Bergamo
|Coro ligneo di Capoferri e Lotto: un “Cantiere Vivo” aperto a tutta la città
Il restauro nella basilica di Santa Maria Maggiore, in Città Alta: la restituzione alla comunità di un patrimonio inestimabile grazie al contributo della Mia e di Fondazione Banca Popolare di Bergamo
Bergamo. Un racconto straordinario della Bibbia. Un modo alternativo e altrettanto incantevole di portare la catechesi agli occhi di tutti. Chi ha scelto di intitolare il restauro delle tarsie del Coro ligneo di Giovan Francesco Capoferri e Lorenzo Lotto situato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, edificata nel XII sec. nel cuore medioevale di Bergamo Alta, non ha certo sbagliato quando l’ha definito “Cantiere Vivo”.
E non solo lo è perché è sotto gli occhi gli tutti, accessibile sia nella sua fase di compimento che postuma, diversamente da quanto avveniva prima, solo a mezzo visita, ma perché il racconto è palpabile. Seduto dietro dei pannelli trasparenti che lasciano vedere, comprendere e amare i suoi gesti, anche quelli più piccoli ma straordinari, c’è Luciano Gritti, maestro restauratore bergamasco che dà il nome alla sua Bottega, artefice insieme al suo team del fantastico regalo fatto alla comunità.
Come, del resto, lo sono e lo saranno le stesse tarsie che compongono il Coro ligneo. Lo si vede nel massimo compimento del suo fare, così certosino e raffinato, così paziente e amorevole. Del resto, come dice lui, Gritti, “per me è un onore e un privilegio potermi avvicinare ad un lavoro tanto straordinario quanto unico. Da bergamasco non posso che andarne fiero”.
E mentre lui lavora con tutti i suoi arnesi, e pare essere un pittore, la gente che entra in Basilica (tanti visitatori che varcano la porta del gioiello di Città Alta anche in occasione di Bergamo Brescia Capitale della Cultura) si avvicina curiosa e stupita. E quel che ne esce è un patrimonio immenso, il cui restauro, sostenuto sia dalla Fondazione Mia che dalla Fondazione Banca Popolare di Bergamo, sponsor principale dell’iniziativa, viene restituito alla città e ai cittadini tutti sotto forma di regalo immenso. Un dono che porta con sé anche l’eccezionalità di essere accessibile a tutti. Mica poco. Un cantiere aperto, sì, ma multimediale e interattivo, come racconta Stefano Marziali, Project Manager Smart Puzzle e allestimento ‘Cantiere Vivo’, voluto proprio per avvicinare all’arte e alla storia di Bergamo non solo gli esperti e i cultori della materia, ma anche e soprattutto i giovani.
Avvicinarsi alle tarsie è un po’ un momento mistico e unico, soprattutto se si è accompagnati dalla mano sapiente di Gritti: leggere i racconti dentro i disegni perfetti e rappresentativi, tracciare le linee che hanno mosso le mani dei grandi dell’arte, farsi trasportare dalle sfumature del legno, scoprire i visi dei protagonisti, marcarne i dettagli, rimanere a bocca aperta guardando la cura dei dettagli e al tempo stesso la libertà d’espressione nel comporre anche più scene su un’unica tarsia. Ricostruendo dunque una storia, quella raccontata dalla Bibbia, ma spiegata, come si faceva una volta, attraverso le figure. Solo tre narrano scene del Nuovo Testamento, nello specifico la lavanda dei piedi, l’ultima cena e la preghiera di Gesù nell’orto degli Ulivi, mentre le altre sono interamente dedicate all’Antico Testamento. E non è certo una blasfemia dire che le stesse rappresentano una sorta di grande fumetto contemporaneo, che si può vivere anche grazie agli strumenti dell’era moderna, senza minimamente perdere il loro fascino, la loro storicità e l’eredità che portano con loro.
L’allestimento di pannelli di plexiglass riporta diversi contenuti: testi, immagini e QRcode che permettono sia la visione dei lavori che l’approfondimento di contenuti storici e artistici, legati all’opera e al suo contesto. Sfruttando la superficie delle barriere perimetrali del cantiere, il progetto porta infatti alla creazione di una sorta di ‘diaframma’ trasparente tra l’area del cantiere e il pubblico, capace di mostrare cosa succede all’interno e comprendere ancora meglio la genesi storico-artistica del Coro. Una sorta di zoom che, ad esempio, ti fa scoprire come ci sia solo un corrimano con il volto umano, rispetto a tutti gli altri. È il racconto della metamorfosi, del passaggio da uomo a natura, come del resto racconta lo splendore dell’Albero della Vita.
Ed è tutto stupendo. Immersi in un luogo del cuore, perché la Basilica non può essere altrimenti, ti sembra di non sentire nemmeno il peso dei secoli passati. Realizzate tra il 1523 e il 1555, le tarsie hanno saputo mantenere il loro carattere di naturalezza, la loro interezza in termini di essenza grazie non solo al lavoro scientifico e chirurgico del restauro, che hanno previsto monitoraggio micro-climatico dell’ambiente, campagna di analisi per studiare le tecniche esecutive e le antiche vernici, pulitura svolta con metodi tradizionali e sistemi laser di ultima generazione e il consolidamento e la disinfestazione dell’opera, ma anche la rilettura delle tecniche utilizzate dal Capoferri e dal Lotto.
Un’occasione irripetibile di poter vivere il passato assaporando la modernità del presente. Un’esperienza straordinaria che vale la pena di vivere.

