Il sindaco Gori: “L’immigrazione va gestita e governata, perché diventi risorsa e accoglienza vera”
Prima puntata del nuovo format di Bergamonews. Ospite il primo cittadino di Bergamo che parla della vittoria di Schlein, della strage di Cutro e del successo di Capitale della Cultura
Bergamo. Una chiacchierata confidenziale, ma profonda. In poltrona, a fianco di uno splendido camino. Comincia così la prima puntata di “Discorsi al caminetto”, il nuovo format di Bergamonews dedicato alla conoscenza, all’approfondimento, all’analisi e alla scoperta di personaggi politici e non solo. Un debutto in grande stile con protagonista Giorgio Gori, sindaco di Bergamo.
“Sipario”, avrebbe detto il suo carissimo amico Maurizio Costanzo, compagno di una vita nel mondo della televisione, lo strumento principe del fare informazione del quale, entrambi, sono stati maestri.
Un incontro che il primo cittadino ci ha regalato tra i mille impegni, non da ultimo l’inaugurazione del centro piacentiniano, il simbolo di una riqualificazione voluta e cercata, iniziata già durante il primo mandato. Un lavoro, imponente, che ha cambiato il volto alla città e che ha restituito, grazie a uno sforzo corale, bellezza, funzionalità, decoro e vivibilità al cuore di Bergamo.
E la trasformazione è avvenuta per mano di molti, grazie ad un impegno accorato e incessante. Con Gori in prima fila, sempre attore e mai spettatore. Lui che, i ben informati, hanno definito come “l’occhio vigile, sempre attento”.
Eh sì, perché Gori è proprio così. Mentre dal balcone del suo ufficio sbircia che in cantiere tutto proceda per il verso giusto, contemporaneamente, pensa al palinsesto di Capitale della Cultura, invitando A2A a non rendere un unicum la Festa delle Luci, fa ripulire il monumento antistante Palazzo Frizzoni, perché così un cittadino l’ha invitato a fare, trova il tempo di sposare le cause del suo partito, il Partito Democratico, analizza la vittoria di Elly Schlein, inorridisce, politicamente e umanamente, di fronte alla strage in mare a Cutro, e racconta, più in veste di amministratore, il rapporto tra città e provincia.
Uno spettacolo di pensieri e di parole, articolato e vivo, come vorrebbe il migliore dei programmi trasmessi.
Mai uno spot, mai uno slogan, non una pausa. Tutto fila liscio, esattamente così come deve essere. Ed è.
Quindi, ciak, si gira.
E la pellicola, di una ventina di minuti, corre lungo il flusso del presente, senza spazio per i concetti sospesi. A partire dall’elezione della nuova segretaria nazionale Dem. E’ nel suo carattere analizzare i fatti e cercare, anche quando si incassa il colpo, di trovare il lato buono della vicenda. Così si descrive, il sindaco.
E’ vero, dice: Stefano Bonaccini, il candidato da lui sostenuto a suon di “Energia Popolare”, in sintonia per visione, pragmatismo e concretezza, non ce l’ha fatta. Nonostante il favore dei numeri usciti dai circoli. Ma, smaltita la delusione, si va avanti, “per il bene del partito e del Paese”. E “perché queste sono le regole delle primarie”.
E la forma mentale che muove la mano del fare in città, da dieci anni a questa parte, portandolo a guardare dal particolare al complessivo, è la stessa che gli consente di disquisire di un macro contesto che spazia dall’analisi del voto del centrosinistra, alla politica internazionale, alla posizione che il suo partito deve mantenere rispetto al conflitto internazionale, agli aiuti all’Ucraina, fino al ruolo dell’Europa.
L’Europa torna e ritorna nei discorsi di Gori. E’ un pensiero fisso. E il passo è breve perché si finisca a parlare dei terribili fatti di Crotone. Di immigrazione. Inclusiva, come dice lui. “Perché inaccettabili sono i fatti accaduti e inaccettabili sono le parole del Ministro degli Interni che, come ha ben detto Schlein, dovrebbe dimettersi”.
Lo sguardo cambia. E certo non è lo stesso, felice, di quando racconta dell’entusiasmo che ha portato Città Alta ad illuminarsi d’immenso grazie alla “Festa delle Luci”, con la parte più storica e rappresentativa pronta ad ubriacarsi di visitatori e di bocche aperte dallo stupore. O di quello che si interroga sulla quadra che va trovata per gestire i costi della città rispetto ai servizi offerti a tutta la provincia.
No. Lì, quando racconta di uomini, donne e bambini morti in mare, lo vedi che il viso si contrae e il tono cambia completamente. E non è solo per la portata dell’argomento, certamente differente, ma per il fatto che la vicenda lo tocca da vicino. Un tema per il quale vorrebbe poter fare di più. Infatti, la sua, non è solo un’opinione. Piuttosto la ricerca di una soluzione. Come dire, non basta prenderne atto, bisogna fare.
Come? “Il fenomeno va letto e va trovata la soluzione che consenta ai migranti, anche economici, di raggiungere l’Europa con mezzi leciti e sicuri – dice -. Il tutto, mettendo a fuoco il tema demografico, problema annoso nel nostro Paese. E, mentre cerchiamo di mettere in campo tutte le strategie necessarie per invertire una curva che al momento è in discesa, dobbiamo favorire una politica immigratoria lecita, se vogliamo sostenere l’Italia e le sue imprese. Capovolgendo l’idea dell’immigrazione. Che non deve essere vissuta sempre e solo come emergenza, non come cosa subìta, ma come fenomeno controllato. Va governata, programmata, selezionata, portata a favore degli equilibri. Costruita a monte, sugli investimenti fatti nei Paesi d’origine, sulla formazione prima della partenza. Questa è la chiave di una cittadinanza costruita sull’integrazione e sul rispetto. Questa è la visione giusta, e a lungo termine, che si deve avere sul tema. Salvare chi è in mare è sacrosanto, ma, in questo, il partito si deve evolvere”.
E mentre il fuoco scoppietta nel camino, sotto la cenere, la brace arde.
Forse la stessa del mantra dell’inaugurazione di Bergamo Brescia Capitale della Cultura.
Forse la stessa che anima una passione politica che non si spegne mai.


