Discorsi del caminetto
|Nadia Ghisalberti: “Bergamo vive di cultura partecipata e costruita grazie al fare rete”
La Signora di Bergamo Brescia Capitale della Cultura si racconta tra emozione, orgoglio, passioni personali. E non manca una stoccata a chi diffida del progetto della nuova Gamec
Bergamo. Ha il merito, tra i tanti, di aver concesso alla cultura, intesa nella sua forma più ampia possibile, di diventare strumento di avvicinamento vero ai cittadini, rendendola, di fatto, accessibile a tutti. Tante volte, infatti, si sente dire, e a ragion veduta, che l’arte, grazie alle sue mille sfaccettature, ha il compito, il dovere e il merito di essere ponte tra i popoli, collante tra la gente, balsamo per l’animo, di avere valenza terapeutica, di essere viatico per lo spirito.
Purtroppo, però, non sempre questo accade. Ancora troppo spesso, infatti, fare cultura risulta difficile, perché l’argomento è tanto affascinante quanto complesso, sentito come una cosa lontana dal fare quotidiano. Una sorta di cibo per gli eletti, distante dalla volontà popolare.
Ecco. Proprio in questo senso sta uno dei valori aggiunti del fare di Nadia Ghisalberti, assessore alla Cultura del Comune di Bergamo: con impegno, passione, perseveranza e lungimiranza, insieme certamente alla collaborazione di quanti si sono spesi per la causa, è riuscita non solo a far tornare a parlare di cultura una città intera, ma anche a farne ri-appassionare, consapevolmente, i cittadini. Lo dicono i numeri, non noi.
Come? In modo semplice e bello.
La sua marca c’è, dappertutto. E complice sicuramente il grande evento che vede Bergamo protagonista, l’elegante assessore della Giunta Gori bis, che fa della misura la cifra del suo operato, ha fatto strike.
Far conoscere i tesori nascosti, illuminare a vista gli scorci e i monumenti che troppe volte passano inosservati, pensare ad un ventaglio di iniziative variegato e ricchissimo, rendere unica la proposta con un palinsesto interamente dedicato ai più piccoli, e molto altro ancora: una dodici mesi che resterà nella memoria collettiva, perché pregna di contenuti per tutti e mai scontati.
La Signora della Cultura a Bergamo, così come l’abbiamo definita in occasione dell’inaugurazione ufficiale al Teatro Donizetti, racconta tutta se stessa attraverso questo momento magico che ha segnato profondamente il suo fare amministrativo e lo fa con un misto di emozione e di orgoglio, ma anche con una sana razionalità, la stessa che le dona quel tocco distintivo e autorevole anche quando non le manda a dire alla minoranza nella polemica sulla Gamec.
Una narrazione, com’è nel suo stile, unica e irripetibile. Di certo c’è che dietro i numeri snocciolati e un calendario studiato in maniera sartoriale e millimetrica, la sua impronta si legge benissimo. E in un connubio vincente di raffinatezza e di garbo, lei si svela ai presenti come quanto di più lontano possibile ci sia dagli stereotipi del classico assessore alla Cultura, quello abbottonato e un po’ impolverito.
Al contrario, è un po’ pop e un po’ rock, per dirla alla Celentano. Una dialettica forbita e strutturata che si accompagna ad un modo di fare “very normal people”, simbolo di una mission volta ad allontanare il concetto vetusto di cultura per fare spazio alla bellezza in tutta la sua moderna normalità.
Orizzonti spalancati dunque su cultura partecipata e costruita facendo rete con i quartieri. Cultura diffusa e popolare, nella sua accezione più benevola. Cultura che parte anche dal basso, ma che tocca picchi di respiro internazionale, in un misto travolgente di innovazione e tradizione. Lo si è visto nel grandioso evento di piazza in occasione dei Nuovi Mille, lo si è visto con la rivisitazione dello spettacolo di Cappuccetto Rosso, lo si è visto con la festa delle luci e lo si continuerà a vedere con la nuova edizione del Bergamo Film Meeting e con Bergamo Jazz.
Ogni fine settimana, a Bergamo, sarà una festa. Per tutti. Come vuole la filosofia di Palazzo Frizzoni che guarda, in simultanea, al complessivo e al particolare. Ergo, via libera ai pensieri sui grandi teatri in città e sui templi della cultura come Accademia Carrara e Gamec, ma sì anche alle note e alle danze nelle vie più periferiche e inaspettate della città.
Non si lascia indietro nessuno. Anche quando si parla di cultura.
Nessuno è escluso da questa grande festa.
E, si badi bene, che non sia solo una parentesi; che la cultura diffusa e profusa nell’anno della Capitale non abbia il respiro “corto” dei dodici mesi, ma, piuttosto, che sia trampolino di lancio per il futuro, tanto da diventare imprinting di un territorio destinato ad arrivare lontano. Come? Sulle gambe dei suoi Nuovi Mille.


