lavoro costato la vita al giovane dipendente del Volvo Truck Center di Boltiere, avvenuto il 19 gennaio 2017. Almeno secondo Marco Boniardi, professore del dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano e consulente della difesa. Che sottolinea: “Se il circuito del camion fosse stato depressurizzato, l’incidente non sarebbe avvenuto”.
Nel corso dell’udienza di martedì 28 marzo del processo a carico di Giovanni Lo Bianco, amministratore delegato di Volvo Group Italia, il tecnico ha esposto la sua relazione focalizzandosi su alcuni punti.
“La molla ad aria ha tre parti metalliche, un piattello superiore, una parte inferiore e un pistone. Sulla parte superiore è ben visibile un alert, una targhetta scritta in inglese che indica delle raccomandazioni per il montaggio e avverte di non gonfiare la molla, o meglio, non pressurizzarla, altrimenti può provocare gravi danni”, ha spiegato il consulente.
Ha poi illustrato il procedimento previsto dalla procedura di Volvo per la sostituzione di questi componenti, ovvero l’operazione che quella mattina stava effettuando Leonardo Scarpellini. “Se voglio sostituire una molla ad aria devo prima sollevare il telaio dell’autocarro dall’asse per avere lo spazio necessario ad operare, depressurizzare e poi inserire dei martinetti fissi (delle specie di crick) per tenere sollevato il telaio”.
Secondo il tecnico la vittima non aveva depressurizzato il circuito del mezzo, ma aveva adottato una procedura più veloce, anche se più pericolosa. “Scarpellini, secondo la mia interpretazione, ha preso il tubo del circuito secondario e lo ha piegato creando una strozzatura probabilmente con delle fascette: in questo modo la parte interna del circuito resta in pressione mentre la parte interessata dalla sostituzione si depressurizza, consentendo di cambiare la molla. Poi basta togliere la fascetta per far tornare l’intero circuito in pressione. La vittima aveva già cambiato due molle sullo stesso mezzo con questo sistema”.
Cos’è andato storto? Perché la terza è esplosa? “La molla nuova è chiusa e per inserirla bisogna agganciarla al telaio e poi allungarla per agganciarla anche all’asse – ha continuato il consulente -. Qualcuno lo fa a mano, ma è molto faticoso, altri meccanici invece utilizzano la pistola ad aria compressa, che ha una pressione molto bassa e non è controindicata per questa operazione: infilano l’aria nella molla, questa si allunga consentendo loro di farla collimare con il braccetto della sospensione. Scarpellini non ha depressurizzato il circuito dell’autocarro e, quando ha tolto la fascetta, la linea è tornata in pressione, la molla si è allungata di colpo e si è separata in due parti: l’estremità inferiore ha colpito il meccanico in pieno petto”.
Secondo Boniardi il livello di formazione di Leonardo Scarpellini era adeguato: “Aveva svolto 11 corsi di base e specifici e 289 ore di affiancamento con un meccanico esperto”.
Il pubblico ministero Raffaella Latorraca ha chiesto al consulente: “Come fa a dire con certezza che l’aria compressa utilizzata da Scarpellini provenisse dall’autocarro e non dalla linea dell’officina?”. “Perché la linea dell’officina è collegata ad un riduttore di pressione e non avrebbe causato alcun danno, mentre la linea del circuito del mezzo non ha nessun dispositivo di questo tipo e la pressione è alta”.
“Ma c’è una prova concreta che Scarpellini abbia adottato la procedura che ha illustrato lei?”, ha chiesto al tecnico l’avvocato della parte civile. “Solo mantenendo in pressione il circuito del camion la molla si può spezzare in quel modo”, ha concluso Boniardi.
La prossima udienza, per le conclusioni di accusa e difesa, è fissata per il 30 maggio.





