Bergamo
|Consiglio, l’affondo delle minoranze: “Lo statuto è un manifesto ideologico”
E Danilo Minuti aggiunge (Bergamo Ideale): “Mancano totalmente i riferimenti ai concetti di disabilità”. La replica dell’assessore Marcella Messina: “In commissione la minoranza ha votato compatta per la stesura del testo così come è stato scritto”
Bergamo. Una rivisitazione complessiva dello statuto che ha scaldato gli animi in consiglio comunale. Ad alimentare la discussione, sia il contenuto del testo, considerato politicizzato da parte della minoranza, sia la mancanza di ogni riferimento al tema della disabilità.
Nella serata di lunedì, l’assessore Marzia Marchesi ha così introdotto il tema: “Il testo che vi sottoponiamo per deliberarlo, dopo essere stato approvato dalla Giunta, è stato esaminato ed emendato dalla Commissione Statuto in 13 sedute da fine luglio 2022 a fine novembre dello stesso anno, per circa 16 ore di dibattimento”.
In esame 32 emendamenti, presentati dalla minoranza, rispetto ai primi 16 articoli contenuti nello statuto, 11 approvati e 21 respinti.
“Durante queste sedute sono stati presentati 55 emendamenti, di cui 18 approvati, 9 approvati con modifiche, 23 respinti, 3 ritirati e 2 non discussi. Come si può comprendere c’è stato un confronto costruttivo che ha portato la Commissione a licenziare un testo differente da quello che aveva approvato la Giunta. Di fatto è stata una commissione redigente e non nascondo che sono rimasta sorpresa dei nuovi 84 emendamenti presentati, speravo che il prezioso lavoro della commissione avesse chiarito i dubbi e superato le contrarietà”.
E particolare attenzione agli articoli 11 e 15, in cui si fa riferimento al diritto all’acqua e alla sostenibilità ambientale, tutela e valorizzazione del territorio comunale, evidenziano l’impegno a tutelare l’ambiente per non pregiudicare la qualità della vita e le opportunità delle generazioni future. E al 13, dedicato alla parità di genere, dove si elencano le azioni positive per la realizzazione della parità di genere, mentre nell’articolo 14, che conferma il Consiglio delle Donne come organo istituzionale per promuovere la partecipazione delle donne alla vita amministrativa. Una chiusa con il principio di valorizzazione delle associazioni in sostituzione dell’attuale, nell’articolo 16.
A scaldare gli animi, appunto, i tanti interventi della minoranza, sia da parte di Gianfranco Ceci (Forza Italia) che Luisa Pecce e Stefano Rovetta (Lega), sulla volontà di fare dello statuto un manifesto ideologico e politico, più che un documento dedicato ai cittadini.
E a rincarare la dose ci pensa Danilo Minuti (Bergamo Ideale) che fa notare all’amministrazione comunale come non compaiano mai le parole disabili, disabilità o anziano.
“Il mio appunto è riferito soprattutto all’articolo 5. In tutto lo statuto non ci sono mai le parole e i riferimenti alle persone con disabilità. L’amministrazione ha fatto un cappello introduttivo prettamente ideologico: il genere, a cui vengono addirittura dedicati cinque commi di un articolo, uno alla vocazione europea nel mondo e molto altro. Ma non sono mai citati i disabili o i diversamente abili. Come non sono menzionati gli anziani. E’ chiaro che il discorso è avvalorato dalla sede in cui si sta discutendo, per cui certi temi certo che sono importanti, ma altri ancora di sì, soprattutto se il tutto viene contestualizzato e calato nel reale”.
La replica dell’assessore Marcella Messina: “Io non so se nel 2024 la Giunta sarà di centrodestra o di centrosinistra, ma certamente dovrà avere visione e coerenza. Leggo i nomi dei consiglieri che hanno scelto di votare all’unanimità il documento, in commissione, di cui stiamo parlando ora. Tutti. Credo che la sottolineatura non segua la veridicità dei fatti. E trovo anche importante l’idea di superare la stigmatizzazione delle categorie”.
Rincara la dose l’assessore Giacomo Angeloni: “Politicizzare il testo, definendolo un manifesto di sinistra è come buttare al vento le tante ore dedicate alla commissione che è stata dedicata”.
“C’è stata un’azione poco attenta delle minoranze in commissione statuto – racconta Ezio Deligios (Lista Gori) -, 13 riunioni non sono state sufficienti a sviluppare una meditazione approfondita che evitassero di giungere in consiglio comunale con ben 84 emendamenti. L’osservazione delle minoranze che lo statuto deve essere un documento tecnico è priva di fondamento. Lo statuto rappresenta la norma di più alto livello dell’ente comunale e ben può contenere affermazioni di principio che trovino poi declinazione degli atti amministrativi e regolamentari dell’amministrazione”.
Sonia Coter, Movimento 5 Stelle: “L’idea di non inserire la parola disabilità è stata indirizzata a valorizzare la dignità della persona, non identificandola in un elenco, ma in maniera da favorirne l’inclusione. Anche le persone con disabilità vanno considerate solo come persone, senza etichette. Ed è in questo senso che abbiamo ragionato durante la stesura dello statuto, a seguito, peraltro, di una lunga discussione”.
Chiude la discussione l’assessore Marzia Marchesi: “Venire in aula e far votare il contrario di quanto è stato detto in commissione non lo trovo corretto. Trovo inoltre che la scelta fatta in commissione, su suggerimento della consigliera Coter di non specificare il termine disabilità, ma utilizzare la parola persona coinvolgendo tutti cittadini, fosse giusta e davvero inclusiva”.
Nel corso della discussione, Alessandro Carrara (Lega) rimarca la volontà di garantire una maggiore pluralità al Consiglio delle Donne: “Faccio riferimento all’articolo 14 e ritengo corretto che ne venga valorizzata la possibilità di garantire pari opportunità, senza esclusione alcuna e nel pieno principio democratico di scelta”, facendo chiaro riferimento al no all’ingresso dell’associazione Pro Vita deciso a fine dello scorso anno.
Mentre Giacomo Stucchi (Lega) sottolinea la lungaggine e l’eccessiva complessità dello statuto: “Nessuno mette in discussione i valori fondamentali rappresentato ampiamente nello statuto. Ma meno cose si scrivono, più sono forti e più è facile farli rispettare. Questo soprattutto perché questo documento rappresenta la carta di riferimento di tutti i cittadini”.


