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L'iniziativa

Terremoto in Turchia e Siria, l’UniBg: “Boom di solidarietà per le popolazioni colpite”

La professoressa Flaminia Nicora, prorettrice all'internazionalizzazione dell’Università, traccia una panoramica delle azioni messe in atto

Bergamo. L’Università degli Studi di Bergamo e i suoi studenti hanno dato una bella prova d’impegno e solidarietà per aiutare le vittime del terribile terremoto che ha colpito Turchia e Siria causando distruzione, devastazione e oltre 50mila vittime.

Per rispondere ai bisogni delle persone che vivono nei luoghi colpiti dal sisma è subito partita una “gara della generosità” estesa su scala mondiale. Sono numerose le realtà del territorio che si sono attivate tempestivamente: fra loro c’è l’ateneo bergamasco che fra i suoi iscritti conta 84 turchi e un siriano.

Per saperne di più, abbiamo intervistato la professoressa Flaminia Nicora, prorettrice all’internazionalizzazione dell’UniBg.

Quali iniziative sono state messe in campo per aiutare le popolazioni colpite dal sisma?

Innanzitutto, a nome di tutta la comunità universitaria, il rettore, professor Sergio Cavalieri, ha voluto inviare una lettera di solidarietà ai nostri studenti originari della Turchia e della Siria. Oltre a questa iniziativa dal valore simbolico, sono state organizzate azioni pratiche e concrete, a cominciare dall’apertura di un indirizzo e-mail per raccogliere eventuali segnalazioni, richieste o necessità particolari da parte dei singoli studenti. Inoltre, abbiamo messo a loro disposizione il counseling psicologico, che costituisce un’opportunità per poterli aiutare ad affrontare questa tragedia che ha colpito la loro terra ed eventuali familiari, amici o conoscenti. Chi ne avesse bisogno, poi, potrà usufruire del servizio di tutoring, che in genere supporta gli studenti lavoratori: lo abbiamo aperto a loro pensando che la cosa migliore sia proseguire la propria vita e il percorso universitario risentendo nel minor modo possibile di questa disgrazia.

È stato abbondante anche l’impegno degli studenti, giusto?

Si, la loro solidarietà è stata bellissima. Alcuni studenti turchi volevano avviare una raccolta di beni di prima necessità che avrebbero inviato alla loro terra. Abbiamo coinvolto la Consulta degli studenti per fare un appello a tutta la comunità studentesca a dare il proprio contributo. Hanno inviato una lettera a tutti gli studenti per sensibilizzarli sulla raccolta beni e la risposta è stata molto forte: tanti si sono resi disponibili con entusiasmo per collaborare fattivamente ai banchetti. Considerando che una comunità si vede soprattutto nel momento del bisogno, hanno dimostrato un notevole senso di partecipazione. La loro adesione è stata fondamentale, perché gli 84 studenti turchi e lo studente siriano non sarebbero riusciti a organizzare i banchetti su tre sedi universitarie e per più giorni.

Come sta andando?

Molto bene e sicuramente proseguirà fino al 26 febbraio. Abbiamo potuto aprire diversi luoghi di raccolta che sono stati man mano aggiornati sul nostro sito unibg.it. Tutto si sta svolgendo nella massima trasparenza: l’ambasciata turca ha dato il suo avallo ai nostri studenti in merito alle tipologie di beni da raccogliere.

Gli studenti sono stati un bell’esempio. Iniziative di portata internazionale come questa valorizzano la capacità delle università di unire le persone e abbattere qualsiasi barriera: è quanto avviene anche con gli Erasmus

Progetti come questi sono occasioni per fare rete, conoscersi e condividere progetti. È una parte importante di un percorso educativo e di crescita: l’università non deve essere solo un luogo di studio e preparazione disciplinare ma è fondamentale che offra la capacità di sviluppare un senso di partecipazione alla vita civile e della comunità. Nell’ambito dell’internazionalizzazione, stiamo cercando di moltiplicare le opportunità per i nostri studenti, con maggiori possibilità di recarsi all’estero, conseguire doppi titoli, effettuare esperienze internazionali sotto forma di tirocinio, ricerche per la tesi, summer school congiunte e ideate in collaborazione con altre università. Gli studenti, così, possono crescere in una dimensione internazionale. Negli ultimi decenni è proprio cambiato il paradigma.

In che senso?

Un tempo si pensava che l’internazionalizzazione fosse qualcosa in più accanto al percorso di studi, mentre oggi è di per sé internazionalizzato. Abbiamo un grosso numero di visiting professor, che tengono i corsi, intervengono per una parte di essi e contribuiscono ai loro contenuti. Analogamente, abbiamo studenti iscritti appartenenti a diverse nazionalità.

Per concludere, metterete in atto nuove iniziative per i terremotati in Turchia e Siria qualora ve ne fosse la necessità?

Si, intanto l’e-mail per raccogliere segnalazioni e richieste rimane aperta. Più in generale siamo sempre pronti a dare seguito a eventuali spunti che dovessero provenire dalla nostra comunità universitaria.

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